Gli infedeli

Les infidèles

FRANCIA - 2012
2/5
Gli infedeli
I trionfi e gli insuccessi, le glorie e i pietosi disastri dell'infedeltà maschile mostrati in tutte le sue varietà. Luoghi e situazioni fanno da sfondo all'unico e solo intento dei protagonisti: ogni scusa è buona e ogni trucco viene messo in pratica per arrivare alla meta... portarsi a letto una donna.
  • Episodi: Las Vegas - La question - Il prologo - Bernard - Thibaud - Simon - Infedeli anonimi - La bonne conscience - Lolita
  • Altri titoli:
    The Players
    Gli/Le infedeli
  • Durata: 109'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, ROMANTICO
  • Produzione: JEAN DUJARDIN, MARC DUJARDIN, ÉRIC HANNEZO, GUILLAUME LACROIX PER JD PROD, BLACK DYNAMITE FILMS
  • Distribuzione: BIM - DVD: BIM/01 DISTRIBUTION HOME VIDEO
  • Vietato 14
  • Data uscita 4 Maggio 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Finalmente. Dopo i tanti knockout che i cugini d'Oltraple ci hanno inflitto – buon ultimo, Quasi amici - possiamo prenderci un'azzurra rivincita, e ringraziare Jean Dujardin & Gilles Lellouche, i due dei ex machina de Gli infedeli, film a episodi con regia collettiva - con loro, Bercot, Cavayé, Courtès, Hazanavicius e Lartigau - e cast assortito - c'è anche Guillaume Canet e la moglie di Dujardin,Alexandra Lamy. Tentativo confesso - lo dice Lellouche - di scopiazzare I mostri di Risi, viceversa, non va oltre un'accozzaglia di situazioni risibili, mood pecoreccio e ilarità al lumicino: forse, si son divertiti a girarlo, ma guardarlo è tutta un'altra cosa. Dietro e davanti la macchina da presa, Gilles e l'oscarizzato (The Artist) Jean incarnano uomini sempre meschini, talvolta vigliacchi, raramente scaltri, prestandosi alle diverse facce - da schiaffi - dell'infedeltà maschile: occultano la verità, si smarcano dai rapporti seri, fanno sesso nella stessa camera. Insomma, due compagnoni, complici e libertini, ma variamente inetti, vanamente fascinosi, palesemente ottusi. E inseriti in una cornice episodica che o si rinnova o puzza di vecchio, come in questo caso.

CRITICA

"Sei episodi, tre intermezzi, sette registi (fra cui una donna), cinque sceneggiatori. Due dei quali - Jean Dujardin e Gilles Lellouche - sono anche i protagonisti delle storie principali, i registi del finale e soprattutto gli ispiratori dell'intera operazione. Che esplora il tema inesauribile dell'infedeltà maschile (e della complicità maschile, per molti versi sua sorella minore) moltiplicando i toni, gli stili, gli umori che alimentano un lavoro molto più sottile di quanto la locandina ammiccante lasci pensare. Vistosamente indebitato con la gloriosa tradizione dei film a episodi italiani anni 60, sinonimo di comicità corrosiva, 'Gli infedeli' potrebbe sembrare infatti un'operazione nostalgica. Non solo per la forma scelta ma per il mondo che mette in scena, dominato da un machismo impudente e in parte anacronistico. Falsa pista. Se Dujardin, Lellouche e C. scelgono storie brevi e brevissime è per iniettare nella vivacità del formato i veleni di uno sguardo tutt'altro che complice o compiaciuto, malgrado la simpatia dei protagonisti. (...) È l'eterna ricetta della (vecchia) commedia all'italiana: difficile non detestare i personaggi, impossibile non adorare gli attori. 'Gli infedeli' la applica al terreno scivoloso del sesso con i modi disincantati della società postpermissiva, regalando agli attori personaggi e occasioni memorabili, ma tiene sempre d'occhio il quadro generale. Senza negarsi il divertimento, sorretto anche dalla gran qualità della fattura, né cadere nel moralismo facile e spesso ipocrita. Inutili i paragoni con le sedicenti commedie che proliferano oggi in Italia. Sarebbero avvilenti." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 maggio 2012)

