Gordos

SPAGNA - 2009
2/5
Gordos
Cinque persone notevolmente sovrappeso si incontrano durante una terapia di gruppo cui hanno deciso di partecipare per comprendere le rispettive motivazioni che li hanno condotti all'obesità. Ognuno di loro, durante le sedute, diventerà consapevole che le cause del proprio disagio si nascondono ben al di là del mero rapporto con il cibo. Allo stesso tempo, però, tutti loro troveranno la forza per affrontare le paure, le ossessioni e le necessità ma anche per cercare di realizzare i sogni e i desideri.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM
  • Produzione: TESELA PRODUCCIONES CINEMATOGRÁFICAS, FILMANOVA INVEST
  • Distribuzione: ARCHIBALD FILM (2010)

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Da quando la politica – americana, ma non solo (è di qualche giorno fa il rapporto della FAO che denuncia gli eccessi a tavola dell’Europa per la soddisfazione dei quali una sola terra potrebbe non bastare) – ha inserito l’obesità tra i temi in agenda anche il cinema si è adeguato sfornando negli ultimi anni un’estetica controcorrente e un immaginario fatto di corpi adiposi, trippa e bilance scassate. Il punto di vista è stato di volta in volta documentarista e d’inchiesta (Supersize Me), frivolo e bonario (Hairspray – Grasso è bello), apocalittico e sociale (si pensi alla colonia di sopravvissuti di Wall.E), in ogni caso generalizzante. La diversità di Gordos, opera seconda dello spagnolo Daniel Sanchez-Arévalo (Azul oscuro casi negro) in cartellone alle Giornate degli Autori, è il tentativo di un approccio intimista, psicologico, incentrato sulla persona del ciccione. Attorno al quale il film propone una variegata casistica: c’é l’ultimo discendente di una generazione sovrappeso che ha paura di morire giovane come i suoi predecessori; la promessa sposa che attribuisce ai suoi chili in eccesso le reticenze sessuali del futuro marito, un fanatico religioso; l’omosessuale che non riesce ad accettare se stesso e continua a reinventarsi anche dal punto di vista fisico; la ninfomane repressa che sfoga nel cibo la sua penuria di esperienze. Tutti in cura da un terapista dell’obesità, che è il primo però a non riuscire ad accettare il corpo “gravido” della moglie. E alla fine il grasso di troppo è il minore dei loro problemi. Proprio per questo Gordos è un film né pro né contro, e in definitiva nemmeno “sull’obesità”. La cinepresa di Sanchez-Arévalo – fluida, elegante, anche troppo spavalda per un semiesordiente – si posiziona al di qua e al di là del fenomeno, interessata alle nevrosi, alle paure, alle umane fragilità che determinano i maledetti chili in eccesso. Il cuore del discorso resta dunque la ricerca di una bussola esistenziale che rimetta a posto sbandamenti e sconquassi della torturata antropologia del benessere. Ma un fastidioso psicologismo fa di tutto per sommergere i momenti di sincerità e di sano divertimento che pure il film dispensa, mentre la sintomatologia – l’essere obesi – sembra più un espediente di forma per il regista spagnolo, che si diverte a saturare le immagini coi rotoli di carne di corpi deformi, silhouette grottesche di un antispettacolo servito a bella posta per mettere a disagio lo spettatore (e il suo appetito). La ripulsa è programmatica, alcune provocazioni suscitano più ilarità che scandalo e l’operazione marca da vicino quelle pregresse di John Cameron Mitchell (Shortbus) e Ulrich Seidl (Canicola). Ma a differenza di quest’ultime, mostra una maggiore nostalgia per l’umano. In tempi di cinismo imperante, il dato più disturbante del film rischia di essere questo.

NOTE

- PRESENTATO ALLA 6. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA, 2009).

CRITICA

"Lo svolgimento funziona bene fino a metà, poi diventa ripetitivo (...) Qualche taglio drastico servirebbe anche al film, che si perde e si ritrova senza ritmo." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 05 settembre 2009)
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