I segreti della mente

Chatroom

GRAN BRETAGNA - 2010
I segreti della mente
Cinque teenagers si incontrano in chat e diventano amici. Improvvisamente un componente disadattato del gruppo inizia a manipolare il più vulnerabile della chat, portandolo sulla via del non ritorno. Un elegante thriller psicologico tra mondo reale e virtuale, che espone la raccapricciante situazione di ciò che accade quando i confini tra realtà e cyberspazio si confondono.
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Tratto da: dalla piéce teatrale omonima di Enda Walsh
  • Produzione: RUBY FILMS PRODUCTION, FILM4, UK FILM COUNCIL AND WESTEND FILMS, MOLINARE (LONDON) AND UNIVERSUM
  • Distribuzione: BIM (2011)
  • Vietato 14
  • Data uscita 2 Settembre 2011

TRAILER

NOTE

- IN CONCORSO AL 63. FESTIVAL DI CANNES (2010) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

- LA REVISIONE MINISTERIALE DI OTTOBRE 2011 HA ABBASSATO IL DIVIETO DI VISIONE DAI 18 AI 14 ANNI.

CRITICA

"Proviamo a pensare una storia che parli di Facebook e dei moltissimi social network che sono parte della nostra realtà, dove si inventano personalità, nomignoli, età e ruoli, una cosa da adolescenti, che anche molti over 50 non disdegnano. E pure di tutti quegli altri luoghi non sempre 'innocenti' che si possono trovare in rete, i siti violenti di bullismo fino alla pedofilia. A questo punto: se la storia dovesse diventare un film quali sarebbero le sue immagini? E' qui che comincia 'The Chatroom', da questa voglia di 'mettere' la rete nel cinema processo inverso ai film scaricati. Del resto l'idea della 'rete' in forma di relazioni multiple e immateriali appartiene al cinema di Hideo Nakata dai tempi di 'The Ring', film 'culto' per la generazione post-cinefila (la sala era pienissima infatti), con remake negli Stati (...). I fan del regista saranno probabilmente delusi. L'inquietudine che dieci anni fa pervadeva le immagini di 'The Ring' sembra infatti essere sfumata, quasi come se tra i 'fantasmi' della rete si fossero perduti ambiguità e senso del 'doppio'. C'è qualcosa di meccanico nel film, a cominciare dalle immagini usate per mostrare l'alternanza di realtà e rete in cui Nakata non inietta l'ambiguità crudele necessaria al racconto della seduzione, del dolore, del rimpianto. Tutto è molto scritto e spiegato, quasi rispondendo a una paura del vuoto. E anche l'uso del suicidio, così radicato nell'immaginario giapponese, come incubo reso desiderio collettivo risulta un tantino posticcio - penso a 'Gushing Prayer' di Masao Adachi (uscito per Rarovideo) e alla violenza dell'elenco di sucidi giovani recitata dalla voce femminile fuoricampo. 'The Chatroom', e la sua non-riuscita, fanno sorgere una domanda: sarà che l'universo della rete non può essere rappresentato riproducendone semplicemente il funzionamento (e il 'genere' c'entra poco)?" (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 15 maggio 2010)

"Piacerà a chi attendeva al varco (cioè al primo film occidentale) Hideo Nakata, il regista di 'Thering', e non sarà affatto deluso." (Giorgio Carbone, 'Libero', 3 settembre 2011)

"Fino a qualche tempo fa i film 'di paura' s'intitolavano 'Non aprite quella porta' o 'Non aprite quel cancello'. Adesso si dovrebbero intitolare 'Non aprite quel computer'. Farebbero bene a non aprirlo i ragazzi protagonisti di 'Chatroom' (titolo originale molto più appropriato di quello, generico, italiano), che 'chattano' di continuo sui loro notebook confondendosi e scambiando per realtà quella virtuale. (...) Questo 'Chatroom' del giapponese Hideo Nakata, già autore di un altro spossante film, 'The Ring', sui drammi della videodipendenza, allarga ampiamente il discorso oltre il computer (che però resta al centro) andando a scoprire intolleranze generazionali, pulsioni suicide, desideri di vendetta e via struggendosi. (...) Più che a un film sui network - tipo 'The Social Network' - qui siamo vicini al 'Trainspotting' di Danny Boyle (1996) sui disperati che si autodistruggono con la droga. Debordante e schizzato il film di Nakata eccede in crudezze e in scene disturbanti (per questo è uno degli ormai pochissimi film vietati ai minori di 18 anni). Se vogliamo trovargli un lato positivo è che ci mette in guardia da Internet e sue perniciose devianze." (Franco Colombo, 'L'Eco di Bergamo', 4 settembre 2011)
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