Il cittadino illustre

El ciudadano ilustre

ARGENTINA, SPAGNA - 2016
4/5
Il cittadino illustre
Daniel Mantovani è uno scrittore argentino che abita in Europa da oltre trent'anni, consacrato mondialmente per aver ottenuto il premio Nobel per la letteratura. I suoi romanzi, che hanno la caratteristica di raffigurare la vita a Salas, un piccolo paese dell'Argentina in cui è nato e al quale non è più tornato da quando era un giovane con aspirazioni da scrittore. Tra la fitta corrispondenza che riceve ogni giorno, gli arriva una lettera spedita dal comune di Salas in cui viene invitato a ricevere il più alto riconoscimento del suo paese: la medaglia al Cittadino onorario. Sorprendentemente, nonostante i suoi importanti impegni, Daniel decide di accettare la proposta e di tornare in incognito per alcuni giorni al suo paese. Il viaggio avrà per Daniele diversi aspetti: sarà un ritorno trionfale nel paese che lo vide nascere, un viaggio nel passato in cui ritroverà vecchi amici, amori e paesaggi di gioventù, ma anzitutto sarà un viaggio nel cuore stesso della sua letteratura, nella fonte delle sue creazioni e ispirazione. Una volta sul posto, lo scrittore verificherà sia le affinità che lo legano a Salas quanto le insormontabili differenze che lo faranno velocemente diventare un elemento estraneo e provocatore nella vita del paese. L'affettuosità paesana scompare allo stesso momento in cui crescono le controversie, giungendo ad un punto senza ritorno che svela due modi irreconciliabili di vedere il mondo.
  • Altri titoli:
    Il cittadino onorario
    Il cittadino illustre - Quando la realtà supera la finzione
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: ARCO LIBRE, TELEVISIÓN ABIERTA, MAGMA CINE, A CONTRACORRIENTE FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON ALEPH MEDIA
  • Distribuzione: MOVIES INSPIRED
  • Data uscita 24 Novembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

“Ricevere il premio Nobel da una parte mi lusinga. Dall’altra – visto che essere premiato significa aver messo d’accordo tutti, accademici, specialisti, re… – certifica in qualche modo la morte della mia creatività artistica”. Daniel Mantovani è uno scrittore argentino, fuggito in giovane età dalla natia Salas (paesino a 700 km da Buenos Aires), ora letterato di fama mondiale di stanza a Barcellona. Dopo il premio Nobel, trascorre i successivi cinque anni rifiutando qualsiasi impegno pubblico, letture, incontri con università e altro. Ma quando dalla mai dimenticata Salas – luogo che non ha mai smesso di raccontare nei suoi romanzi – arriva l’invito per ricevere il più alto riconoscimento del suo paese, la medaglia al cittadino onorario, Daniel decide contro ogni previsione di accettare la proposta e di tornare in incognito per alcuni giorni nel suo paese.

È un film sorprendente El ciudadano ilustre degli argentini Gastón Duprat e Mariano Cohn (che nel 2008 esordirono con il già buono L’artista): in primo luogo per la straordinaria interpretazione del protagonista, Oscar Martínez, (Coppa Volpi a Venezia 2016), poi per l’apparente semplicità con cui riesce a destreggiarsi con humour in situazioni scomode, soprattutto infine per il modo in cui vuole rinnovare la riflessione su fama e origini, realtà e finzione, cultura e provincialismo.

Daniel Mantovani viene accolto trionfalmente nel paese che lo vide nascere: un viaggio nel passato in cui ritrova alcuni vecchi amici (tra questi, il più caro, ora sposato con quella che era la sua ragazza…), paesaggi di gioventù, ma anche un viaggio nel cuore stesso della sua letteratura, nella fonte delle sue creazioni. Affinità (poche) e insormontabili differenze (molte) (ri)emergono però tra lo scrittore e Salas, trasformandolo ben presto, e nuovamente, in un elemento estraneo e provocatore nella vita del paese. E quell’affettuosità iniziale con cui il paese lo aveva riabbracciato, poco a poco, si trasforma in qualcosa d’altro, in rancore e disprezzo. Giungendo ad un punto senza ritorno che certifica in modo irreparabile due modi antitetici di vedere il mondo. D’altronde, si sa, nemo propheta in patria…

