Harold e Maude

Harold and Maude

USA - 1971
In una agiata villa americana, vive Harold, un giovane pieno di complessi negativi sull'esistenza, che ha deciso di non vivere, e a ripetizione simula - come dirà allo psicanalista - quindici suicidi per scuotere la madre, giovane avvenente ma sventata, che sopporta come un peso questo figlio avuto da un marito maniaco. Oltre alle orchestrazioni dei suicidi, Harold coltiva altre tendenze lugubri: segue più che può i funerali, con compunta partecipazione assiste alle onoranze, alle tumulazioni, anche per recarsi ad un affollato ricevimento nella sua villa, usa una macchina nera, tipo pompe funebri. La madre per liberarlo da tali manie ossessive corre ai ripari che, tuttavia, risultano tutti inefficaci: le cure di uno psicanalista, la rumorosa incursione del decoratissimo zio Victor, esaltato generale dell'esercito statunitense, una fiammante 'Jaguar', fulmineamente ridotta a carro funebre. Tre proposte di matrimonio organizzate dalla genitrice nell'ordine con la paffuta studentessa Cardy, con la precisa segretaria di azienda Edith e la svagata attricetta Chsasen, sono regolarmente mandate in frantumi dagli stratagemmi mortuari del fantasioso Harold. Solo che un giorno Harold, in una delle solite visite al cimitero, conosce e fa amicizia con Maude, una vecchina viennese tutta percorsa da fremiti di vita, nonostante l'avvicinarsi dell'ottantesimo genetliaco. La maliosa vivacità di Maude riaccende gradualmente in Harold l'interesse per la vita, attraverso una lenta ma saggia riscoperta dei valori della natura. La linda e calda casettina ove abita Maude, la suggestione per l'arte pittorica, lo stupore dei sensi, azionati da una strana macchina, la bellezza dei fiori, del canto, della musica, delle piante, dei boschi e degli uccelli affascinano il ragazzo. Proprio al culmine di queste scoperte fallisce il terzo tentativo di fidanzamento ordito dalla Madre. Harold, con stupore di tutti, annuncia che sposerà Maude. Nuovamente, ma senza efficacia, scendono in campo alleati autorevoli; lo psicanalista, il generale, e un prete 'vecchia maniera'. Ma il matrimonio non si celebra; Maude, come aveva preannunciato, allo scoccare dell'ottantesimo compleanno, tragicamente scompare. E così la fiaba, perché di favola si tratta, termina. E Harold vivrà, amando la vita ritrovata.

CAST

NOTE

- CANDIDATI ENTRAMBI I PROTAGONISTI AI GOLDEN GLOBES 1972.

CRITICA

"Tutto il succo di codesta fantastica e stupefacente storia - sorprendente per la bella fotografia, per il dosaggio sapiente della regia, e per il sostenuto ritmo narrativo - è ricapitolato in una frase, tra le tante che vigorosamente scoppiettano d'intelligenza in tutta l'opera. L'irretito Harold confessa a Maude: Allora decisi di essere morto; ma la signora risponde: 'Tu non sei morto, ma ti sei tirato indietro alla vita. La vita ci è stata data per scoprirla'. Il racconto, pieno di finezze, matura gradualmente la psicologia di un rinunciatario; mediante notazioni naturalistiche e argomenti neoumanistici, lo segue nella scoperta della vita come valore, come bellezza, come dovere."('Segnalazioni cinematografiche', vol. 77, 1974)

"Questa nuova recensione vuol assumere, più che un adeguamento ai criteri di valutazione odierni, il significato di una sottolineatura di alcuni aspetti che rendono lodevole la riedizione stessa della pellicola. La relazione tra il ragazzo (orfano di padre e ossessionato da una madre del tutto fuori ruolo) e la stravagante vecchietta è un richiamo a sentimenti e valori che il romanticismo aveva sin troppo esaltato. Oggi, immersi in una società sempre più materiale, rattristati da forme di reazione assolutamente pazzesche e antiumane perché espresse con la pura violenza, gli spunti romantici possono indicare aspirazioni ad umanesimi sani ed equilibrati. Il film, mettendo alla berlina la madre sciocca, lo zio bellicista, il poliziotto beota, lo psicanalista campato per aria e persino il sacerdote troppo burocrate, è una sorta di campana che suona per risvegliare. Non per nulla Harold e Maude iniziano il loro fruttuoso dialogo all'interno dei cimiteri e nel corso delle cerimonie funebri: se non si trova la strada, o addirittura la scorciatoia, per raggiungere al più presto il recupero degli autentici valori umani e sociali e spirituali, il mondo può abbandonarsi alla morte." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 89, 1980)
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