Il dubbio

Doubt

USA - 2008
3/5
Il dubbio
Una suora che gestisce una scuola cattolica nel Bronx, si insospettisce per un presunto caso di pedofilia quando uno dei preti del corpo insegnante inizia a rivolgere particolare attenzione alla vita di uno studente afro-americano. In realtà, l'insegnante ha un approccio con gli studenti innovativo e lontano dagli schemi tradizionali.
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: omonima pièce teatrale di John Patrick Shanley
  • Produzione: SCOTT RUDIN PRODUCTIONS
  • Distribuzione: WALT DISNEY STUDIOS MOTION PICTURES, ITALIA (2009)
  • Data uscita 30 Gennaio 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Chissà se John Patrick Shanley si è ricordato di Bertolt Brecht quando ha scritto Il dubbio. Probabile. Tra il regista americano – autore anche dell’omonima piéce teatrale – e il drammaturgo tedesco non mancano le affinità. L’apprendistato cristiano, la concezione epidittica del teatro, lo scetticismo come prassi politica e morale. “Di tutte le cose sicure la più certa è il dubbio”, ha scritto Brecht. Di tutte le scelte morali é la più morale, chioserebbe Shanley. Certo Shanley predilige l’emozione e il sentimento, Brecht la geometria razionale delle idee. La sostanza è però la stessa, con la differenza che il regista de Il dubbio sovrascrive la dialettica ferrea del tedesco con le passioni del dilemma personale. Siamo nel 1964, in una scuola cattolica del Bronx. Padre Flynn (Philip Seymour Hoffman) fa parte dell’ala progressista della chiesa, convinto che i rigidi costumi della scuola debbano cambiare. Sorella Aloysius Beauvier (Meryl Streep) è invece la preside dal pugno di ferro, fautrice dello status quo e ostile a ogni forma di rinnovamento. La diffidenza tra i due diventerà guerra aperta quando l’ingenua sorella James (Amy Adams) condividerà con la suora più anziana i sospetti su padre Flynn e il suo rapporto con un bambino di colore. Chi s’aspettava provocazioni e riferimenti espliciti alla pedofilia rimarrà deluso da Il dubbio, dove lo scandalo è solo il fantasma di una mente ossessionata dal peccato e dal castigo. E’ vero che il film di Shanley – un kammerspiel raggelato dalle “luci d’inverno” di Deakins – non scioglie le ambiguità dell’intreccio, ma che le sue simpatie siano dalla parte del protagonista maschile è palese dal trattamento dei due personaggi, dai dettagli fotografici (lei in penombra, lui in piena luce) al loro posizionamento davanti alla macchina da presa (lei isolata e quasi sempre inquadrata di lato, lui “in mezzo” agli altri e al centro del quadro). Nel mirino il carattere puritano e persecutorio di una cultura che ha costruito (talvolta) le sue certezze al prezzo di un rigido manicheismo, tanto che Il dubbio potrebbe essere l’ultimo film plausibile sull’America teocon. Un affresco d’epoca rivolto al presente (e i riferimenti a due campioni dell’idealismo nazionale come Roosevelt e Kennedy la dicono lunga), calato – non a caso – nel microcosmo allegorico di una parrocchia, in quello spazio simbolico in cui riecheggia forte il refrain etico/politico degli ultimi anni: la religione. Più teatro che cinema, e messa in scena tutta al servizio della parola e degli attori: meglio Hoffman – più controllato – della Streep. Da Oscar la Adams, meno comprensibile la candidatura della Davis (una comparsata la sua). Peccato per l’enfasi di alcune sequenze e per il finale, del tutto ridondante.

NOTE

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2009 PER: MIGLIOR REGIA, ATTRICE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO (MERYL STREEP), ATTORE NON PROTAGONISTA (PHILIP SEYMOUR HOFFMAN) E ATTRICE NON PROTAGONISTA (AMY ADAMS E VIOLA DAVIS).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2009 PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (PHILIP SEYMOUR HOFFMAN), ATTRICE PROTAGONISTA (MERYL STREEP) E NON PROTAGONISTA (AMY ADAMS E VIOLA DAVIS), SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

CRITICA

"Un test di recitazione da manuale e un ricco contributo a un tema sociale di primario interesse: certamente non assolutorio, ma anche violentemente anticlericale alla Almodovar." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 30 gennaio 2009)

"Attenzione però: tratto dalla sua stessa commedia (ora a teatro con Stefano Accorsi e Lucilla Morlacchi per la regia di Sergio Castellitto): quello di John Patrick Shanley non è un film storico, tanto meno un pamphlet sugli scandali dei preti pedofili. Malgrado l'esattezza del contesto storico, l'autore americano batte infatti su uno dei temi più cinematografici che vi siano - 'Il dubbio' appunto - immergendoci grazie a un cast superlativo e a una regia classica quanto sorvegliata: in quella zona grigia dove la convinzione sfuma nel pregiudizio e la lotta per il potere si maschera da difesa delle regole, o della virtù. Non sapremo mai se padre Flynn è colpevole o no, ma non importa. L'Inquisizione è sempre fra noi, ha solo cambiato volto (ed è incrinata a sua volta dal dubbio, come mostra il potente epilogo). A noi riconoscerla. Anche grazie a un film che avvince e costringe a pensare dal primo all'ultimo minuto." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 30 gennaio 2009)

"Non c'è dubbio che il meccanismo dell'operazione sia architettato per dibattiti dal cineforum al salotto, con una drammaturgia ad alto effetto (la punizione, la redenzione, il sesso) tutta in chiaroscuro psicologico-claustrofobico con Meryl Streep ovviamente strepitosa, che passa dal musical alla penombra religiosa e freudiana; ma non dimentichiamoci com'è brava, nell'edizione italiana ora a Roma, anche la nostra Lucilla Morlacchi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 30 gennaio 2009)

"Ben adattato dallo stesso Shanley che firma anche la regia, con gli straordinari Streep e Hoffman affiancati dall'ottima suorina Amy Adams e la superba madre nera Viola Daflis (tutti candidati all'oscar), il film è un quartetto di voci giocato sul registro dell'interiorità." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 30 gennaio 2009)
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