Il grande dittatore

The Great Dictator

USA - 1940
Un barbiere ebreo che in seguito a ferite riportate nella guerra mondiale del 1915-18 aveva perso la memoria, dopo molti anni di degenza in un ospedale ritorna nella sua città in Germania dove riapre il proprio negozio. Nel frattempo, però, il dittatore che governa il Paese ha iniziato una feroce lotta contro gli ebrei e il malcapitato deve subire una marea di soprusi. Aiutato da una povera fanciulla sua correligionaria per la quale nutre sentimenti di affetto, il barbiere fa subire spesso ai ridicoli e inumani sgherri del dittatore - tratteggiato con sapida caricatura - dei gustosi smacchi.

CAST

NOTE

- PRIMA PROIEZIONE: 15 OTTOBRE 1940, CAPITOL E ASTOR THEATRES, NEW YORK.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 1941 PER: MIGLIOR FILM, ATTORE PROTAGONISTA (CHARLIE CHAPLIN) E NON PROTAGONISTA (JACK OAKIE), SCENEGGIATURA ORIGINALE E COLONNA SONORA.

- IL 20 DICEMBRE 2002 E' USCITA IN SALA UNA RIEDIZIONE INTEGRALE RESTAURATA A CURA DELLA CINETECA DI BOLOGNA CHE COMPRENDE LE SCENE CON LA "SIGNORA NAPALONI" TAGLIATE IN ITALIA NELL'EDIZIONE DEL 1961 PER NON URTARE LA SUSCETTIBILITA' DI RACHELE MUSSOLINI.

CRITICA

"(...) capolavoro umanista e pacifista di Charlie Chaplin. (...) un pilastro della storia del cinema. (...) Una perla emersa dall'Archivio Chaplin custodito dalla Cineteca di Bologna: già, il grande cinema non muore mai. Accorrete!" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 7 gennaio 2016)

"Torna il gran film antinazista che negli Usa isolazionisti e ancora assai morbidi col Terzo Reich nessuno voleva fare, vuoi per connivenza, vuoi per non peggiorare la situazione degli ebrei (questa era la scusa 'nobile'), vuoi per il timore di un fiasco al botteghino (fu invece fra i massimi successi di Chaplin, che finanziò tutto di tasca propria girando e rigirando per quasi due anni, da inguaribile perfezionista). (...). Da vedere e rivedere, magari con i bambini. Spiegando loro chi c'era dietro Hynkel, dittatore coi baffetti, e chi era Benzino Napaloni, dittatore mangiaspaghetti con moglie impresentabile. Perché quel film parla anche di noi". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 dicembre 2002)

"Ritorna, in copia integrale, il morso di satira del grande Chaplin alle dittature europee che trascinarono il mondo in guerra. (...) La memorabile scena del mappamondo basta a far tornare la voglia di vederlo in dimensioni extra-large. La destra lo tacciò di comunismo, la sinistra di superficialità. Ai posteri l'ardua sentenza. E i posteri siamo noi". (Alessio Guzzano, 'City', 10 gennaio 2002)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy