Gli ultimi saranno ultimi

ITALIA - 2015
1,5/5
Gli ultimi saranno ultimi
Luciana Colacci è una donna semplice che sogna una vita dignitosa insieme a suo marito Stefano. È proprio al coronamento del loro sogno d'amore, quando la pancia di Luciana comincia a crescere, che il suo mondo inizia a perdere pezzi: si troverà senza lavoro e deciderà di reclamare giustizia e diritti di fronte alla persona sbagliata, proprio un ultimo come lei, Antonio Zanzotto...
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: adattamento della commedia teatrale omonima di Paola Cortellesi, Massimiliano Bruno, Giampiero Solari, Furio Andreotti
  • Produzione: FULVIO E FEDERICA LUCISANO PER IIF-ITALIAN INTERNATIONAL FILM CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 12 Novembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
È una donna comune, Luciana Colacci. Sposata, con un lavoro normale (e malpagato), Luciana non ha grosse pretese, ambisce al minimo desiderio garantito: aspetta un bambino, e vorrebbe per lui una vita nulla più che dignitosa. Ma perde l’impiego, Luciana, e con quello anche le poche certezze che la circondavano: esasperata, finirà per compiere un gesto sconsiderato.

Dopo la commedia farsesca, Massimiliano Bruno decide di fare un balzo verso la commedia drammatica: l’occasione è data dalla trasposizione cinematografica di Gli ultimi saranno ultimi, già fortunata pièce teatrale scritta insieme a Giampiero Solari, Furio Andreotti e Paola Cortellesi, interpretata da quest’ultima (in scena dal 2005 al 2007), ora anche naturale protagonista (e coautrice dello script) del lungometraggio. Che è tanto necessario per quello che racconta quanto insoluto per il modo in cui tenta di farlo: sia chiaro, l’intento degli autori e degli attori (bravo Gassmann nel ruolo di Stefano, marito vitellone impenitente di Luciana) è nobile e il cinema, anche oggi e anche attraverso le solo apparenti gentilezze della (buona) commedia deve continuare a soffermarsi su problematiche attuali e sociali, ma nel caso specifico sembra di trovarsi di fronte ad un’operazione che, in maniera altalenante, cerca di giungere al dunque nel modo più “leggero” possibile, fino all’esplosione drammatica del finale, con apertura ad un futuro di speranza.

È carente in equilibrio il film di Bruno, costretto anche a rivedere (per forza di cose) la struttura del testo originario, che prevedeva l’interpretazione della Cortellesi di tutti i personaggi in scena: lì si raccontava la “nottataccia” di Luciana, quasi il fermo-immagine di un momento topico che racchiudeva, a parole, il percorso della protagonista fino a quel momento di follia, quello di una donna pistola in pugno che pretende di riottenere la propria dignità. Il film racconta invece gli ultimi nove mesi di Luciana (quelli della gravidanza) e, per farlo, ci presenta parallelamente anche Antonio Zanzotto (Fabrizio Bentivoglio), poliziotto del Nord Est trasferito (ad Anguillara) con disonore e accolto con ancora meno onore dai colleghi del nuovo luogo di lavoro: il brevissimo prologo (che serve al regista per giustificare il finale circolare del racconto) già ci dice che pur non incontrandosi mai (se non per una frazione di secondo), Luciana e Antonio saranno faccia a faccia nella scena madre dell’intero film.

L’incontro/scontro tra due “ultimi”, certo, climax di un (doppio) percorso mai veramente bilanciato (francamente la “trovata” del rapporto d’amicizia tra il poliziotto e il transessuale è ben al di là di qualsiasi velleitarismo radical chic…), che guarda ai grandi della nostra commedia e, per provare ad avvicinarli, esagera con l’enfasi, con i ralenti, anziché provare a sottrarre, a lasciar intendere…
D’altronde, se è vero che gli ultimi saranno ultimi, è anche vero che (il più delle volte) chi nasce tondo non può morire quadrato.

NOTE

- CANDIDATO AI DAVID DI DONATELO 2016 PER: MIGLIORE ATTRICE (PAOLA CORTELLESI) E ATTORE (FABRIZIO BENTIVOGLIO) PROTAGONISTI E DAVID GIOVANI.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2016 PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (PAOLA CORTELLESI) E ATTORE NON PROTAGONISTA (FABRIZIO BENTIVOGLIO, CANDIDATO ANCHE PER "FOREVER YOUNG" DI FAUSTO BRIZZI E "DOBBIAMO PARLARE" DI SERGIO RUBINI).

CRITICA

"Massimiliano Bruno ha impresso una virata drammatica al suo cinema (tre film da regista e molti da sceneggiatore) di commedia. Al centro il tema dell'essere padroni della propria vita e delle proprie scelte; riuscire, nel bene e nel male, a non subire passivamente e inconsapevolmente il corso delle cose. (...) In un crescendo drammatico i (...) nodi vengono al pettine. (...) Il contrasto tra lo sbattimento di Luciana e la puerile dipendenza di Stefano ha troppo del farsesco, insomma è troppo. La sottostoria del poliziotto Antonio, ricca di potenzialità, non è espressa come potrebbe. Diverse cose buttate nel mucchio e appese in cerca di definizione e del tono più appropriato. Quelli che la sanno lunga direbbero: colpa della sceneggiatura (anche di Cortellesi ) e in effetti è la scrittura che non rifinisce abbastanza i personaggi. Gli interpreti ci sono: Cortellesi si fa in quattro, Gassmann guadagna intensità ad ogni prova, Bentivoglio che indossa sempre i suoi personaggi con cura meticolosa. Un film imperfetto ma forte e intenso." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 10 novembre 2015)

