Fuoco, neve e dinamite

Feuer, Eis & Dynamit

GERMANIA - 1990
Sir George, ricco finanziere appassionato di ecologia, incontra quattro soci in aereo, che gli presentano la grave situazione in cui si trova la società di cui è a capo, a causa delle forti spese da lui sostenute per impegni ecologici, e finge perciò di uccidersi, gettandosi nel vuoto. Tutti lo credono morto, ma egli in realtà si salva grazie al paracadute. Alla lettura del testamento, partecipano, oltre ai soci di Sir George, anche i tre figli, che egli ha avuto da donne diverse, e che non vede da molto tempo: Lucy, Dudley e Alexander. Sir George ha lasciato tutto il suo patrimonio (più di 135 milioni di dollari) a chi saprà vincere una difficile gara sportiva, il Megathon, da lui stesso inventata. Iniziano dunque le 7 prove, di cui è composto il Megathon, al quale partecipano oltre ai campioni di alcune notissime società commerciali, anche due noti imbroglioni, Viktor e Martha De Brise, che sono riusciti ad intrufolarsi, decisi a raggiungere la vittoria usando soprattutto la dinamite. Intanto Lucy, Dudley e Alexander, che non si conoscevano, cominciano a legarsi fra loro affettuosamente, e senza saperlo, sono sempre accompagnati e protetti dal padre, camuffato da maggiordomo di famiglia. Inoltre li assiste una graziosa allenatrice di colore, Serena, che presto inizia un legame amoroso con Alexander. Nelle gare i tre giovani si piazzano subito bene, mentre il perfido Viktor cerca di eliminare slealmente i migliori concorrenti. Dopo alterne vicende in prove pericolose, come l'ascensione della parete di una diga, e inusuali gare di sci, i tre fratelli vincono il premio, nonostante i molti attentati compiuti contro di loro da Viktor. Entusiasta per la vittoria dei suoi figli, Sir George vuole incontrarli per rivelar loro che è vivo, e perciò dà loro appuntamento su un'alta vetta della Svizzera, dove padre e figli si abbracciano finalmente felici. Qui vengono salvati da un elicottero, dopo l'ennesimo inutile tentativo del perfido De Brise di ucciderli con la dinamite.

CAST

CRITICA

"Il regista Willy Bogner, non è certo un gran narratore cinematografico, i suoi toni comicogrotteschi risultano a volte pesanti: ma le gare, girate benissimo soprattutto in Engadina e sulle alpi svizzere, sono rare da vedere, emozionanti, divertenti". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 marzo 1991).

"Il film di Bogner è narrativamente inesistente. Più che un film, sembra una edizione kolossal del televisivo "giochi senza frontiere". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 31 marzo 1991).

"Tutto il film è la descrizione per immagini, bene e pericolosamente girate a merito degli operatori. Siamo di fronte ad uno smaccato esempio di film dove i tecnici hanno la meglio sui "creativi", dove il montaggio e gli operatori sono più importanti del regista, dove gli "stunt" valgono più degli attori". (Gabriella Giannice, 'Il Giornale', 6 aprile 1991).

"Il film ha con Bogner, un regista di singolare intraprendenza. (Giovanni Grazzini, 'Il Messaggero', 1 maggio 1991).
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