Giardini in autunno

Jardins en automne

ITALIA, FRANCIA, RUSSIA - 2006
Giardini in autunno
Vincent fa il ministro. È un uomo potente ed elegante, non brutto, amante della buona cucina e dei vini raffinati. Da alcuni anni ha un'amante, Odile, una donna molto bella, intelligente ed affascinante. Avere a fianco una donna così attraente, determinata e con le idee chiare, però, non è sempre un vantaggio. Infatti, quando Vincent viene estromesso dal Ministero per un cambio ai vertici del potere, lei, senza pensarci troppo, lo lascia. Théodière, il nuovo ministro in carica, prende il posto di Vincent e, appena insediato, entra nel bellissimo ufficio del suo predecessore e fa scomparire tutto quello che trova. Gli scaffali, la libreria con le sue suppellettili, le sedie, i divani, le poltrone, la massiccia scrivania, e persino posacenere e telefono, vengono cambiati. Ma anche la fortuna di Théodière, quanto potrà durare? Mentre il nuovo ministro parte con slancio per iniziare i lavori e distruggere quanto è stato fatto prima di lui, Vincent riscopre il piacere della vita.
  • Altri titoli:
    Gardens in Autumn
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: PIERRE GRISE PRODUCTIONS, CINEMAUNDICI, CINEMA WITHOUT FRONTIERS LLC, FMB2 FILMS, CNC, AGENCE FÉDÉRALE DE LA CULTURE ET DE LA CINÉMATOGRAPHIE, CANAL +, TPS STAR, EURIMAGES, MEDIA, COFIMAGE 17, PROCIREP, NAFTA MOSKVA
  • Distribuzione: MIKADO
  • Data uscita 27 Ottobre 2006

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Ministro costretto a lasciare il potere trova la felicità, ovvero beve, suona e riscopre i luoghi cari dell’infanzia. I giardini fioriscono in autunno, dice Otar Iosseliani, e verrebbe da credergli. Quasi: il regista georgiano – trapiantato in Francia – non sa dove collocare questo locus amoenus, sceglie il bozzetto naif, ma gli trema la camera, non osa e rimane a metà strada. Ed è grave per un film che, esulando dal realismo, dovrebbe calcare un palcoscenico benigno ma non buonista, utopico ma non inverosimile. Invece no, Iosseliani – sceneggiatore, regista e montatore – sceglie un signor attor nessuno, Séverin Blanchet, per impersonare l’ex-ministro Vincent, viveur e tombeur, traveste da donna il mostro sacro Michel Piccoli e si perde lui stesso tra vino, amanti a go-go e diffuso perdonismo. Le musiche sono di Franz Schubert, ma pare Scurdiamoce o’ passato, il passaggio di potere, che Iosseliani vorrebbe demistificare, diviene assenza di Potere. Quello vero, quello maiuscolo, è purtroppo un’altra cosa, non è redimibile come Vincent, non è caricaturale come il suo successore Théodière: Giardini in autunno lo tiene colpevolmente nel fuoricampo. Non resta che farci affascinare, invero poco, molto poco, da un altro mondo possibile, nemmeno ottimale: immigrati ridotti a cartine tornasole del politically correct e maschilismo imperante. Almeno al cinema, le mezze stagioni non dovrebbero esistere.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA I^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2006).

CRITICA

"Dal regista dei 'Merli canterini', una commedia dolce e ingannevole sull'avidità che ci inganna e tradisce, l'elegia di un mondo semplice da rivalutare per trovare un metro quadro di libertà. Per ridere, c'è Michel Piccoli en travesti." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 15 ottobre 2006)

"Brutta bestia il Potere, ma si può sempre guarire. E se il Napoleone di Virzì dall'esilio prepara la riscossa (è storia), il ministro trombato di Iosseliani la prende con ben altra filosofia. Succede in 'Jardins d'automne', una meraviglia di intelligenza e divertimento che come ogni film del grande georgiano è fatto soprattutto di corpi, ritmi, gesti, ripetizioni, distribuiti in gag sapienti e sottili come i suoi piani sequenza. Una musica che ti entra dentro e non esce più. Proprio questo fa infatti Iosseliani: prende un tema certo non nuovo (la vanità del potere, le gioie della vita semplice) e lo asciuga, lo concentra, lo sublima in facce e andature mai viste. Fino a farne una sorta di danza quasi senza dialoghi. (...) E' una posizione cinematografica (il tema trasformato in musica) ma anche morale: spogliati del potere cosa ci resta? Le nostre quattro ossa, o poco più. Ma non è poco, è moltissimo. Basta saperlo, e saperne godere. Questo ci manda a dire da Parigi l'esule Iosseliani. L'altro esule, Bonaparte, riempirà i libri di storia. Ma dovessimo passare un giorno o un anno con uno dei due, sapremmo chi scegliere." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 settembre 2006)
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