"Siamo in un borgo, ci sono i 'tipi' ma scordatevi il solare bozzettismo di 'Pane, amore e fantasia' (1953) di Comencini. Per Bruno, ispirato dalla sua omonima pièce teatrale portata in scena proprio dalla Cortellesi, è meglio parlare piuttosto di disoccupazione, maschilismo e spietato realismo. (...) Bruno cerca di proporre una commedia nazionalpopolare con il cittadino che si incavola affidando alla bravissima Cortellesi un'altra donna sottovalutata, sfruttata e costretta alla doppia fatica come già fu la sua meravigliosa architetta di 'Scusate se esisto!' (2014) di Riccardo Milani. Non è un cinema per niente facile da realizzare. E per questo ci sembra giusto definire Bruno né matto, né stanco. Solo molto coraggioso." Francesco Alò, 'Il Messaggero', 10 novembre 2015)

"Nel raggio casuale, concentrico degli eventi, le vite si toccano, nessuno è padrone dei propri destini: c'è la tentazione della commedia, ma si nasconde presto dietro flash back serpentino, fino al finale pseudo lieto, col famoso raggio di sole che pare suggerito dal box office. Ma c'è la sostanza poetico sociale della storia, tipo servizio di «Ballarò», c'è la tristezza provinciale del modo di vivere, chiacchierare e sognare della tv. Peccato che l'autore non si fidi abbastanza dei suoi bravi attori (è la miglior Cortellesi vista e Gassmann jr. eredita e modernizza i sorpassi del padre), né dei silenzi, delle pause della vita e nei momenti clou imponga molesti e vistosi innesti sonori tramutando le scene madri in video clip musicali stonati. Ma l'impasto tra commedia e dramma è spesso indovinato come nella commedia all'italiana (...)." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 novembre 2015)

"Seguendo il canovaccio dell'omonimo monologo teatrale scritto espressamente per l'attrice, il Massimiliano Bruno ridanciano di «Nessuno mi può giudicare» e «Viva l'Italia» piazza nel quadretto un detonatore narrativo da cinema politico (tendenza, per così dire, Diecistelle) e, partendo dall'epilogo in stile cronaca nera, cerca di coinvolgere progressivamente il pubblico nella via crucis di una donna forte (...) colpita a tradimento dall'ingiustizia padronale e accomunata a sorpresa alle sorti parallele del poliziotto nordico Bentivoglio (...). La quarantenne antieroina, interpretata con genuino slancio da un'attrice forse meritatamente sulla cresta dell'onda, ma ai nostri occhi sempre penalizzata da un quid forzato e insincero di espressioni e di battute, procede nel tripudio di bozzetti accattivanti affidati a comprimari a eccessiva tendenza macchiettistica e siparietti romaneschi al limite del triviale, portandosi addosso il non facile peso del messaggio, insufflato a ogni scatto di fotogramma dall'assistenza moralistica della sceneggiatura e della regia. (...) tutto vero e verosimigliante, va da sé, ma costruito a colpi d'inutili ridondanze, discutibili sovrapposizioni musicali e tonalità svarianti fuori misura dal comico al melodrammatico." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 12 novembre 2015)

"Trasposizione del suo omonimo spettacolo teatrale, 'Gli ultimi saranno ultimi' è il progetto più ambizioso di Max Bruno e insieme il meno riuscito: la riflessione sulla precarietà e la disparità di genere (c'è pure un trans risparmiabilissimo) tiene in ostaggio il racconto, incapace di far fronte a questi temi seri e pe(n)santi senza cadere nell'enfasi, nei didascalismi e nella mera inverosimiglianza (il gran finale in fabbrica dove tutti piombano non si sa come). Gassmann è il migliore, discontinua la Cortellesi, parentetico Bentivoglio, ma il problema non è negli interpreti: le buone, civili e sociologiche intenzioni ipotecano gli esiti, il Max Bruno che conosciamo si ritrova solo nel cazzeggio romano a tavola." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 12 novembre 2015)

"Piacerà a chi non ha mai smesso di rimpiangere la commedia all'italiana e la capacità di raccontare cose tremende, ma sempre con toni leggeri. Certo Bruno non è Risi, la Cortellesi non è la Vitti. Eppure la commedia-dramma ti entra dentro, la segui, ti identifichi. Magari tuo malgrado." (Giorgio Carbone, 'Libero', 12 novembre 2015)

"S'incrociano a fatica le due storie di Massimiliano Bruno, incautamente passato dalla commedia al dramma. (...) Tre sfigati che hanno la comprensione del pubblico, ma di un'ingenuità davvero esagerata." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 12 novembre 2015)

"Provincia italiana, laziale, ma è il Paese della crisi, di valori e di occupazione, di fiducia e di rappresentanza, a entrare nel mirino di questa commedia amara, afflitta da eccesso di disgrazie (sta tutto nella vita, per carità) sulla povera Luciana (Cortellesi). (...) Alla ricerca di massima identificazione del pubblico, incitando a virtuosa ribellione, Bruno ("Nessuno mi può giudicare") e gli sceneggiatori accalcano temi e problemi, dalla mancanza di solidarietà al cinismo aziendale, dall'emarginazione delle minoranze sessuali alla dipendenza dalle scommesse al problema di coscienza nell'ordine pubblico. Tra quadretti di vita sociale e qualche incisivo botta&risposta, tiene su tutto l'ottimo trio d'attori, la Cortellesi purtroppo spinta nel finale a primi piani di incontrollata disperazione." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 13 novembre 2015)
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