Hans

ITALIA - 2005
Hans
Hans è un soggetto disturbato fin dalla giovane età, a causa di una predisposizione ereditaria e dei comportamenti psicotici dei genitori. Con gli anni la paranoia di Hans evolve in una fobia verso i rifiuti e la loro inarrestabile crescita, fino alla conclusione che il mondo li sta accumulando per farglieli, appena possibile, ingurgitare tutti. Il passaggio successivo è quello di individuare nella massiccia presenza di cittadini di colore la causa dell'enorme mole di rifiuti: i neri lo vogliono uccidere, facendogli ingoiare tutta la spazzatura prodotta. Dopo un certo periodo in cui la fobia sembra attenuarsi, ecco che un giorno Hans vede in un vicolo una coppia di colore che fa l'amore. La assale e violenta la donna. Arrestato, subisce un processo, al termine del quale viene condannato e rinchiuso in manicomio. Quando una infermiera di colore entra nella sua cella per portargli da mangiare, Hans abusa di lei fino ad ucciderla. Quindi si avvicina allo specchio e vi vede riflessa la propria immagine con il volto di una persona di colore.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, PSICOLOGICO
  • Specifiche tecniche: 35MM, DV
  • Produzione: ALTRO FILM
  • Distribuzione: L'ALTROFILM (2006)
  • Vietato 14
  • Data uscita 27 Gennaio 2006

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Ritratto in prima persona di un individuo affetto da schizofrenia, Hans Schabe, seguito dall'infanzia all'età adulta. Travasando nel tessuto drammaturgico le teorie freudiane sull'isteria, il giovane regista Louis Nero utilizza un linguaggio filmico para-sperimentale - in cui la dissolvenza incrociata assurge a chiave di volta stilistica - per stigmatizzare la persistenza del razzismo nella nostra società e il colpevole fuoricampo che il cinema contemporaneo gli riserva. La malattia di Hans regredisce fino a catalizzare le paure collettive: la fobia per la proliferazione dei rifiuti si intreccia nel giovane all'odio razziale per i neri. Questi tramerebbero per fargli ingurgitare tutti i rifiuti che si stanno accumulando. Un'associazione distorta che porta Hans a picchiare e stuprare due neri: il suo livore razzista è condiviso dai detentori del potere giudiziario, i quali tuttavia, ritenendolo ancora affetto da turbe psichiche, lo fanno rinchiudere in manicomio per la seconda volta. La dimensione borderline della storia infetta il racconto, conducendo il film nei territori dell'assurdo: un tentativo coraggioso, ma affossato da una sceneggiatura improvvisata e da una recitazione traballante. Il j'accuse sul razzismo sostenuto attraverso l'anti-eroe Hans risulta infine sterile e convulso, soffocato da una drammaturgia schizoide e da un ancoraggio al genere psico-thriller malfermo.

CRITICA

"'Hans', diretto da Louis Nero, completa la sua trilogia sul linguaggio cinematografico. Dopo 'Golem', in cui analizzava l'uso del montaggio, e 'Pianosequenza', girato in presa diretta annullando il montaggio, questo film rappresenta l'unione delle due forme di linguaggio esplorate. Louis Nero è cresciuto e qui esplora l'inquadratura emozionale: per scuotere i sentimenti degli spettatori, usa la macchina da presa assai più della sceneggiatura. Nessuna terza persona che racconta, nessun occhio esterno che interpreta: ci sono solo Hans e le sue visioni in stato di allucinazione. Certo, non si tratta di una commedia leggera. Ma è un film sull'inconscio che tiene, vira verso il thriller e strizza l'occhio al mondo dell'occulto." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 27 gennaio 2006)

"Si sente, di sfondo, anche un certo teatro dell'assurdo e l'apparizione, a un certo momento, di Freud e di Jung induce a vedervi anche dei riferimenti medici alle turbe psichiche, ma non è agevole considerare l'insieme alla luce di una vera logica drammaturgia: per quel tanto di insoluto e di approssimativo che lo sperimentalismo non basta a giustificare. Nei panni di Hans c'è Daniele Savoca, già protagonista di 'Piano sequenza', qui sempre con una maschera contratta: per dirci della pazzia che lo stravolge." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 10 febbraio 2006)

"Cronaca di una paranoia raccontata in diretta dal giovane Luis Nero che passa il testimone dalla follia al razzismo. (...) Il film è di bella coerenza stilistica espressionista, fascinoso. Non sempre riesce, ma spesso il contagioso disagio contemporaneo è molto ben reso in forma onirica e di incubo, con passaggi basagliani e pirandelliani e qualche ingenuità. Anche per il bravo Daniele Savoca, il messaggio è forte e chiaro: l' inferno continuano a essere gli altri." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 marzo 2006)
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