Il futuro

ITALIA, CILE, GERMANIA, SPAGNA - 2013
3/5
Il futuro
Due fratelli adolescenti, originari del Cile, vivono a Roma in esilio con i loro genitori. Rimasti orfani a causa di un incidente automobilistico, i due ragazzi iniziano a condurre una vita tra crimine e prostituzione. L'incontro con Maciste, un anziano e non vedente ex divo cinematografico, potrebbe cambiare le loro vite...
  • Altri titoli:
    The Future
    El Futuro
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, HDCAM, (2K), 35 MM
  • Tratto da: romanzo "Un romanzetto lumpen" di Roberto Bolaño (ed. Adelphi, 2013; già pubblicato nel 2005 da Sellerio - coll. La Memoria - con il titolo "Un romanzetto canaglia")
  • Produzione: MARIO MAZZAROTTO, EMANUELE NESPECA PER MOVIMENTO FILM, BRUNO BETTATI PER JIRAFA, CHRISTOPH FRIEDEL, CLAUDIA STEFFEN PER PANDORA FILM, LUIS ANGEL RAMÍREZ PER ASTRONAUTA FILMS, JALEO FILMS, ÀLVARO ALONSO
  • Distribuzione: MOVIMENTO FILM
  • Data uscita 19 Settembre 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Lucchini
Due adolescenti cileni emigrati in Italia molti anni fa, Bianca (Manuela Martelli) e Tomás (Luigi Ciardo), si ritrovano improvvisamente orfani a seguito della morte dei genitori in un incidente stradale. L'assistente sociale sembra l'unica in grado di poter aiutare i due fratelli, che si addentreranno progressivamente in una via tra crimine e prostituzione spinti da due delinquenti palestrati (Nicolas Vaporidis e Alessandro Giallocosta) che si fingono loro amici.
Tratto dal romanzo del grande scrittore cileno Roberto Bolaňo Un romanzetto Lumpen (l'ultimo pubblicato prima della morte dell'autore), Il futuro è il terzo lungometraggio della regista cilena Alicia Scherson (Play, Turistas) che ha scelto di portare in sala una storia di sottoproletariato d'ambientazione romana e di borgata, come quella descritta nel libro.
Nella solitudine del lutto i due fratelli scivoleranno in un'esistenza di marginalità, che li porterà a rinchiudersi nel loro appartamento guardando ogni sera la televisione e marinando la scuola, lei per fare la shampista, lui per fare l'addetto alle pulizie in una palestra. Fino ad escogitare il piano di rubare nella villa di Maciste (Rutger Hauer), ex stella del cinema e ex campione di culturismo, ormai anziano e cieco, con cui Bianca vivrà una relazione, nata sotto il segno della prostituzione che si trasformerà in qualcosa simile all'amore, come nella saga di Maciste dove la povera ragazza inerme viene sempre salvata. La regista cerca di mantenersi fedele al libro e riesce a descrivere l'incapacità dei due fratelli a superare il dolore della morte dei propri genitori, ma molte delle atmosfere evocate risultano piuttosto forzate nel continuo contrasto tra luce e ombra e in una serie di elucubrazioni mentali della protagonista. Sicuramente però questo film ci regala uno sguardo nuovo su Roma.

NOTE

- PRODUTTORE ASSOCIATO: NICOLAS VAPORIDIS.

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: CORFO (CHILEAN DEVELOPMENT FILM FUND CONSEJO NACIONAL DE LA CULTURA Y LAS ARTES-GOBIERNO DE CHILE CONSEJO NACIONAL DE TELEVISIÒN), FILM UNT MEDIEN STIFTUNG NRW DFFF-DEUTSCHER FILMFORDERFONDS, PROGRAMA IBERMEDIA, VISION SUD EST, SWISS AGENCY FOR DEVELOPMENT AND CORPORATION MEDIA, MEDIA PROGRAMME OF THE EUROPEAN UNION; E CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA, REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO; IN ASSOCIAZIONE PRODUTTIVA CON ERREA SPORT SPA.

- LA COPRODUZIONE È NATA NEL CORSO DEL CO-PRODUCTION MARKET DI BERLINO 2010.

