Gli amanti passeggeri

Los amantes pasajeros

SPAGNA - 2013
Alcuni variopinti personaggi che sono in viaggio a bordo del volo 2549 della compagnia Península e diretto a Città del Messico, si trovano in una condizione di pericolo a causa di un guasto tecnico. Mentre i piloti fanno il possibile per trovare una soluzione con i loro colleghi della Torre di Controllo, gli assistenti di volo e il responsabile di cabina tentano di tenere sotto controllo la situazione e garantire ai passeggeri il miglior viaggio possibile. Ma la vita tra le nuvole è tanto complicata quanto quella sulla Terra...

CAST

NOTE

- COREOGRAFIE: BLANCA LI.

CRITICA

"Pedro Almodóvar racconta una storia smodatamente e allegramente gay. (...) In quello spazio, tra le nuvole, si sfrena una specie di catarsi collettiva, in cui le persone si rivelano agli altri ma anche a se stessi. Momento indimenticabile: i tre steward ballano con i massimi gesti gay e cantano 'I am so excited' delle Pointer Sisters. Al suo 19° film, Almodóvar torna al suo primo cinema, quello anni 80. Con attori molto bravi e a noi non molto conosciuti." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 21 marzo 2013)

"Caro Pedro, va bene il ritorno agli anni Ottanta e va bene anche l'apoteosi dell'edonismo non reaganiano, bensì almodovariano. Purtroppo, però, di tempo ne è passato troppo e mentre il tuo stile da grezzo ma lisergico s'è trasformato in raffinato ma leccato, la nostalgia della movida postfranchista con il suo circo barnum umano ti ha tirato un brutto scherzo: invece di creare un film strutturato, hai giocato la carta di un pot-pourri di sequenze puerili, scatologiche, triviali (...). Preoccupato, a suo confuso parere (le chiacchierate con la stampa non hanno giovato un granché all'attesa dell'esordio nelle sale), dalla crisi che funesta la Spagna, il regista non ha fatto, insomma, altro che mettere in commedia la vecchia idea del sesso libero e selvaggio a centottanta gradi. (...) Si potrebbe chiedere aiuto al vecchio leitmotiv di amore & morte, disseminato nei vari modelli di catarsi a cui si sottopongono piloti, steward e hostess, i passeggeri dell'economy e quelli della business, ma purtroppo incombe la metafora primaria: al giorno d'oggi in Spagna, ma non solo, siamo tutti imbarcati in un viaggio senza destinazione e condannato, se va bene, allo shock di un atterraggio doloroso e inaspettato. Si ridacchia qua e là, certo, anche se non siamo sicuri che il culto di una mascolinità festosamente ribaltata sia in linea con la nobile campagna anti-omofoba; resta il fatto che la messinscena si sbizzarrisce nel simpatico narcisismo dello sfarzo cromatico e dei preziosi e curiosi contrappunti musicali (Alberto Iglesias alternato a 'Per Elisa' dei Los Destellos o 'I am so excited' delle Pointer Sisters), dichiarandosi in partenza autoreferenziale. In quest'ottica il catalogo di dettagli oltraggiosi, buoni per quei pochi o tanti spettatori ancora disposti a farsi scandalizzare, resta anch'esso confinato in uno spazio angusto e claustrofobico da un punto di vista narrativo ed emotivo universale." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 21 marzo 2013)

