Il giustiziere della notte

Death Wish

USA - 2018
2/5
Il giustiziere della notte
Paul Kersey è un medico del pronto soccorso di Chicago, la cui vita viene distrutta dall'omicidio della moglie e dalle violenze che riducono sua figlia in coma. Da quel momento Kersey cesserà di esistere e al suo posto subentrerà "Il giustiziere" che, con il suo desiderio di vendetta, andrà a caccia dei criminali che hanno massacrato la sua famiglia. La città comincerà presto a domandarsi se questo vigilante sia un angelo custode o un inquietante mietitore in preda al desiderio di uccidere.
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, POLIZIESCO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Brian Garfield
  • Produzione: ROGER BIRNBAUM PER METRO GOLDWYN MAYER, CAVE 76
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 8 Marzo 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane

Capelli lunghi, espressione sofferente e calibro 32 alla mano. Così nel 1974 Charles Bronson aveva messo a ferro e fuoco New York nel primo capitolo delle cinque avventure de Il giustiziere della notte, per la regia di Michael Winner. Oggi ci spostiamo a Chicago, una città che dal 2015 ha visto un aumento vertiginoso della criminalità. I membri delle gang si massacrano in periferia e gestiscono lo spaccio di quartiere, mentre in centro aumentano le rapine e, quando qualcosa va storto, gli omicidi.


Ne sa qualcosa Paul Kersey (un tonico Bruce Willis), cittadino modello, marito fedele e padre amorevole. Il suo lavoro è salvare vite: fa il chirurgo e, per deontologia, non deve distinguere tra buoni e cattivi. Tutti sono uguali con una pallottola in corpo o quando finiscono sotto i ferri. Nella sequenza iniziale, un poliziotto muore sul lettino della camera operatoria. E subito dopo Kersey cerca di strappare dalla morte il suo assassino. Potrebbe essere un angelo con il camice, fino a quando la violenza bussa anche alla sua porta.

Una notte, tre uomini fanno irruzione nella sua villa da favola. Vogliono rubare soldi, gioielli e orologi, ma la situazione precipita. La bella moglie muore e la figlia finisce in coma. Kersey scopre la sofferenza e non vede la luce in fondo al tunnel. Lo Stato lo abbandona, la foto dell’amore della sua vita finisce sulla lavagna dei casi irrisolti. La polizia non può aiutarlo e non gli resta che farsi giustizia da solo.


 

Questa nuova versione de Il giustiziere della notte mantiene l’anima selvaggia dei primi film, ma non aggiunge nulla alla follia sanguinaria che più di quarant’anni fa animava Bronson. La differenza è che il regista Eli Roth esalta un inutile travaglio interiore, mentre il vecchio protagonista sparava senza porsi troppe domande. Naturalmente Roth spinge l’acceleratore sul sangue e si dimostra ancora una volta il re del torture porn.

In materia di sevizie la sa lunga. Aveva rinchiuso un gruppo di giovani in un ostello vicino a Bratislava in Hostel, per mettere in scena una nuova pornografia del sadismo. Roba da snuff movie, come anche il secondo capitolo (Hostel 2) e il cannibalismo di The Green Inferno. Qui abbassa i toni, ma le teste che esplodono, le ossa che si spezzano e l’onnipresente colore rosso rimangono un tratto distintivo del suo cinema, per la gioia dei più giovani e di chi ama la serie B del grande schermo.


 

La novità rispetto al 1974 è internet, il web, che permette al protagonista di diventare famoso con il soprannome del “mietitore”. La radio, la televisione e You Tube parlano di lui, e si chiedono se serva davvero un vendicatore che si aggira nell’oscurità. Ma lo spirito reazionario resta in secondo piano e forse l’aquila americana, nell’epoca di Trump, avrebbe bisogno di un messaggio di pace.

NOTE

- REMAKE DEL FILM OMONIMO DIRETTO DA MICHAEL WINNER (1974), CON CHARLES BRONSON.

CRITICA

"Invece della fissità di Charles Bronson che 44 anni fa interpretò il ruolo rifiutato da McQueen e Eastwood ecco la fissità di Bruce Willis (...). Traslocando da New York a Chicago, dai 70 ad oggi, mutando professione, il risultato non cambia: Winner era un regista meno trucido di Eli Roth, ma il dettato della giustizia da soli, 'ad personam' resta e purtroppo avrà più fans di ieri. Il primo film divenne una serie sempre meno interessante e più reazionaria, ora il remake, che interessava all'inizio Stallone, è tutto prevedibile. Forse è curiosa la partita a tre con la polizia, il tutto tra penombre metropolitane piene di violenza, ma senza vera suspense." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 8 marzo 2018)