In questo susseguirsi di incontri e situazioni al limite dell’assurdo (il giro di benvenuto sul camion dei pompieri, l’ospitata nel diroccato studio della tv locale, l’albergo che “sembra quello di un film rumeno”, i quadri (quadri?!?) da selezionare per il concorso di pittura, gli stuzzichini preparati dalla rosticceria del luogo…), ma non per questo inverosimili, emerge con forza la contraddizione, molto umana e al tempo stesso artistica, di un uomo che – proprio come i due gemelli (uno con la barba, l’altro no…) protagonisti del racconto che fa all’ingombrante autista durante la sosta forzata tra Buenos Aires e Salas – cerca a tutti i costi di mantenere una coerenza interna, e di facciata, ma è costretto a fare i conti con elementi della realtà che, ancora una volta, finiranno per superare i limiti della finzione.

Un film fresco, volutamente “povero” nelle fattezze ma altrettanto ricco nei contenuti e nello sviluppo. Capace di divertire, senza mai accontentarsi di scivolare nel banale, con un ribaltamento finale ottimo e più che mai coerente. Perché la realtà può uccidere, mentre la finzione rende immortali. Al netto di qualche cicatrice…

NOTE

- REALIZZATO CON CON IL SOSTEGNO DI I.N.C.A.A. E LA PARTECIPAZIONE DI: T.V.E., I.C.A.A., CANAL 13, IBERMEDIA, FOX, DELTA, PENGUIN-RANDOM HOUSE.

- MARIANO COHN E GASTÓN DUPRAT FIGURANO ANCHE TRA I COPRODUTTORI DEL FILM.

- COPPA VOLPI PER IL MIGLIOR ATTORE A OSCAR MARTÍNEZ E PREMIO GIOVANI GIURATI DEL VITTORIO VENETO FILM FESTIVAL ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016).

CRITICA

"(...) il film argentino di Mariano Idee Cohn e Gastón Duprat (...) è di una linearità quasi elementare, anche se è pieno di trovate, ritmo e idee non peregrine. (...) Implacabili nell'ironizzare sulle manie della piccolissima borghesia argentina, il film non dimentica di affrontare anche i temi della creatività artistica e più in generale del rapporto tra vita e letteratura, fino a un finale abile e inatteso che ha giustificato gli applausi ricevuti alle proiezioni stampa." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 5 settembre 2016)

"Forse perché una commedia in concorso a metà festival solleva sempre gli animi, ma l'accoglienza alla proiezione stampa del 'Ciudaudano ilustre' è stata ottima. (...) L'umorismo del film è efficace proprio perché poco sottolineato, anche se a tratti la descrizione dell'umanità di provincia, molesta e deprimente, può risultare bozzettistica e certe situazioni o caratteri sono quasi obbligati. (...) Ma colpisce la finezza con cui è ritratto il protagonista, impasto di lucidità, malafede, intelligenza, disincanto, raccontato in una sceneggiatura bilanciata tra empatia e ferocia, come in certe tarde commedie all'italiana. Ne risulta uno dei ritratti di artista e intellettuale più convincenti che si siano visti di recente al cinema, che cresce man mano, fino ad un finale che ne accentua le ambiguità." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 5 settembre 2016)

"Commedia drammatica, quasi grottesca (...). Non è il caso di vedere un richiamo a Garcia Marquez, ma l'applauso che ha meritato si deve alla chiarezza, già in sceneggiatura, dello sfruttamento della vita in letteratura, e all'ottima performance del protagonista Oscar Martínez (...)." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 5 settembre 2016)

"(...) straordinario sia come 'character' sia come attore: Oscar Martínez (...) film di pochi mezzi ma dalla fantasia ricchissima (...) perfetto tra humour e dramma." (Luigi Mascheroni, 'Il Giornale', 5 settembre 2016)

