Il fatalista

O fatalista

PORTOGALLO, FRANCIA - 2005
Il fatalista
Tiago gira il Portogallo per lavoro e il proverbio che gli piace di più è: Tutto ciò che succede "in basso" è già stato scritto "in alto". Con questa frase Tiago, un autista, tenta di giustificare tutto ciò che di sorprendente gli viene incontro nel suo peregrinare in questo paese pietroso, o quando deve constatare quanto siano deliranti e senza fine le storie d'amore del suo capo. Nel suo incontrare persone con le loro storie, alcune al limite della follia, Tiago capisce che la lotta di classe è il vero motore del mondo e che ogni comportamento ha sempre conseguenze cui non ci si può sottrarre.
  • Altri titoli:
    The Fatalist
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: SATIRICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo "Giacomo il fatalista e il suo padrone" (1773-1775) di Denis Diderot
  • Produzione: PAULO BRANCO PER MADRAGOA FILMES, GEMINI FLMS

RECENSIONE

di Luca Pellegrini

Ed il fato gioca, infine, uno scherzo amaro al fatalista. Parla, parla, parla. Infila una dietro l’altra parole in quantità, un fiume di parole. Ma non lo sentiamo, il fatalista, un uomo felice. Il suo, è un fato amaro. Quel che è scritto lassù, di bene e di male, accade quaggiù, ripete ad ogni piè sospinto il servo Tiago, autista fatalista, al suo padrone, mentre lo conduce senza un perché attraverso le strade di un illanguidito e surreale Portogallo. Ma con quel rifarsi continuamente alla teoria dell’illuminista Diderot (o nascondere, dietro quella teoria, sé stesso e le sue bravate, quasi fosse uno scudo morale), emulando senza interposte persone il settecentesco eroe e modello Jacques, non fa che appoggiare una specie di libertinaggio intellettuale del Terzo Millennio, che è il quid più saporoso della pellicola. Duecento anni fa, infatti, sarebbe servito per scardinare un sistema, anche di pensiero, oggi serve al cultore dei classici e regista portoghese João Botelho per innescare il racconto dei sorprendenti amori del fatalista. Questi amori, suoi e degli altri, si cristallizzano in piccole e medie narrazioni che inglobano altri personaggi piacevolmente configurati. Sono avventure del corpo e dello spirito che sconficcano le certezze delle classi sociali, destabilizzano prevedibili comportamenti umani, innescano vendette poco cristiane, rigurgitano di carnascialesche malignità oppure di carnali soddisfazioni. A Botelho non interessa una narrazione lineare, ma una configurazione letteraria del film, come se fossero diversi capitoli che si aprono e chiudono nella declamazione di Tiago, aedo moderno. Certo il film diventa anch’esso un piccolo gioiello riservato a quei pochi che preferiscono gli effetti speciali dello spirito a quelli del computer. Lo diventa, il film, davvero fatalmente.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 62. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2005).

CRITICA

"Sicuramente elegante, nella sua rapsodica alternanza d'intellettualismo e humour, 'O Fatalista' di Joao Botelho sconta l'ingombrante eredità d'innumerevoli big, dal Buñuel de 'La via lattea' al Bresson di 'Perfidia' e all'opera omnia del longevo connazionale De Oliveira. Rileggendo senza eccessive timidezze 'Jacques le fataliste' di Diderot, l'autore portoghese realizza una narrazione multipla tra passioni, avventure sessuali e dialoghi filosofici, in cui naturalmente s'incastrano storiacce di potere locale e allucinate concezioni del mondo, che ha tutti i pregi tranne quello dell'originalità." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 8 settembre 2005).

"Nel vedere 'Il fatalista', film pulitino e mesto del portoghese Joao Botelho, vien fatto di rimpiangere la bella occasione persa da Gassman e Villaggio di dar vita ai personaggi di 'Jacques le fataliste' . Chissà se i due divi, fra l'altro sapientissimi lettori, ne avevano mai parlato, proprio come avevano progettato un 'Bouvard e Pécuchet' da Flaubert. Sul filo di un umorismo surreale avanti lettera, il confronto tra servo e padrone imbastito da Denis Diderot (1713 - 1784) si presta a effetti da duetto comico. Le battute sono nel testo, belle e pronte, tanto che in sala hanno suscitato qualche risata perfino nell'interpretazione non irresistibile di André Gomes e Rogerio Samara. Stuzzicarello e autoritario il primo, nei panni dell'innominato signore, filosofo e sornione il secondo. Come spesso avviene con i classici, il libro sopporta la trasposizione moderna; ovvero il viaggio in macchina dei protagonisti, a scopo imprecisato, attraverso il Portogallo. (...) Peccato che al di fuori del grande Manoel de Oliveira, inimitabile ma troppo imitato, il cinema lusitano emani anche nell'affrontare la commedia un'aura quaresimale." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 8 settembre 2005)

"Modula su un'infinità di note e sfumature uno spunto concettualmente simile il portoghese Botelho ma il suo è un soave esercizio di raffinatezza, umorismo aristocratico e minoritario. Consacrato a celebrare l'eterna modernità di uno dei padri dell'Illuminismo, il Diderot di 'Jacques le fataliste', Botelho insegue la relazione tra un padrone e un servitore chiacchierone a colpi di racconti amorosi. Un manifesto leggero sull'arte della libertà di pensiero, del potere esercitato attraverso il sesso." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 8 settembre 2005)

"Quel che Bresson stuzzicava, qui sfianca. Sarà che questo è un altro film portoghese (esiste film portoghese non noioso?); sarà che è un altro film da festival. Fatto sta che 'Il fatalista' stronca anche il devoto di letteratura libertina." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 8 settembre 2005)
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