IL MIO AMICO MAC

MAC AND ME

USA - 1988
IL MIO AMICO MAC
Una famiglia di alieni - padre, madre, figlia ed il figlio Mac - viene per caso prelevata da una sonda terrestre e trasferita sul nostro pianeta. Arrivano così negli Stati Uniti: gli alieni, che somigliano ai terrestri, hanno poteri enormemente maggiori, si esprimono a fischi, e per evitare contatti con i terrestri si nascondono nel deserto. Il piccolo Mac, però, si allontana ed incontra in un cottage una famiglia americana. Fra il giovane Eric, che ha 12 anni e vive sulla sedia a rotelle, e Mac nasce subito una forte amicizia.
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY
  • Specifiche tecniche: NORMALE
  • Produzione: R J LOUIS
  • Distribuzione: TITANUS DISTRIBUZIONE (1988) - VIDEOGRAM, NUMBER ONE VIDEO

CRITICA

" 'II mio amico Mac' ('Mac and me') di Raffill, un ex amante degli animali che si è già esposto in prima persona con la fantascienza in 'Philadelfia Experiment', mantiene quel che promette, è tutto prevedibile, banale, rassicurante, anche nel suo nocciolino di morale, e naturalmente si diverte a giocare con la psicologia dei ragazzi (tra loro accoppiati già come fossero adulti) e con gli effetti speciali. Questo 'Mac' è infatti un meccanismo con 87 pezzi in movimento, sembra umano, ricopia spudoratamente 'E.T.' (alcune scene sembrano rimbalzate dal film di Spielberg), ma non riesce ad essere così simpatico. Meglio gli umani, tutti biondi, sorridenti, televisivi e americani." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 16 Ottobre 1988)

"Gli hamburger, i milk-shake, le merendine, i walky cup sono anche un film. Straordinaria (e in parte nuova) l'operazione de 'Il mio amico Mac', film sponsorizzatissimo della McDonald corporation. Mac è il nome di un Et-pupazzo composto da 87 parti mobili (quello doc di Spielberg ne contava 150: e la differenza si vede) ma anche l'affettuoso nomignolo, come è noto non solo ai paninari, della polpettina di carne più mangiata d'America. Il film di Stewart Raffill è poi un veicolo di beneficienza: servirà a raccogliere i fondi per il 'Ronald McDonald's Children's Charities' che si occupa dei bambini gravemente malati. Il mio amico Mac è dunque cinema-fast food che ripercorre, mimandole, le avventure del più celebre eroe spielberghiano: favola di fratellanza e umanità, incontro del terzo tipo e americanismo a stelle strisce, conditi di Ketchup e innaffiati di coca cola. (...) Stewart Raffill dirige con maestria e qualche effetto speciale degno di nota. Lo sponsor ringrazia delle inquadrature quasi subliminali di cui è infestato il film." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 26 Ottobre 1988)

"L'intenzione è nobile e il film oltre a tutto la serve con impegno indubbio: sia, appunto, sul piano della solidarietà, sia, dal punto di vista narrativo e cinematografico, sul piano dello spettacolo con buoni sentimenti. (...) In cifre che, pur tenute spesso sul patetico, non si privano di qualche guizzo ironico, per suscitare nel pubblico infantile cui soprattutto si rivolgono non soltanto candide emozioni, ma anche qualche amabile sorriso. Con gentilezza e con garbo. Fra gli adulti, mi sembra giusto ricordare Christine Ebersole, già intravista in 'Amadeus' e in 'Tootsie'. Qui è la mamma di Eric, l'amico di Mac, e anche se in situazioni non di rado quasi viscerali, evita le sdolcinature: pur non separandosi mai del tutto dal solito personaggio della mamma americana coinvolta da un alieno in circostanze eccezionali. Ma il clichè è questo, chi potrebbe esorcizzarlo?" (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 24 Ottobre 1988)
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