Il filo nascosto

Phantom Thread

USA - 2017
Ambientato nella fascinosa Londra del dopo guerra negli anni Cinquanta, il rinomato sarto Reynolds Woodcock e sua sorella Cyril sono al centro della moda britannica, realizzando i vestiti per la famiglia reale, star del cinema, ereditiere, debuttanti e dame sempre con lo stile distinto della casa di Woodcock. Le donne entrano ed escono nella vita di Woodcock, dando ispirazione e compagnia allo scapolo incallito, fino a quando non incontra una giovane e volitiva donna, Alma, che presto diventa parte della sua vita come musa ed amante. La sua vita attentamente "cucita su misura", una volta così ben controllata e pianificata, viene ora stravolta dall'amore.

CAST

NOTE

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2018 PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (DANIEL DAY LEWIS) E COLONNA SONORA.

- OSCAR 2018 PER I COSTUMI. ERA CONDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA (DANIEL DAY-LEWIS), ATTRICE NON PROTAGONISTA (LESLEY MANVILLE), COLONNA SONORA.

CRITICA

"Se Day-Lewis giganteggia - ancorché non gli giovi l'eccessiva affettazione del doppiaggio italiano - nel ruolo inventato a partire da figure storiche del cinico e anaffettivo protagonista di «Il filo nasco sto» è perché P. T. Anderson gli costruisce attorno, appunto, come con l'ago, il filo e il centimetro, una tela di comportamenti, gerarchie, nevrosi e rituali su cui la cinepresa indaga cercando discioglierne l'intrinseco rebus. Quasi sempre serrato nelle stanze del lussuoso edificio che riunisce abitazione e atelier del sarto più venerato della Londra anni 50, il film (...) già iscritto al novero dei cult-movie, utilizza il tema della moda come un mezzo anziché un fine, riuscendo ad avvicinare con una rigorosa strategia narrativa (sino a correre il rischio di estenuare gli spettatori) i misteri della creazione artigianale/artistica a quelli dei rapporti amorosi/morbosi di coppia. Il fatto che il film pretenda e meriti un attenzione spasmodica è certificato dal titolo originale «Phantom Thread», il filo fantasma, perché la struttura registica opera come un campo magnetico dell'impenetrabile, il non detto o mostrato (come il sesso sempre relegato dietro porte chiuse) proprio come Reynolds cuce negli orli o le fodere degli abiti i suoi messaggi segreti. Quando nel cerchio magico della maison viene ammessa Alma (Krieps), una timida camerierina più vicina ai ritratti di Vermeer che ai cliché della femme fatale, s'avverte dapprima solo una scossa (...). Diventata prima musa e modella e poi moglie, però, Alma diventerà una «donna che visse due volte» in grado di trasferire tonalità fotografiche, suoni, musica, ritmi di ciascuna sequenza, se non inquadratura del film dalla commedia romantica al noir sadomaso. La genialità di Anderson sta nell'abolire le facili chiavi dello psicologismo per lasciare campo libero all'ovattata violenza dei giochi perversi che nei protagonisti fungono da contrappunto alle rispettive strategie di potere." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 marzo 2018)
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