Il labirinto del silenzio

Im Labyrinth des Schweigens

GERMANIA - 2014
2,5/5
Il labirinto del silenzio
In Germania, negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, alcune istituzioni tedesche decidono di portare avanti una cospirazione per occultare i crimini di Auschwitz. Nel 1958, a Francoforte, il giovane Pubblico Ministero Johann Radmann s'imbatte in alcuni documenti che aiutano ad avviare il processo contro diversi militari delle SS che hanno prestato servizio ad Auschwitz. La storia, basata su fatti reali, racconta gli sforzi di questo giovane uomo per assicurare i responsabili alla giustizia.
  • Altri titoli:
    Labyrinth of Lies
    La conspiración del silencio
    Le labyrinthe du silence
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HD, DCP (1:2.35)
  • Produzione: CLAUSSEN WÖBKE PUTZ FILMPRODUKTION, NAKED EYE FILMPRODUKTION
  • Distribuzione: GOOD FILMS (2016)
  • Data uscita 14 Gennaio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Non deve essere stato un anno eccezionale in Germania se il meglio che i tedeschi hanno trovato per farsi rappresentare agli Oscar è una scialba ricostruzione d’epoca sul primo processo contro gli aguzzini di Auschwitz.
L’altra nota di colore è che il candidato in questione, Il labirinto del silenzio, è diretto da un italiano emigrato in Germania, Giulio Ricciarelli, al debutto dietro la mdp. Quella di Ricciarelli, anche sceneggiatore con Elisabeth Bartel, è una messa in scena elegante, dai colori saturi e vivaci come quelli che generalmente associamo agli anni ’50 (quelli dei mélo in technicolor, con una predominanza di toni rossi e verdi), che danno al film un look d’antan vagamente artefatto.
Sotto il profilo visivo ricorda un altro film recente che si è occupato dei postumi del nazismo e della questione del risarcimento, Woman in Gold, anche se dal punto di vista narrativo sarebbe più un sequel di Vincitori e vinti di Stanley Kramer, sul processo di Norimberga. Quello contro i responsabili di Auschwitz arrivò parecchi anni dopo, nel 1960, grazie all’impegno di un giovane procuratore molto ambizioso e parecchio schifato dalla volontà di rimozione di un’intera nazione. Film giusto ma insopportabilmente didascalico.

NOTE

- GIULIO RICCIARELLI E' ANCHE CO-PRODUTTORE DEL FILM.

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: HESSENINVESTFILM, FILMFERNSEHFONDS, BAYERN FFA.

- GIULIO RICCIARELLI È STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2016 COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE.

CRITICA

"Problemi autentici, storie vere, ma si seguono con la stessa trepidazione come se si assistesse a un giallo, coinvolti quasi subito in quello che il titolo tedesco definisce 'il labirinto del silenzio', molto simile a quella omertà che da noi, a volte, impedisce ai processi di raggiungere il loro scopo. Da lodare quasi tutto, dalle musiche alla fotografia e, naturalmente, all'interpretazione." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 16 gennaio 2016)

"(...) Alexander Fehling, phisique e coscienza du role (...). Aprendo un baratro sulla consapevolezza, la connivenza e la memoria della Germania post bellica prima di Norimberga e ispirato allo storico Fritz Bauer, il film è una lezione applicata di civiltà inserita in una macchina poliziesca (...). Dopo lo stupore di toccare con mano complicità naziste in alto, c'è la soddisfazione di un lieto fine processuale che non ci deve far star tranquilli: un film come questo è parte della storia della coscienza." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 gennaio 2016)

"Non un capolavoro, ma un film onestamente didascalico." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 14 gennaio 2016)

"Non sempre padroneggiato, il film tende a scivolare nel mélo e nel cliché: si vorrebbe vedere di più di Fritz Bauer, il grande giudice ebreo che giocò un ruolo chiave nella cattura di Eichmann, e meno delle diatribe sentimentali di Radmann, ma la forza del tema resta vincente." ('La Stampa', 14 gennaio 2016)

"(...) Ricciarelli, bravo nel dar forma al dramma, pur senza mostrare i crimini, anche solo attraverso un volto. Il vero tema è l'obbedienza cieca militare davanti all'orrore di certi atti." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 14 gennaio 2016)

"(...) con la sua regia squadrata e il suo schema da detective story 'Il labirinto del silenzio', abile fusione tra un tema tutt'altro che facile e un impianto narrativo non nuovo ma di sicura presa, sposta su un asse proficuo quanto poco frequentato il cinema sulla Shoah. (...) Con il suo piccolo plotone di personaggi, destinati a entrare prima o poi tutti in conflitto tra loro, Ricciarelli riesce (...) a drammatizzare molto efficacemente l'eterno dibattito sul ruolo e le forme della memoria." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 gennaio 2016)

"'Il labirinto del silenzio' (...) è una grande storia indimenticabile, carica di serena passione, tesa nel ritmo ansioso del thriller dove il giustiziere deve muoversi tra mille ostacoli ma li vince tutti. Lo ha girato Giulio Ricciarelli (...) senza una scena, una foto dell'Olocausto; solo qualche straziata parola strappata ai sopravvissuti (...); solo quelle facce qualsiasi di uomini di mezza età, gli ex aguzzini, tornati cittadini esemplari, che, muti, perdono ogni bonomia in un attimo di consapevolezza della loro ferocia dimenticata. (...) bello, raffinato, il bravissimo attore tedesco Alexander Fehling (...) meraviglioso, dolente Gert Voss (...)." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 5 gennaio 2016)
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