"'Gli amanti passeggeri' è il nuovo film di Pedro Almodóvar, e il suo ritorno alla commedia come dice lo stesso autore, che dal (meraviglioso) titolo rimanda ai movimenti del caso e al desiderio di una leggerezza feroce con cui affrontare le cose del mondo. Un caso, e un caos, dichiarati già nella prima immagine, l'apparizione soave di Antonio Banderas e Penélope Cruz in un fulmineo cameo. (...) E intanto tra le nuvole si palesa la Spagna di oggi, devastata da corruzione e crisi economica. Pensando però alle sue sbilenche commedie degli anni Ottanta e Novanta , a cui Almodóvar dice di avere guardato, quelli delle ragazze Pepi Luci e delle 'Donne sull'orlo di una crisi di nervi', è come se le punte acide dell'ironia si fossero stemperate. In quei film i rimandi «interni» alla Spagna post-franchista e alla sua nuova libertà si traducevano in una forma cinematografica dove il miscuglio allegramente selvaggio dei generi inventava nuovi universi di immaginari. Qui invece i riferimenti alla realtà spagnola non sembrano tradursi in un gesto cinematografico, e anche se si ride spesso, e l'umorismo di Almodóvar è come sempre raffinato e pieno di invenzioni, l'impressione è di una distanza un po' programmatica, molto scritta, guidata dal regista senza il sussulto della sorpresa. In fondo questa commedia è molto triste, per carità come tutte le commedie, ma anche un po' cupa forse perché i ragazzi di un tempo sono invecchiati e la realtà attuale è assai meno piena di promesse, nonostante il sentimento di rivolta covi sempre da qualche parte, magari sotto la schiuma gettata sulla pista. Certo Almodóvar sa come dirigere queste vite di diretta - meglio sarebbe dire in volo - dosando con sapienza ogni sapore del cuore. Ma se il suo microcosmo da kammerspiel ci racconta un mondo «altro», in cui esplodono l'idea di famiglia, coppia, gender, una volta a terra la realtà è sempre lì, dietro la porta a vetri del non luogo di un aeroporto, piena di incognite, ancora da inventare. E l'impressione è che i suoi personaggi vi vengano risucchiati di nuovo, «passeggeri» nella loro libertà." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 21 marzo 2013)"

"Deludono (...) 'Gli amanti passeggeri' di Pedro Almodóvar che in tempi di crisi gira una commedia tutta ambientata su un aereo diretto dalla Spagna in Messico. (...) Obiettivo del regista era tornare alla commedia leggera delle proprie origini, ma il risultato è greve, spesso volgare, talvolta noioso e finisce per essere solo una parodia dei film 'alla Almodóvar'." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 21 marzo 2013)

"(...) Pedro Almodóvar, che ritorna alla (sua) commedia anni 80, cerca la facile metafora sociopolitica sulla Spagna oggi, ma va fuori pista: sesso (...) e tante parole in bianco, mescalina e noia a piede libero, soprattutto, la sensazione di un autore in emergenza creativa, che gira a vuoto e del suo cinema sa riproporre solo gag, tic e trivialità. L'aereo più ingolfato del mondo, povero Pedro." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 21 marzo 2013)

"Piacerà ai fans di Almodóvar che applaudiranno al ritorno in forma del loro vate dopo il deciso flop (di critica e di pubblico) di 'La pelle che abito'. E agli appassionati, ai ricercatori delle metafore politiche. La Spagna come si sa sta peggio di noi. II paese è tornato cupo e pessimista come neanche ai tempi di Franco. II mondo della «movida» del quale Almodóvar fu profeta sembra sparito all'orizzonte. L'unica movida che può sopravvivere la si può collocare solo in una favola sconcia a diecimila metri d'altezza. Sarà. Io nel valutare 'Gli amanti passeggeri' non posso non considerare che don Pedro della Mancha è stato più o meno costretto a buttarsi sulla farsa per invertire un trend negativo (commercialmente) in atto da anni. Dal suo stretto punto di vista ha fatto bene. 'Gli amanti' ha sfondato i botteghini iberici. I poveri spagnoli (più poveri di noi) hanno come noi una gran voglia di ridere, ridere, ridere per scordare la dura realtà quotidiana Noi rimuoviamo i nostri guai con Fabio De Luigi e persino (ugh) con Alessandro Siani, e loro con Javier Cámara, Carlos Areces e Raul Arévalo (gli steward) specialisti in una comicità sbracata, che solo in una Spagna ex bigotta, ex franchista, ex baciapile ha potuto nascere e prosperare. Da noi, cresciuti in una realtà politica (e cinematografica) meno depressa (e deprimente) la trasgressione a tutti i costi, funziona meno. Diverte, all'inizio, ma alla lunga infastidisce. 'Gli amanti passeggeri' dura solo 90 minuti, ma ne ha almeno 60 di troppo. E non fatevi ingannare dalla presenza nel cast di nomi altisonanti (Banderas, Penelope Cruz, Paz Vega, Cecilia Roth). Sono qui solo in «amichevole partecipazione». Amichevole per don Pedro, naturalmente." (Giorgio Carbone, 'Libero', 21 marzo 2013)

"Sensazionale maialata dell'irrecuperabile Pedro Almodóvar, perfino più brutto del precedente 'La pelle che abito', che almeno viaggiava nel limiti del buon gusto, pur oltrepassando quelli della follia. Una commediola gonfia di umorismo surreale, ricca di imbarazzanti sconcezze (più dette che esibite) e povera di battute decenti." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 21 marzo 2013)
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