IL CLUB DELLE PRIME MOGLI

THE FIRST WIVES CLUB

USA - 1997
IL CLUB DELLE PRIME MOGLI
Brenda, Elise e Annie erano compagne di stanza ai tempi del college e facevano grandi progetti per il futuro. Si sono poi perse di vista. Quando si ritrovano al funerale di una loro quarta amica suicidatasi, si accorgono di avere avuto successo, perchè sono tutte benestanti, ma di essere anche accomunate dal fatto di essere state abbandonate dai rispettivi mariti a favore di ragazze più giovani e attraenti. Le tre donne decidono allora di non stare a guardare piangendo l'evolversi della situazione, ma di reagire, architettando un piano per vendicarsi dei loro ex. Fondano così il Club delle prime mogli con una sede propria e con tanto di interviste televisive e di lancio pubblicitario. Lentamente, i progetti procedono e arrivano al bersaglio. Brenda fa venire alla luce l'amministrazione poco pulita dell'attività del marito, proprietario di una catena di negozi di elettronica. Annie fa in modo di rilevare le quote dell'agenzia pubblicitaria del marito, che così diventa un suo dipendente. Elise, che è un'attrice in crisi, riesce ad incastrare il marito-produttore, facendogli produrre il film che dovrà rilanciarla. I risultati sono stati raggiunti. Le tre donne hanno ora più fiducia in se stesse e possono cantare e ballare, andando incontro con più forza al futuro.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Tratto da: BASATO SUL ROMANZO DI OLIVIA GOLDSMITH
  • Produzione: SCOTT RUDIN
  • Distribuzione: UIP - CIC VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1997.

CRITICA

Keaton, Midler e Hawn recitano, miagolano, strillacchiano, ridono, cantano e ballano con travolgente vivacità e sicurezza: il finale, con le tre signore in bianco che improvvisano un balletto consolatorio, è da antologia. Al riparo nelle poltrone del cinema, lo spettatore si diverte e ride: perchè, in fondo, la realtà che incombe non si può cambiare, si affronta e si accetta, come fanno le tre mogli in disarmo. E musica e sorrisi, bei vestiti e gag sapienti, aiutano a sdrammatizzare, proponendo un finale irrisolto ma consolatorio. (Avvenire, Mirella Poggialini, 25/1/97) Titoli di gusto pop, fra Lìchtenstein e Almodovar; un terzetto di star impegnate a rifare se stesse sfidando il tempo che passa (soprattutto Goldie Hawn, diva al tramonto, la migliore in campo); un copione non sempre imprevedibile ma zeppo di battute (dietro c'è il best-seller di Olivia Goldsmith tradotto in italiano da Sperling & Kupfer, ma la mano decisiva è quella di Robert Harling, già sceneggiatore di quell'esilarante parodia delle sit-com che era Bolle di sapone); e per finire un'ambientazione che ridisegna la New York dei quartieri alti con il tono, il ritmo, i colori squillanti (da Oscar le scene di Peter Larkin) dei primi Jerry Lewis, quelli diretti dall'ex-cartoonist Frank Tashlin. Magari la regia di Hugh Wilson, che viene da Scuola di polizia, non brilla sempre per leggerezza, si vede anche da come butta via la sublime Maggie Smith nella particina di una regina della moda. E in un mondo così artificioso stridono le inutili comparsate di personaggi veri come l'ex sindaco newyorkese Ed Koch e di Ivana Trump. Ma per il resto, diciamolo, alzi la mano chi non ride. (Il Messaggero, Fabio Ferzetti, 19/1/97)
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