"Il nuovo cinema argentino che arriva anche sui nostri schermi (...) ci ha abituato a un sapiente alternarsi di realismo politico e dimensione poetica, ambientazione metropolitana ed esplorazione rurale, più la cancellazione del vecchio stilema letterario degli anni 80 in favore di un divertente nonsense contemporaneo. Nel film (...) 'El ciudadano ilustre' (...) dobbiamo un po' aggiustare l'attenzione: l'intreccio sembra essere una commedia che potrebbe essere ambientata in qualunque luogo (nemo profeta in patria) e via via scopriamo invece essere strettamente connesso al territorio e ai suoi personaggi, alla pampa e ai suoi abitanti e allora il divertimento prende il sopravvento, perché la materia drammatica scorre sotterranea e con flusso costante. (...) È proprio il tono di normalità dell'intreccio a far esplodere la comicità, il contrasto tra l'uomo di successo che piomba dall'estero senza aver condiviso i drammi degli ultimi quarant'anni, il confronto tra il tormento solo intellettuale dello scrittore e la terribile violenza che si sente scorrere in quella società, pronta ad esplodere in modo inaspettato. La crudeltà comica di mostrare il catalogo di come l'argentino non vuole vedersi rappresentato: il suo fanatismo ideologico, l'eccessiva mitezza del popolo, il gusto di abbattere gli idoli, il nazionalismo portato alle estreme conseguenze." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 6 settembre 2016)

"(...) una commedia amarissima che, poco a poco, ci svela i difetti e le debolezze del suo illustre protagonista. Però i registi non fanno sconti neppure agli abitanti di Sales, vivaio di vanità, compromessi ed egoismi di cui lo scrittore è, in fondo, un coerente prodotto." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 24 novembre 2016)

"(...) i registi Mariano Cohn e Gaston Duprat (che con il fratello Andrea firma la sceneggiatura) tengono saldamente ancorato il film a un succoso, ironico registro di commedia di costume. E c'è di più. Senza cadere nell'intellettualismo o nel pedagogico, il copione dà modo al protagonista di esprimere la sua poetica, la sua visione della scrittura, suggerendo nel finale una specie di doppio sguardo sulla storia. (...) A rendere ancora più intrigante quest'opera di calibratissima regia provvede un ottimo cast ini cui spicca l'interpretazione, premiata a Venezia con la Coppa Volpi, di Oscar Martinez, attore di gran classe e scorbutica umanità." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 24 novembre 2016)

"(...) premiato a Venezia con la Coppa Volpi al magnetico Oscar Martínez, scelto dall'Argentina nella corsa agli Academy Awards, è uno dei migliori titoli della stagione, e uno dei film sul rapporto arte-vita, verità-finzione più interessanti di sempre. Se 'nemo propheta in patria' è luogo comune, nondimeno Salas ha in serbo qualcosa d'inedito: si ride di gusto, si sorride con ironia, si pensa a testa alta. Non perdetelo: sardonico con brio." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 24 novembre 2016)

"(...) una tragicommedia fatta di nuovi incontri, vecchie ferite, profonde delusioni, avventure erotiche e pericolosissime spedizioni di caccia. (...) 'Il cittadino illustre' è stato uno dei film più applauditi all'ultima Mostra del cinema di Venezia dove Martinez ha vinto una meritatissima Coppa Volpi come Miglior Attore. E' la punta di diamante della filmografia di Cohn e Duprat, due registi intelligenti, acidi e a loro modo semplicemente esilaranti. " (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 24 novembre 2014)

"Una commedia intelligente, fin troppo, che quasi certamente non avrà successo. Colpa della targa: argentina; della trama: un Nobel della Letteratura che torna dopo quarant'anni al paese natale; degli attori: sconosciuti. Dove primeggia Oscar Martinez, giusta Coppa Volpi all'ultima Mostra veneziana." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 24 novembre 2016)

"Spiacerà se avrete l'imprudenza di entrare in sala come siamo entrati noi, convinti che dal cinema sudamericano non può arrivarci che del bene. Il cittadino è ambizioso e velleitario (Fellini, di quanto male sei stato padre). Inizia ottimamente (con la svaccata alla consegna del Nobel) per poi affondare lentamente ma inesorabilmente nella noia e nel déjà vu." (Giorgio Carbone, 'Libero', 24 novembre 2016)

"Affidandosi all'ottimo Oscar Martínez, miglior attore a Venezia, i registi Mariano Cohn e Gastón Duprat riflettono con feroce ironia e intelligenza sul rapporto tra arte e realtà, sul processo creativo, miserie e meschinità umane, sullo sfondo di una nazione che fa i conti con le proprie contraddizioni." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 25 novembre 2016)
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