Il male non esiste

Sheytan vojud nadarad

GERMANIA, REPUBBLICA CECA, IRAN - 2020
4/5
Il male non esiste
Iran, oggi. Quattro storie, quattro ritratti della fragilità dell' essere umano di fronte a scelte obbligate e alle responsabilità che ne derivano. Il 40enne Heshmat marito e padre esemplare, è un uomo generoso e accomodante con tutti, ma svolge un lavoro misterioso per il quale ogni notte esce di casa. Pouya ha da poco iniziato il servizio militare e si ritrova subito ad affrontare una scelta drammatica: come obbedire a un ordine dei superiori contro la propria volontà. Javad è un giovane soldato che conquista a caro prezzo tre giorni di licenza per tornare al paese della sua amata e chiederla in sposa. Bharam è un medico interdetto dalla professione, che decide finalmente di rivelare alla nipote un segreto doloroso che lo accompagna da vent'anni. Quattro storie diverse ma inesorabilmente legate che, pur essendo ambientate nella società iraniana, toccano profondamente la coscienza e la storia di ognuno di noi ponendoci di fronte a una domanda alla quale tutti dobbiamo rispondere: al posto loro, tu cosa avresti fatto?
  • Altri titoli:
    There Is No Evil
    Es gibt kein Böses
  • Durata: 150'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: MOHAMMAD RASOULOF, KAVEH FARNAM, FARZAD PAK
  • Distribuzione: SATINE FILM (2022)
  • Data uscita 10 Marzo 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Simone Porrovecchio

Heshmat, marito e padre esemplare, si alza molto presto ogni giorno. Dove va? Impossibile dirlo ai familiari. Pouya non vuole uccidere, ma deve farlo per obbligo di legge.

Il giovane Javad non sa che proporre un anello di fidanzamento alla sua amata non sarà l’unica sorpresa per il suo compleanno. Bahram è un medico che non è in grado di praticare medicina e decide di spiegare alla nipote in visita il motivo della sua vita da emarginato.

Le quattro storie raccontate in Sheytan vojud nadarad (There Is No Evil) offrono variazioni sui temi cruciali della forza morale e della pena di morte, ponendo la domanda centrale su fino a che punto la libertà individuale possa essere espressa sotto un regime dispotico e le sue minacce apparentemente inevitabili.

Mohammad Rasoulof crea un legame narrativo libero tra queste storie, che però sono tutte tragicamente e inesorabilmente connesse. Nel contesto dell’oppressione strutturale, la scelta sembra essere limitata alla resistenza o alla sopravvivenza.

 

Ma con ogni storia bruscamente interrotta, siamo costretti a riflettere come uomini e donne possano trovare il modo di affermare la propria libertà anche in situazioni estreme.

Giornalisti e fan alla Berlinale hanno accolto il film tra le ovazioni. In assenza del regista e critico del regime Mohammad Rasoulof. Rasoulof è stato condannato per il suo precedente A Man of Integrity, un film su corruzione e ingiustizia vincitore del premio Un Certain Regard al Festival di Cannes 2017, e non può lasciare l’Iran.

Con il suo nuovo There Is No Evil, in concorso a Berlino, gli è riuscito un tableaux equilibrato e solido sui dolori e dilemmi di una lotta morale impari tra responsabilità personale e assenza di libertà.

La maestria di Rasoulof questa volta è sottolineata da una camera che scruta con più attenzione, e da più vicino, i volti degli ottimi attori. Un film manifesto ben messo in scena e ispirato. Anche dall’ondata di esecuzioni di prigionieri politici iraniani che ormai sembra inarrestabile.

Amnesty International ha registrato i nomi di quasi 4.500 prigionieri scomparsi durante l’ultima purga, ma alcune stime arrivano a 30.000. Ancora oggi, secondo l’ultimo rapporto internazionale di Amnesty sull’Iran pubblicato il 18 febbraio, “decine di persone vengono giustiziate ogni mese dopo processi iniqui”.

Tra quelli giustiziati l’anno scorso c’erano diversi minorenni. Come riportato dall’Iran Human Rights Monitor, uno dei metodi di esecuzione preferiti dal regime è quello di mettere in scena impiccagioni utilizzando gru edili. La pellicola è già stata venduta in tutta Europa.