CRITICA

"E se Roma fosse un luogo dell'immaginazione, un deposito di mitologie e detriti della memoria, una grande Cinecittà a cielo aperto in cui ognuno proietta ciò che crede di sapere, di sé e del mondo? È la sensazione che domina questo film della cilena Alicia Scherson, interessante quanto irrisolto, il primo mai tratto da un libro di Roberto Bolaño, 'Un romanzetto canaglia' (). Una storia nata proprio a Roma, dove Bolaño passò qualche mese alla fine del 2001. E girata a Roma da una giovane regista che usa gli scorci più diversi (il Mandrione, i Fori, il Tiburtino) per costruire una città, allucinata, spettrale, sospesa tra passato e futuro, ma quasi mai presente. Un po' come i due giovanissimi protagonisti, Blanca e Tomás (una notevole Manuela Martelli e Luigi Ciardo), figli di esuli cileni morti in un incidente, che cercano di ritrovarsi andando a vivere insieme in una casa popolare. E intanto si perdono in una città che non conoscono, tra scuole che non frequentano, lavoretti precari, palestre di periferia. Fino a imbarcarsi chissà come in un improbabile piano criminale ai danni di una specie di icona di quel passato glorioso e insieme derisorio. Un ex-Maciste, cieco per giunta, stella della Cinecittà di una volta, rovina tra le rovine, che vive recluso nella sua villa (un quintessenziale Rutger Hauer). Quasi un morto vivente, suggerisce il film. (...) Peccato però che (...) il film, così affascinante nelle premesse e visivamente sapiente, si perda dietro troppe piste, tutte solo accennate. Come se fare il 'viaggio' di Blanca significasse (anche) ricapitolare varie epoche del cinema. Ed ecco il prologo in stile Hitchcock. Ecco l'Eur e lo sfasciacarrozze, con quell'insistenza sulle lamiere che fa molto Antonioni. Ecco che la tv, oltre ai porno cari all'imberbe Tomás, porta in casa di quegli orfani echi di ogni parte del mondo (e una scena de 'L'Atalante'). Mentre Blanca visita i set di Cinecittà e rivede vecchi film mitologici per capire meglio Maciste e il suo mondo perduto. Bastava poco per unire tutto in un racconto fluido e appassionante. Ma la Scherson fa, volutamente, tutto il contrario. Appiattisce le psicologie, occulta rime e legami tra le scene, si dedica solo a Blanca trascurando gli altri personaggi. Insomma cerca sempre il cinema, mai la verità. Senza mai fondere davvero la parabola filosofica di Bolaño con ciò che vediamo sullo schermo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 settembre 2013)

"Tratto dal 'Romanzetto Lumpen' di Bolano (Adelphi) il film della cilena Alicia Scherson girato in una Roma da Romanzetto criminale, ne è una pallida copia. (...) Il film è incolore, non attacca e si spegne."(Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 19 settembre 2013)

" Non c'è da entusiasmarsi, ok, ma 'II futuro' è un film piccolo e dignitoso, che offre sguardi non scaduti sulla Capitale e la sua fauna umana: la regia è senza fronzoli, sintonizzata sui patemi dei due fratellini, la tranche de vie non abbondante, ma dal gusto antropologico, la cronaca deformante senza isterismi. Che la salvezza venga da una star dei peplum, beh, è il valore aggiunto: ritorno al Futuro?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2013)

"Recitazione inadeguata, regia scolastica e elucubrazioni assurde. La protagonista è perennemente nuda e oliata; Hauer, invece, ha l'espressione di uno che vorrebbe scusarsi con chi ha pagato il biglietto." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 19 settembre 2013)

"La luce e il buio, quando si è colpiti da un lutto improvviso, assumono una diversa connotazione emotiva. Ma come fare a esprimerlo in immagini? Alicia Scherson ci riesce, così come procede nella messa in scena dell'elaborazione del lutto. È riuscita a farsi concedere i diritti del romanzo di Roberto Bolano 'Una novelita lumpen', ispirato a 'Nueve novelas breves' del grande romanziere cileno José Donoso. (...) Certo bisogna anche fare i conti con quel fenomeno di straniamento che colpisce i registi che si accostano all'Italia - ne rimase vittima perfino Polanski - o forse sono gli spettatori italiani a non essere in sintonia con racconti che tengono a distanza il realismo e il comico. In un paese che non ha ancora elaborato 'Germania anno zero' è difficile che il pubblico possa entrare con pieno appagamento in una trama luttuosa sebbene di origine letteraria, con persona dall'accento lievemente straniero, attori italiani a fare da contorno e tenuti ai margini perché quello è il loro posto. Più arduo sarebbe stato portare sullo schermo Vittorini e i suoi piccoli orfani. Non mancano i riferimenti al mondo del cinema di una volta, l'ingresso degli stabilimenti di Cinecittà, le statue dei colossi. Ricardo De Angelis, direttore della fotografia argentino che ha lavorato con Torre Nilsson, Tristan Bauer, con il visionario Eliseo Subiela, con Aristarain, e ha fatto la fotografia anche degli altri film di Scherson, 'Play' (2005) e 'Turistas' (2009), dove riusciva a sintonizzare il sentimento di abbandono della protagonista con la cornice di un parco nazionale cileno, guarda Roma come avvolta dalla polvere dorata dei secoli, come se fosse già iniziato un Medio Evo prossimo venturo." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 26 settembre 2013)
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