"Dopo annidi quasi latitanza dai nostri schermi, il cinema francese conosce un rilancio; accelerato, ultimamente, dal successo agli Oscar di ' The Artist'. E proprio l'attore che ha ricevuto la statuetta per quel film, Jean Dujardin, è promotore e anima di questa commedia a episodi, tra i cui realizzatori (ben sette) figura anche il regista Michel Hazanavicius, altro Oscar per 'The Artist'. Film rispetto al quale, però, siamo agli antipodi: tutto delicatezza e pudore quello; volutamente maleducata, svergognata, trash questa antologia di sketch sull'infedeltà sessuale maschile. Meno scollegati di quanto si potrebbe temere, gli episodi variano dal maturo professionista alle prese con una lolita manipolatrice al tipo che vuol concedersi un'avventura durante un seminario di lavoro, alle confessioni reciproche di coppia. Divertente la riunione degli 'infedeli anonimi'; meno felici altri momenti. Il modello dichiarato sono le commedie italiane a episodi anni Sessanta e Settanta, prototipo 'I mostri'. Anche se la satira di Dino Risi, a denti stretti e venata d'indignazione, non troverà qui i suoi eredi. (Roberto Nepoti, 'La Republbica', 4 maggio 2012)

"Dopo il successo internazionale di 'The Artist', il film francese vincitore dell'Oscar per il miglior film straniero, Jean Dujardin che, interpretandolo, era già stato premiato al Festival di Cannes come migliore attore, ha pensato, come tanti ormai, di diventare regista. Si è rivolto al suo amico Gilles Lellouche, anche lui, in Francia, attore noto e, insieme, si sono scritti il film a episodi di oggi accompagnandosi, negli episodi non diretti da loro, anche ad altri registi. Il risultato è un film non sempre molto omogeneo, con un'idea di base, però, che può interessare, quella dei mariti infedeli spesso alla ricerca affannosa dei modi con cui nascondere alle mogli i propri tradimenti. (...) Si passa dalla commedia di tipo quasi borghese alla farsa costruita con i modi più facili perché scaturisca da equivoci noti («Mia moglie! Rivestiti, scappa»). Il pregio maggiore però lo ha ancora una volta Jean Dujardin, non come sceneggiatore e regista, ma come interprete via via di ruoli diversi, con il dono di trascorrere dalla risata ai sospiri mutando pochissimo il trucco e molto la gestualità e la recitazione (quest'ultima da me ascoltata per fortuna nella versione originale). Gli si adeguano non solo Gilles Lellouche, ma anche i molti altri, uomini e donne, che gli recitano al fianco. Disinvolti eppure sobri anche nei momenti farseschi." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 4 maggio 2012)

"Esercizi di comparazione sull'asse Italia-Francia, in attesa del ballottaggio Hollande-Sarkozy. Oltralpe i manifesti pubblicitari di 'Gli infedeli', film a episodi in uscita per questo weekend, hanno suscitato polemiche e dibattiti per l'eccessivo maschilismo. In Italia almeno un manifesto è rimasto invariato: è quello in cui Jean Dujardin (premio Oscar per 'The Artist') guarda gaglioffo verso i passanti, aprendo le gambe di una donna che compare nell'immagine solo dalla vita in giù. In Francia, sopra questa immagine si leggeva una scritta che doveva comunicare lo yuppismo del personaggio e la natura frettolosa del rapporto in corso: «Je rentre en reunion», entro in riunione (con pesante doppio senso). In Italia la frase è diventata «Vado a giocare a calcetto» (bah!). I due attori protagonisti, il citato Dujardin e Gilles Lellouche, hanno dichiarato in varie interviste di essersi ispirati a 'I mostri' di Dino Risi. Aspettate ad esultare. Personalmente, quando abbiamo visto 'Gli infedeli' ci è venuto spontaneo ribattezzarlo «la risposta francese ai Soliti idioti'». Attenzione: idioti, non ignoti. La becera volgarità di cui il film tracima è più o meno di quel livello, ma nella suddetta frase virgolettata - tanto per insistere sul paragone dell'inizio - dovreste sottolineare la parola «francese». Nel senso che la via italiana alla volgarità partorisce un «oggetto» - 'I soliti idioti', appunto - che nemmeno sotto tortura definiremmo un film, mentre 'Gli infedeli' è pur sempre un film, brutto e spocchioso quanto può esserlo un brutto film francese, ma di confezione e astuzia superiori. (...) Trattasi quindi di un film a 14 mani fatto con i piedi. Le storielle non vanno oltre la barzelletta sconcia, e grondano un maschilismo ripugnante, in cui le «pollastrelle» sono tutte procaci, disponibili e decerebrate, e gli uomini celebrano il trionfo del maschio cacciatore. In Francia ha avuto quasi 2 milioni e 300mila spettatori: è consolante sapere che stanno messi male quasi quanto noi? E se poi rivince Sarkozy?" (Alberto Crespi, 'L'Unità', 4 maggio 2012)