"(...) il film, secondo adattamento di un romanzo di Brian Garfield, è più irritante del precedente (...). Canto in lode delle armi da fuoco e del loro uso per difendere la famiglia, trasforma anche il giustiziere Paul Kersey, da architetto che era, in chirurgo; onde darsi la possibilità di ricorrere a effetti 'gore' del tipo che piace tanto a Eli Roth, fin qui regista di film dell'orrore. La cui direzione, del resto, si riduce a una serie di scene di violenza; per il resto è mediocre e inutilmente integrata con riferimenti ai social-media. Si aggiunga che la costruzione drammaturgica è delle più ovvie e che le varianti introdotte rispetto al prototipo (...) non sono affatto migliorative. Però il film sarebbe soltanto un thriller insignificante per una star del cinema muscolare in declino se non lo rendesse quasi indecente il fatto di uscire in un periodo in cui il dibattito americano sulla circolazione delle armi è più caldo e drammatico che mai." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica - Milano', 8 marzo 2018)

"Il tutto sarebbe, forse, politicamente corretto e attualizzato al dibattito sul controllo delle armi in corso in Usa se il film non fosse scritto in maniera tanto pedestre da Joe Carnahan e diretto con mano tanto pesante da Eli Roth." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 8 marzo 2018)

"Remake della celebre e discussa serie thrilling/poliziesca con Charles Bronson la cui ultima sortita è datata 1994, «Il giustiziere della notte» («Death Wish») promette in partenza di scavalcare gli steccati dei prototipi inalberando la firma di Eli Roth, regista dell'horror estremo e cultore delle sue varianti splatter. Le attese dei fan in questo senso non andranno deluse perché il tema più che mai ambiguo del giustizialismo fai-da-te, pur rimanendo fedele all'impianto originario, ne aggiorna spregiudicatamente gli elementi: tanto da rendere - a confronto della Chicago contemporanea in cui si svolge il film - la NewYork dell'architetto incattivito Bronson una pittoresca metropoli appena un tantino bellicosa. (...) Le novità del personaggio - al di là della nuova professione, un mutamento che serve a introdurre l'allegorico contrasto tra l'uomo che salvava le vite e quello che le stroncherà - stanno nel suo rapporto maldestro con le tecnologie ovviamente impensabili oltre quarant'anni orsono e nel dibattitto instaurato con il fratello (D'Onofrio) sulla liceità etica della discesa in campo del cittadino armato, ma a conti fatti non diremmo che l'opzione drammaturgica dovuta alla sceneggiatura di Joe Carnahan riesca a rimettere in piedi l'operazione. (...) La scommessa di questo film che provocherà nette divisioni ideologiche tra gli spettatori è, invece, quella di conferire un minimo di chiaroscuro sotto forma di percorso psicologico alla performance di Willis, facendone una figura abbastanza lontana dal cinico vendicatore di un tempo: purtroppo, però, pur apprezzando gli intermezzi ironici (...) e qualche sequenza d'azione che va al di là della routine, la mano di Roth si fa sentire ben presto e i propositi pensosi svaniscono nelle previste acmi di sgradevole voyeurismo e sadismi compiaciuti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 8 marzo 2018)

"(...) rifacimento inasprito dell'omonimo film di Michael Winner (1974). (...) È un segno dei tempi che questa vicenda di delinquenza e contro-delinquenza torni ora, sostanzialmente identica, con alcuni aggiornamenti. Il resto di novità lo danno gli effetti speciali, che simulano torture tali da far sbiadire il ricordo delle efferatezze ideate da Vincenzo Cerami e Mario Monicelli per 'Un borghese piccolo piccolo'. La differenza è che Cerami e Monicelli si dicevano sorpresi, anzi sconcertati, degli applausi del pubblico per la vendetta finale: Winner e Roth li cercano." (Maurizio Cabona, 8 marzo 2018)

"Rifare 'Il giustiziere della notte'? Operazione coraggiosa, perché stiamo parlando di uno dei film culto della storia del grande schermo, quasi a perdere per le troppe insidie. Con gli occhi puntati di chi è pronto a distruggerla, perché il mito è tale in quanto unico, inavvicinabile. Eppure, questo rifacimento affidato alla coppia Eli Roth (in regia) e Bruce Willis (come protagonista, meno glaciale e più in chiaroscuro di Charles Bronson) supera l'esame grazie alla mossa intelligente di non copiare pedissequamente l'originale del 1974, ma di rileggerlo, ai giorni nostri, tenendo conto di tutto quello che è accaduto in America, nel corso degli anni. Certo, ci sono le armi e la giustizia fai da te, ma all'interno di una narrazione che sta bene attenta a non trasformarsi in un «manifesto». Anche perché siamo dalle parti di un film di serie B, consapevole di esserlo e senza la pretesa di venir preso sul serio. (...) un protagonista ben differente da quello che impersonava Bronson. Willis non viene dipinto come un «supereroe», ma un uomo roso dal dubbio (non spara senza porsi tante domande come faceva il predecessore) che si deve quasi arrendere alla necessità di riportare un minimo di giustizia. Con tanto di dibattito sulle armi affidato a speaker radiofonici, per non dare l'impressione di un pellicola a senso unico. Certo, ci sono alcune esagerazioni e un paio di scene splatter (non a caso, trattandosi di Roth). Però, la sensazione è quella di un film riuscito, che non ha intaccato il mito." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 8 marzo 2018)
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