Il Grinta

True Grit

USA - 2010
Stati Uniti, 1870 circa. La 14enne Mattie Ross è determinata a vendicare il padre assassinato a sangue freddo dal codardo Tom Chaney. Dopo aver incrociato il gioviale e ubriacone marshall Rooster Cogburn, lo costringe suo malgrado ad affiancarla nella caccia all'assassino Chaney. I due si spingeranno nei territori indiani, ma sulla loro strada si inserirà un Texas Ranger di nome LaBoeuf...

CAST

NOTE

- REMAKE DEL FILM "IL GRINTA" DIRETTO DA HENRY HATHAWAY NEL 1969 E INTERPRETATO DA JOHN WAYNE.

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE STEVEN SPIELBERG.

- FILM D'APERTURA DEL 61. FESTIVAL DI BERLINO (2011).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2011 PER: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA (JEFF BRIDGES), ATTRICE NON PROTAGONISTA (HAILEE STEINFELD), SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, FOTOGRAFIA, SCENOGRAFIA, COSTUMI, MISSAGGIO E MONTAGGIO SONORO.

CRITICA

"Panorami struggenti, personaggi scolpiti, pistole, cavalli e duelli al sole. 'Il Grinta', remake dell'omonimo western del '69, è ricco di tali e tante fiammate epiche, raffinate citazioni e saette di humour nero da rendere letteralmente estasiasti gli spettatori come noi nostalgici del cinema classico e della sua primigenia solennità. I fratelli Coen, del resto, erano gli unici registi contemporanei in grado di riavvicinarsi con classe e convinzione al romanzo. (...) Naturalmente il valore dell'operazione è strettamente collegato alla prova meravigliosa degli attori, tutti in grado di diventare sullo schermo 'più grandi della vita' come indicava il primo comandamento dell'età dell'oro hollywoodiana. (...) Nulla da invidiare alla pellicola del '69 con John Wayne (...) Con la pertinente complicità della fotografia di Roger Deakins e le musiche di Carter Burwell, 'II Grinta' scavalca le angustie e i complessi dell'immaginario anni Duemila e si riunisce per via diretta ai poemi di Ford, Hawks, Walsh e ai tormentati e rabbiosi neowestern del più giovane e disilluso Sam Peckinpah ('Sfida nell'Alta Sierra'). Si sarà capito a questo punto come il film sprigioni tutta la geometrica potenza - in apparenza un po' statica, in quanto lontana anni luce del frenetico movimentismo dell'odierno blockbuster - che serve a metaforizzare tematiche pregnanti come il rapporto tra giustizia e vendetta, la fine e la rinascita dello spirito di frontiera e, in quest'ultimo senso, l'eterno incontro/scontro tra l'anima americana zelante, espansionista e democratica e quella originaria e pionieristica, anarco-individualista e libertaria." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 18 febbraio 2011)

"Se quello di Hathaway con Wayne era a cavallo della crisi, questo dei Coen è un meraviglioso western che vive di puro cinema, nel rispetto del classico ma di una sconvolgente modernità di stile, con una sceneggiatura da insegnare a scuola. Il cast non fa una grinza: la Steinfeld è una teenager prodigio, Bridges-Damon due assi. Inizio e finale da urlo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 18 febbraio 2011)
"Piacerà a tutti coloro che amano il western e hanno seguito al colmo del gaudio I'iter del film dei Coen. Non solo piaciuto (e parecchio) alla critica (è un gran favorito nella corsa all'Oscar). Ma anche tantissimo (e questo è un dato che ha dell'incredibile) al pubblico Usa. Il film è stato in America un campione degli incassi natalizi (...). E va bene, molti fan del film con John Wayne storceranno (qualcuno ha già storto) il naso. Wayne 'era' Grinta, viveva la parte. Jeff Bridges per quanto bravo la recita solamente. Però riconosciamolo, la vecchia pellicola, pur fatta benissimo, era quasi disneyana nel racconto e nei personaggi. La ferocia del Grinta era solo dichiarata (mai vista) e lo show down finale (...) era plausibile solo per gli under 10. Con i fratelli Coen, si sa, la violenza non è mai bella e gloriosa. Gli scontri sono crudeli, quasi sempre sleali, il discrimine tra la violenza 'buona' e quella 'cattiva' diventa un optional. (...) Fosse vivo Sergio Leone farebbe follie per 'Il grinta' secondo Coen. Non tanto per come raccontano il West (lo stile è duro e secco, lontano dai barocchismi leoniani) per il senso di cupo tramonto con cui l'America chiude la sua fase eroica. Nel film dominano i 'vecchi' ('Grinta' e i fuorilegge, emblemi di un mondo che sta svanendo) ma s'affacciano i giovani. LaBoeuf che porta la civiltà e la legalità. Ma sopratutto Mattie, indifesa nel corpo, ma durissima nella determinazione, l'ambasciatrice di un'America che nel secolo successivo prenderà in pugno i destini dei mondo." (Giorgio Carbone, 'Libero', 18 febbraio 2011)

"Violenza, avventura e delusione questa la storia raccontata sapientemente dai Coen che, attraverso immagini rese seducenti dalla splendida fotografia di Roger Deackins, prendono a prestito le tematiche classiche del genere per parlare dell'America di oggi e ancora una volta della propria personale visione dell'esistenza. Non si può non pensarla così guardando il mondo con gli occhi del vero 'Grinta' della storia, quell'eroina impertinente e sicura, dallo sguardo candido ed innocente che troppo spesso disarmato e malinconico si posa sui cadaveri che una società moralmente degradata e senza amore lascia dietro di sé. Bellissimi i primi piani di questa quattordicenne, reale alter ego dei Coen, che durante il film i due trovano sempre la scusa d'inquadrare, sfiorando quel volto fiero ma ancora morbido dell'adolescenza, unica possibilità in cui i due riscoprono ancora una volta e nonostante tutto il sogno di un mondo migliore." (Alessia Mazzenga, 'Terra', 18 febbraio 2011)

"Fedele al romanzo di Charles Portis più che al film di Hathaway con John Wayne (unico premio Oscar della sua carriera), che i due fratelli di Minneapolis dicono di non aver neppure rivisto. Ancora una volta i Coen riescono a depistare le aspettative. Perché, in fondo, era molto più un western 'Non è un paese per vecchi' questo di 'Grinta'. Dove, nella prima parte, i protagonisti sono impegnati soprattutto in estenuanti contrattazioni. Nel West dei Coen si mercanteggia su tutto e si parla tantissimo. Non esiste accordo, di nessun genere, che non passi per un lungo negoziare dialettico di cui Mattie è incontrastata regina. È lei stessa a farcelo presente quando, nel prologo, la sua voce fuori campo ci informa che a questo mondo nulla è gratuito 'eccetto la grazia di Dio'. E la bellezza del film è proprio nel saper passare da questo a quello e nel saper arrivare alla grazia di Dio raccontando i rapporti tra la ragazzina più tosta del West, l'ormai malandato 'grinta' e LaBoeuf. Quando si diventa una squadra si ha meno bisogno di parlare perché si è protetti dal tocco divino. 'Il Grinta' è commovente e intelligente. Ed è bello, bello. Grandi attori e grandissimi Coen. Che depistano ma non tradiscono mai. (Elisa Battistini, 'Il Fatto Quotidiano', 17 febbraio 2011)
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