IL COLLEZIONISTA DI OSSA

THE BONE COLLECTOR

USA - 1999
IL COLLEZIONISTA DI OSSA
A New York il barbaro omicidio di un uomo d'affari riunisce nelle indagini due persone complementari: una poliziotta sensibile e un collega di fama, costretto a letto perchè un incidente lo ha reso tetraplegico. E' lui a istruire a distanza la donna per scovare il serial-killer di turno.

TRAMA LUNGA
Lincoln Rhyme, per tanti anni il miglior detective criminologo della polizia scientifica di New York, ha subito un grave incidente sul lavoro. Ora, perso l'uso di gambe e braccia, vive assistito su un letto senza più alcun entusiasmo nella vita. Da qualche tempo un serial killer si aggira per le strade di Manhattan. Uccide infliggendo alle vittime orribili mutilazioni e nascondendo sul luogo messaggi dall'oscuro significato. Amelia Donaghy, giovane poliziotta alla vigilia di essere trasferita in un ufficio, scopre un nuovo cadavere con terribili particolari e riesce con prontezza di riflessi a gestire la situazione. I colleghi cercano di convincere Rhyme ad occuparsi del caso, ma il detective dice che la soluzione è facile e non presenta particolare interesse. Quando però esamina i rilevamenti effettuati e le fotografie, Rhyme nota qualcosa che attira la sua attenzione. Accetta allora di occuparsi del caso, non prima di avere dovuto faticare parecchio per vincere la diffidenza di Amelia a rimanere con lui. Mentre Rhyme si fa attrezzare un laboratorio in casa, Amelia comincia ad indagare fuori, non senza essere in più momenti osteggiata e frenata dal capo della polizia che mal digerisce l'ingerenza eccessiva di Rhyme. Ma questi, studiando particolari che sembrano insignificanti, comincia a delineare il percorso del serial killer. Il primo passo verso un assurdo rituale di sangue e amputazioni è in un vecchio libro del primo Novecento dal titolo "Il collezionista di ossa": nel libro alcune fotografie riproducevano atteggiamenti dei cadaveri ritrovati di recente. Quando il cerchio comincia a stringersi, Rhyme è solo a casa. Una serie assurda di omicidi (tra cui la sua fida governante) accade attorno a lui, prima che il folle venga abbattuto: si tratta dell'addetto ai servizi tecnici dell'ufficio di polizia, che anni prima Rhyme aveva fatto andare in galera.
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Tratto da: TRATTO DALL'OMONIMO ROMANZO DI JEFFREY DEAVER
  • Produzione: MARTIN BREGMAN, LOUIS A. STROLLER, MICHEL BREGMAN - COLUMBIA TRISTAR, UNIVERSAL PICTURES
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILMS ITALIA (2000)

CRITICA

"Quasi cinquant'anni fa, ne 'La finestra sul cortile' di Hitchcock era l'ivestigatore per caso Jmaes Stewart a indagare stando provvisoriamente sulla sedia a rotelle, poi anche il Perry Mason televisivo si trovò nella stessa condizione: Denzel Washingoton sta peggio, immobilizzato a leto, paralizzato, capace di muovere appena due dita. La sua indagine, nel film abbastanza interessante, è dunque tutta di testa, con appena l'aiuto di una poliziotta assai dotata nella ricerca di prove".
(Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 3 marzo 2000)
"Il collezionista di ossa non rinuncia ad alcun espediente del genere ma accumula una buona dose di suspense e la mescola con atrocità morbose in stile 'Seven', andando liscio verso un finale di consolazione, dopo che ce la siamo tutti vista brutta. La cosa più interessante è questa indagine senza azione, claustrofobica, condotta da un letto come nella 'Settimana Enigmistica', in cui la mediazione operativa è frutto di un affetto che naturalmente sboccerà quando sapremo il colpevole. Philip Noyce, regista di alto rendimento al box office ma non privo di una sua libidine nel raccontare il peggio, miscela gli elementi secondo antiche ricette, elargisce pochi indizi, ci barrica nel buio di una follia omicida che non arretra di fronte a nulla; tanto che poi, quando va tutto a posto, siamo, noi cinici spettatori, quasi un po' delusi. Ma la progressione drammatica c'è e, pur nel rispetto di ogni convenzione, il film si lascia seguire come uno di quei 'bei gialli di una volta' sempre richiesti, solo con un tasso di pessimismo universale in più".
(Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 4 marzo 2000)
"Livido, invernale, vagamente mistico, 'Il collezionista di ossa' aggiunge poco di nuovo al filone rilanciato da 'Seven'; ma la suspense è ben dosata, il tono allarmante al punto giusto e lo scioglimento del caso - dopo il solito crescendo - meno prevedibile del solito. Se Denzel Washington, bello e carismatico anche a letto, si conferma interprete di classe, è l'emergente Angelina Jolie (figlia di Jon Voight) a imporsi nel ruolo della giovane poliziotta dal fisico prorompente e dall'animo ulcerato che diventa il braccio pensante del criminologo: dovreste vederla mentre si inoltra nel ventre di Manhattan, laddove il serial-killer ha appena squagliato col vapore una sua vittima, cercando di non cancellare gli indizi, pronta a tutto, o quasi, ma non a segare le mani della poveretta come vorrebbe invece il suo mentore collegato via radio. Curiosità da cinefili: nel cast c'è anche Michael Rooker, che in 'Henry Pioggia di sangue' era il sadico killer e qui il poliziotto-capo che non capisce proprio un tubo".
(Michele Anselmi, 'L'Unità', 3 marzo 2000)
"Comunque il film vale abbondantemente il prezzo del biglietto. Sono poco meno di due ore dense di emozioni, cadenzate da un ritmo che non dà tregua, una bella fotografia, nonostante, siano molte le scene eccessivamente buie nei bassifondi di Manhanan, e qualche sequenza davvero spaventosa, apprezzabile tuttavia anche dai più impressionabili, in mancanza, grazie al cielo, di primi piani truculenti. L'ingrugnato Denzel Washington darà un dispiacere alle ammiratrici, coperto com'è da un lenzuolone girocollo".
(Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 marzo 2000)
"Il regista australiano sa creare mondi hard, cupi, elettrici percorsi di suspence, secondo la scuola degli antipodi, imbattibile nello sprigionare demoni da quarta dimensione. Ma, quasi sempre, Noyce tracolla sul lungo periodo, e sbriciola la tensione in gag involontarie. Dal romanzo di Jeffrey Deaver, la sceneggiatura di Jeremy Iacone a un certo punto abbandona il suo mostro-collezionista alla fantasia dello spettatore. Un film vale però, anche per una sola sensazione, una sequenza, o un attimo di spaesamento improvviso: come quando Angelina Jolie, ferma sui binari di notte, blocca un treno a colpi di torcia elettrica, lei, con quella bocca inverosimile e lo sguardo di chi ha visto nell'aldilà. Lo stesso del padre, Jon Voight".
(Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto, 23 marzo 2000)
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