Il cappotto

ITALIA - 1952
Il cappotto
Carmine De Carmine, giovane e modesto impiegato comunale, avrebbe urgente bisogno di un cappotto nuovo visto che quello che porta da tempo, ormai vecchio e logoro, lo fa sfigurare e costituisce per lui un incubo. Ma che può fare se il suo scarso stipendio non gli permette d'affrontare la spesa? Gli accade un giorno di sorprendere una conversazione tra due appaltatori che lo mette al corrente di certi loschi maneggi. E' una fortuna insperata, infatti, per assicurarsi il suo silenzio, il segretario comunale gli fa avere un anticipo che lo mette in condizione di acquistare il cappotto. Alla festa di Capodanno, alla quale partecipano colleghi e superiori, Carmine, pavoneggiandosi nel nuovo cappotto ed eccitato dai fumi dell'alcool, trova il coraggio di dire al sindaco alcune amare verità in difesa della povera gente e di fare un turbinoso giro di valzer con la bella amante del sindaco. Ma rincasando, Carmine viene derubato del cappotto e il suo dolore è tale che ne muore. Anche dopo morto, il poveretto procura dei fastidi al sindaco: il suo carro funebre intralcia le manifestazioni cittadine in onore di un'eccellenza; il suo spettro, dopo aver allarmato l'intera cittadinanza, si presenta al sindaco, che ne resta profondamente turbato e decide di cambiar vita.
  • Altri titoli:
    El alcalde, el escribano y su abrigo
    The Overcoat
  • Durata: 85'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, FANTASY
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.37)
  • Tratto da: racconto omonimo di Nikolaj Vasil'eviè Gogol
  • Produzione: ANTONIO ANSALDO PATTI E ENZO CURRELLI PER FARO FILM, TITANUS
  • Distribuzione: TITANUS - MONDADORI VIDEO

NOTE

- COPIA RESTAURATA NEL 1995 DALL'ASSOCIAZIONE PHILIP MORRIS PROGETTO CINEMA IN COLLABORAZIONE CON IL CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA.

CRITICA

"(...) E' incontestabile, pertanto, che questo film occupa uno spazio a parte, quasi unico, nella produzione italiana del dopo guerra, sorta di saggio sulla difficoltà dell'essere paragonabile soltanto ad "Umberto D". Nell'opera di Lattuada (questo film) è più vicino a "Giacomo l'idealista" che al "Bandito" e rappresenta senza dubbio l'aspetto più personale e più segreto del suo talento (...). La recitazione è precisa, perfetta la tecnica dell'inquadratura, e la direzione degli attori è molto intelligente". (Jacques Doniol-Valcroze, "Cahiers du Cinéma", maggio 1954).
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