IL COCCO DI MAMMA

ITALIA - 1957
Aldo è un giovanotto frivolo, che passa il suo tempo fra la boxe e le avventure amorose. Come pugilatore avrebbe qualche attitudine e potrebbe ottenere successo se il timore di restare sfigurato non lo costringesse ad una eccessiva prudenza. Nel campo delle avventure amorose, l'assenza di ogni serio sentimento lo porta a corteggiare in modo frivolo tutte le ragazze che può avvicinare, finché s'imbatte in Laura, una ragazza seria e per bene, che alle sue galanterie sciocche e sfrontate oppone la più fredda indifferenza. Ma Aldo, che questa volta è innamorato sul serio, decide di far visita alla madre della ragazza, racconta parecchie frottole e con l'aiuto del fratellino di Laura, che è un suo ammiratore, riesce a vincere la freddezza della fanciulla. I due si fidanzano ed Aldo ritiene che per lui non ci sia altro da fare che attendere che le circostanze, in un futuro più o meno lontano, gli permettano di sposarsi. Intanto però egli non rinuncia alle sue abitudini di Don Giovanni in sedicesimo, e quando Laura se ne accorge, gli dice chiaro e tondo che non ha alcuna intenzione di stare a fianco di un uomo così vano e leggero, che non ha ancora capito che cosa voglia dire vivere e amare seriamente. Ma Aldo incomincia a capirlo e per dare una prova della sua buona volontà decide di affrontare risolutamente la lotta nel ring, rischiando quello che finora ha avuto di più caro: l'incolumità del proprio viso. Egli accetta un incontro con un avversario più forte di lui e riesce a conquistare la vittoria, ma esce dal combattimento col viso contuso e deformato. Ma a Laura non importa se Aldo è meno bello, quello che conta e che abbia messo la testa a posto.

CAST

NOTE

- AIUTOREGISTA: MICHELE LUPO

- BUD SPENCER E' ACCREDITATO COME CARLO PEDERSOLI.

CRITICA

"Il regista di "Il cocco di mamma", il debuttante Mauro Morassi, si lasciò andare durante la realizzazione del film a certe anticipazioni, affermando che il suo sarebbe stato un film "diverso". (...). Di tutto ciò c'è rimasto solo il bel ragazzo pugile (...) interpretato dall'oramai immancabile Arena (...). Sceneggiatura e regia hanno solo il dono dell'ovvietà". (Fabio Rinaudo, "Rivista del cinematografo", 4, 1958).
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