"Parbleu. Se anche i francesi iniziano a sbagliare i film, dove andremo a finire? Dopo averli (giustamente) esaltati per la qualità sempre molto elevata delle loro pellicole come, ad esempio, il recentissimo 'Quasi amici', ecco che arriva una commedia che li riporta sulla terra. Come suggerisce il titolo, tutto ruota intorno al tema dell'infedeltà maschile (e relative conseguenze), riletto attraverso sette registi cui sono affidati altrettanti episodi (più un prologo ed un epilogo) per dimostrare che «in fondo noi maschi siamo animali e tutta la natura è infedele». Con più di un occhio rivolto alla commedia all'italiana de 'l mostri', il film declina vari tipi di tradimenti che hanno, come comun denominatore, il fatto di venire scoperti, anche solo attraverso uno sguardo negli occhi del fedifrago o un sms ritardato, dalla moglie di turno. Tutto nasce da un'idea del premio Oscar Jean Dujardin e di Gilles Lellouche, attori principali ed anche registi dell'epilogo (scontato), che hanno chiamato, intorno a loro, Emmanuelle Bercot, Fred Cavayé, Alexandre Courtès, Eric Lartigau e l'altro premio Oscar (per 'The Artist') Michel Hazanavicius, per dirigere, a volte veloci sketch, a volte piccole pochade, sempre incanalate sul bisogno inarrestabile dell'uomo di cornificare la propria compagna. Progetto interessante nelle intenzioni ma poco riuscito al lato pratico perché, pur con tutta la buona volontà, si ride pochissimo per non dire per nulla." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 4 maggio 2012)

"Piacerà a coloro che negli ultimi tempi si sono scoperti un rinnovato interesse per la commedia francese (merito degli imprevisti successi di 'Quasi amici' e 'Piccole bugie fra amici'). E ci chiedono: perché queste storie oltralpe le sanno raccontare come Dio comanda e noi no? Risposta perché hanno attori, registi e anche una tradizione culturale (leggi Feydeau) che noi non ci sogniamo (dai tempi di Goldoni). Il divertimento che offre 'Gli infedeli' è spesso di grana grossa, ma non scade mai nella volgarità. Eppoi, come si fa a non apprezzare la voluta scorrettezza politica che percorre maligna tutti i nove sketches? Gli uomini che tradiscono saranno allupati, ma le loro signore, oche e conformiste, si meritano a quasi ogni evasione. Tranne quella interpretata da Alexandra Lamy (ma forse perché qui la regista è una donna)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 4 maggio 2012)

"Dopo le tante sberle che i francesi ci hanno rifilato al box office - buon ultimo, 'Quasi amici' - possiamo prenderci la rivincita, e ringraziare Jean Dujardin & Gilles Lellouche, i fautori de 'Gli infedeli', film a episodi con regia collettiva - con loro, Bercot, Cavayé, Courtès, Hazanavicius e Lartigau - e cast assortito - c'è anche Guillaume Canet pettinato da pupazzo e la moglie di Dujardin, Alexandra Lamy. Tentativo confesso - lo dice Lellouche - di scopiazzare 'I mostri' di Risi, viceversa, non va oltre un'accozzaglia di situazioni risibili, mood pecoreccio e ilarità al lumicino: forse, si son divertiti a girarlo, ma guardarlo è tutta un'altra cosa. Dietro e davanti la macchina da presa, le facce da schiaffi di Gilles e dell'oscarizzato Jean ('The Artist') si prestano a uomini sempre infedeli, talvolta vigliacchi, raramente scaltri, fino al finale che... t'aspetti. Insomma, due compagnoni complici e libertini, ma variamente inetti, vanamente supportati dai comprimari e inseriti in una cornice episodica che o si rinnova o - è questo il caso - puzza di vecchio. Infedeli? Sì, al cinema." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 3 maggio 2012)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy