Il mio capolavoro

Mi obra maestra

ARGENTINA, SPAGNA - 2018
3/5
Il mio capolavoro
Arturo è un mercante d'arte senza scrupoli e ha una sua galleria nel centro di Buenos Aires, una città che lo affascina. Renzo è un pittore socialmente imbarazzante, quasi indigente e solo Alex, un aspirante artista giovane e innocente lo supporta nel suo lavoro. Il gallerista riuscirà ad associarsi ad una potente collezionista internazionale, Dudú, e insieme a lei cercherà con tutti i mezzi di far rivivere la carriera artistica del pittore, ma le cose andranno di male in peggio. Allora Arturo realizzerà un piano estremo e molto rischioso che può cambiare la sua vita per sempre.
  • Altri titoli:
    My Masterpiece
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: MARIANO COHN, JAUME ROURES, FERNANDO SOKOLOWICZ PER ARCO LIBRE, HEI FILMS, INSTITUTO NACIONAL DE CINE Y ARTES AUDIOVISUALES (INCAA), MEDIAPRO, TELEVISIÓN ABIERTA
  • Distribuzione: MOVIES INSPIRED (2019)
  • Data uscita 24 Gennaio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Greta Leo
Capolavori, opere uniche e multiple, copie e copie di copie. Cosa è l’arte contemporanea se non un grande gioco dove a vincere è il più bravo a vendere nonché a mischiare le carte?

E di manipolazioni ne sa qualcosa il gallerista Arturo, affascinante quanto astuto nel coltivare vecchi talenti e nello scovarne di nuovi. Operazione che poco gli riesce quando deve trattare con l’affermato Renzo, quintessenza dell’artista tutto genio e sregolatezza. Quanto l’uno è diplomatico e calcolatore, tanto l’altro irascibile e indisponibile a scendere a patti con il mercato. Nonostante le enormi differenze sono amici per la pelle, e in nome dell’amicizia insieme affrontano l’impensabile.

A due anni di distanza dall’acclamato Il cittadino illustre presentato con successo in concorso proprio a Venezia, Gaston Duprat torna dietro la macchina da presa per realizzare una commedia scritta dal fratello Andrés e questa volta lo fa da solo, spezzando la collaborazione pluriennale con Mariano Cohn.

Non che la separazione pesi molto sul film, che mantiene intatti la leggerezza e il passo ironico che caratterizzavano Il cittadino illustre. Ad essere venuta meno è semmai la profondità dell’opera precedente, in grado di divertire e al tempo stesso far riflettere sul ruolo dell’artista, sulla vecchiaia, sul senso della vita.

Mi obra maestra brilla molto in superficie ma è un dipinto che non nasconde sottotesti, dietro il primo strato di vernice non si trovano insomma colori diversi o figure abbozzate e abbandonate. Non siamo dalle parti di The Square con i suoi molteplici significati, qua gli obiettivi da attaccare sono chiari: i mercanti e gli artisti in vena di prendersi beffe di collezionisti e ricchi investitori.


 

Mondo da cui stare alla larga e tuttavia del quale ridere sentendosene al sicuro lontani. Le battute folgoranti infatti non mancano. Gli scontri tra Arturo e Renzo, i bravi e molto noti in patria Guillermo Francella e Luis Brandoni, sono fuochi d’artificio e compensano ampiamente l’assenza di  complessità.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018).

CRITICA

"Come nell' 'Artista' (2008) e nel 'Cittadino illustre' (2016) , anche nel 'Mio capolavoro' l'argentino Gaston Duprat si occupa di arte ma nello specchio deformante grottesco di paranoia in chi crea e anche in chi compra: c'è il virus sempre. (...) Scontando un po' di folklorismo vecchio stile (l'artista genio e sregolatezza) il film è divertente nel ribaltare situazioni estreme, nel cinismo a grana grossa e nella prova dei bravi attori (Guillermo Francella, Luis Brandoni) impegnati nel vero messaggio: quello dell'amicizia che vince spendendo sentimenti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 24 gennaio 2019)

"(...) 'Il mio capolavoro' non è un giallo, ma un "film di amici" sullo sfondo di una satira del mercato dell'arte (il co-sceneggiatore, non a caso, è il direttore del Museo delle Belle Arti di Buenos Aires). (...) diretto da uno dei due registi del 'Cittadino illustre', un altro film argentino che merita la visita. Meno graffiante di quel che vorrebbe apparire, ma godibile e interpretato da un simpatico duo di attori." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 24 gennaio 2019)

"(...) «Il film - spiega il regista - riflette sulle contraddizioni della creazione artistica e sui limiti dell' amicizia». Ma oltre gli intrecci e il fascino della capitale argentina che fa da sfondo, ciò che s' impone è la qualità umana dei protagonisti. Due amici-nemici, necessariamente complementari." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 24 gennaio 2019)
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