NOTE

- ORSO D'ORO E PREMIO DELLA GIURIA ECUMENICA AL 70. FESTIVAL DI BERLINO (2020).

- RASOULOF NON HA POTUTO RITIRARE PERSONALMENTE IL PREMIO AL 70. FESTIVAL DI BERLINO (2020) PERCHÉ AGLI ARRESTI DOMICILIARI A TEHRAN. POCHI GIORNI DOPO LA PREMIAZIONE VIENE CONDANNATO AD UN ANNO DI CARCERE E AL DIVIETO DI GIRARE FILM PER I PROSSIMI DUE ANNI, A SEGUITO DI UNA SENTENZA IN CUI TRE DEI SUOI FILM SONO STATI RITENUTI DI PROPAGANDA CONTRO IL GOVERNO IRANIANO.

- FILM DELLA CRITICA 2022 PER IL SINDACATO NAZIONALE CRITICI CINEMATOGRAFICI ITALIANI (SNCCI).

CRITICA

"Un film duro, ma ricco di umanità, che dimostra la forza morale e culturale di un popolo che continua combattere per la propria libertà attraverso l' arte. (...) La responsabilità individuale e il senso di colpa sono dunque al centro della riflessione del film, un tema universale che suscita domande più che mai attuali." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 03 marzo 2022)

"Attraverso quattro capitoli, ciascuno una storia a sé (...) Rasoulof esplora - e costruisce - diversi punti di vista, che sono altrettante risposte e attitudini, frammenti di una trama sociale in cui nessuno dei personaggi si conosce eppure finisce per incrociare i propri destini.(...)Il tempo è circolare, come in una sorta di ripetizione della «banalità del male» alla quale sembra facile adeguarsi, modellandovi il proprio essere al mondo contro chi invece non accetta, opponendo la linea delle proprie convinzioni. Nel suo racconto morale di cui si intuisce l' urgenza, e dove i sogni di ribellione sono affidati a 'Bella ciao' versione Milva, Rasoulof mette in gioco per primo se stesso, il ruolo dell' artista di fronte a quel sistema, che se fa della propria ricerca uno spazio di resistenza viene condannato all'isolamento. La sua esperienza lo dimostra ma ci dice anche quanto sia importante lavorare per costruire zone di dissenso, un pensiero che rifiuta di arrendersi guardando al futuro." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 09 marzo 2022)

"'Il male non esiste', titolo emblematico per un testo esemplare, strutturato in quattro episodi per altrettanti protagonisti chiamati a interrogarsi sulla responsabilità individuale davanti alla violazione della vita altrui. I quattro personaggi sono inquadrati in storie dal respiro narrativo e formale molto diverso tra loro: Heshmat, Pouya, Javad e Bharam incarnano differenti modi di esprimere il dramma etico di un Paese in primis prigioniero dei propri dogmi e di conseguenza incapace di comprendere a fondo le esigenze morali del singolo.Racconto cinematografico dotato della compostezza estetica e poetica ereditata dalla tradizione narrativa iraniana, Il male non esiste esplode in realtà come una bomba nella coscienza del pubblico, anch'esso interpellato sul senso profondo della libertà individuale nel mondo contemporaneo, e sulla capacità dello sguardo artistico di rivelarne le fragilità." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 12 marzo 2022)

"Il film è molto bello, appassionante, con attori belli e credibili, paesaggi meravigliosi, una serie di improvvise rivelazioni da thriller.(...) La magia di Rasoulof è quella di rendere pacificante, rasserenante il film, assicurandoci che sempre più persone rifiutano leggi criminali imposte da un regime cieco come quello della Repubblica Islamica dell'Iran, dove la pena di morte è ancora largamente applicata.(...) 'Il male non esiste' dura 150 minuti, che scorrono veloci perché è composto da quattro piccoli film, quattro storie diverse, non dalla parte delle vittime della pena capitale, ma di chi è incaricato, obbligato a eseguirla, contro ogni suo principio e capacità, vittima a sua volta di un potere feroce (...)." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 13 marzo 2022)
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