Iago

ITALIA - 2008
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Iago
Facoltà di Architettura di Venezia. Iago è un laureando di grande talento ma di umili origini che si scontrerà inevitabilmente con una dura realtà fatta di nepotismo e differenze di ceto sociale. Infatti, si vedrà negata l'opportunità di un incarico come responsabile del progetto dell'allestimento della Biennale da parte di Otello, figlio di un celebre architetto ed oltretutto fidanzato di Desdemona, la figlia del Rettore, di cui lui è da sempre innamorato. Per ottenere quello che è convinto gli spetti di diritto, Iago metterà in atto una serie di inganni e scatenerà una lotta senza esclusione di colpi.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, SENTIMENTALE
  • Tratto da: liberamente ispirato all'"Otello" di William Shakespeare
  • Produzione: CLAUDIO SARACENI PER IDEACINEMA, CATTLEYA, MEDUSA FILM IN COLLABORAZIONE CON SKY
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 27 Febbraio 2009

RECENSIONE

di Laura Croce
Shakespeare in versione American Pie con le pretese di un film in costume, seppur contemporaneo. Una sfilza di contraddizioni in cui è racchiusa la cifra cinematografica di Iago, opera seconda di quel Volfango De Biasi che con Come tu mi vuoi ha fatto breccia nel fiorente mercato dei teen-movies disimpegnati e sguaiati. Lo spunto è l'Otello, rivisitato secondo la prospettiva di uno dei cattivi per eccellenza della tradizione narrativa e teatrale. Iago interpretato da Nicolas Vaporidis dovrebbe essere un giovane studente di architettura in lotta per la giustizia e contro un sistema di potentati che lo sta privando dei suoi meriti e della sua amata Desdemona (Laura Chiatti). Come spesso accade nel nuovo cinema made in Italy, tuttavia, i nobili propositi si rivelano subito mero pretesto per un plot scontato, su cui incasellare gag dalla comicità facile e volgare, pullulante di ragazzotti festaioli in delirio ormonale che di shakespeariano hanno poco. L'opera del drammaturgo ne viene non attualizzata ma sminuita, ridotta a citazione colta con cui coprire la mancanza di una qualsiasi profondità timica o estetica. Così come lo stile del testo di Otello viene ripreso di tanto in tanto per essere poi abbandonato con qualche parolaccia a effetto, così l'intero film parte dalle perle per sprofondare nella fanghiglia del vuoto culturale contemporaneo. Patetico poi il riferimento al Romeo+Juliet di Baz Luhrmann, dove almeno l'ambientazione post-moderna e kitsch risultava funzionale al potere trasfigurante dalla poesia di un dramma senza tempo. In Iago, invece, la formula "Ambizione + gelosia + passione" (sottotitolo del film) è chiaro indice di una mancanza di idee e di una aderenza totale allo stereotipo emergente dei giovani senza amore, senza scrupoli… e senza grammatica. Un mondo in cui i sentimenti e l'arte sono stati seppelliti sotto il glamour fetish di maschere carnevalesche succinte e ammiccanti: deprimente.

NOTE

- COREOGRAFIE: LUCA TOMMASSINI.

CRITICA

"Credevamo, con qualche aspettativa, di trovare una commedia divertente e una sfiziosa parodia. Affidata alla simpatia della neo star giovanile Vaporidis e alla magnetica fotogenia di Laura Chiatti. Eccoci invece servito un banchetto veneziano tutto corruzione e lascivia, pretenzioso, presuntuoso e modestamente recitato." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 27 febbraio 2009)

"Se i ragazzi del 'Grande Fratello' improvvisassero qualcosa che avesse a che fare, solo nei nomi, con l'Otello, ne uscirebbe questo film di De Biasi, che aggiunge l'ambizioso discorso sui clan del potere oggi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 febbraio 2009)

"De Biasi attualizza Shakespeare in una finta operazione post-moderna alla Baz Luhrmann, ma con risultati che sfondano quasi sempre il ridicolo. Iago è studente di architettura, che se la deve battere con il blasonato Otello, figlio di un grandissimo architetto, che in un sol gesto gli ruba l'amore di Desdemona e la direzione di un progetto per la Biennale. E' un film 'oltre', difficile da ridurre a qualcosa, se non alla follia di un progetto che non ha il senso del limite. Di fatto si tratta dell'aggiornamento della commedia giovanilistica con Vaporidis, Chiatti e compagnia... ma perché scomodare Shakespeare? " (Alberto Crespi, 'L'Unità', 27 febbraio 2009)

"Dalla tragedia elisabettiana al fotoromanzo criminale. De Biasi realizza un film volgarotto, noioso e senza nemmeno un personaggio amabile. Più che politicamente scorretto, è cinematograficamente inetto: dai protagonisti inespressivi, al doppiaggio cacofonico di Gaya, che sembra il sosia del calciatore Thierry Henry. Tollerabile Lavia (7 anelli a una mano!) e Giulia Steigewalt ancora sexy dopo 'Come tu mi vuoi'. Per citare un teatrante inglese: Molto rumore per nulla." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 27 febbraio 2009)

"Erano anni che non ci si divertiva così tanto di fronte alla scombinatezza, all'ambizione esagerata, al non controllo di attori e battute in un film italiano di genere. L'idea di questo 'Iago', opera seconda di Volfango De Biasi, l'autore, come dicono i manifesti, di 'Come tu mi vuoi', interpretato dalle neo star Nicolas Vaporidis e Laura Chiatti, era quella di inserire il vecchio 'Otello' di Shakespeare nel filone del film giovanilistico all'italiana. Certo, gli spaghetti western rispolveravano i classici del liceo, 'qualche buona lettura l'avevamo fatta', diceva allora Fernando Di Leo. E quindi giù con Dumas, Stevenson e Shakespeare. Non ne vennero fuori opere riuscite, perché la citazione di un classico dentro un film di genere, se c'è, è meglio nasconderla il più possibile, rischia di schiacciare quello che un regista ha di vincente, il genere di moda e il cast. In 'Iago' De Biasi riprende poi 'Romeo+Juliet' di Luhrmann, con il sottotitolo che recita 'Ambizione + gelosia + passione', elaborando lo stesso mischiane di classico e nuovissimo in costumi, battute, scenografie, musica. E ricostruisce la storia di Otello e dell'onesto Jago sì in quel di Venezia, ma nella sua odierna facoltà di Architettura, tra ricercatori affamati di successo in corsa per un progetto alla Biennale, nomine, incarichi nella scuola post-gelminiana e nel mondo corrotto di chi è legato al potere come nemmeno il più sgangherato imitatore di Fuksas riuscirebbe a pensare. Nel disastro di un subsub standard di situazioni, battute, (ahimé) recitazione, messa in scena, fotografia, costumi, ne viene fuori qualcosa da ristudiare tra qualche anno, ma oggi impagabile come divertimento popolare (o snobistico). L'Italia di Apicella, della 'Domenica In' di Giletti e Monica Setta che studia i classici. Dentro ci sta pure la lezione sulla moralità dell'architettura e sullo stato dell'università." (Marco Giusti, 'Il Manifesto', 27 febbraio 2009)
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