Funan

FRANCIA, MACEDONIA, BELGIO, CAMBOGIA - 2018
3/5
Funan
Phnom Penh, 1975. Chou vive una vita felice fino a quando, una mattina, la follia degli Khmer Rossi fa piombare la Cambogia nell'orrore. La popolazione viene deportata nei campi di prigionia e Chou è costretta a confrontarsi con il dolore dell'impotenza. Quando il figlio di quattro anni le viene strappato di mano dalla folla in fuga, Chou vede il suo mondo cadere a pezzi. Tuttavia, non perde la speranza di salvare il figlio e di mantenere unita la famiglia malgrado i soprusi di un regime crudele.
  • Durata: 86'
  • Colore: C
  • Produzione: DAVID GRUMBACH, SÉBASTIEN ONOMO

RECENSIONE

di Emanuele Rauco
Nonostante sia durata solo 4 anni circa, la dittatura degli khmer rossi in Cambogia ha avuto influenze a lungo termine che evidentemente continuano ancora oggi, che sono presenti nell’attuale politica cambogiana e che possono fungere da monito o eco di altre politiche totalitarie. Raccontare una storia ambientata negli anni della dittatura attraverso un film d’animazione può essere per esempio un modo per ampliare il bacino d’interesse di un tema simile.

 

Così Denis Do, all’esordio alla regia, racconta in Funan la storia di una famiglia che durante l’esodo forzato da Phnom Penh si trova separata: da una parte la mamma e il papà, dall’altra la nonna e il piccolo figlio di 3 anni. L’attesa della ricongiunzione e i tentativi di ritrovarsi sono scanditi dalle terribili condizioni di vita e lavoro create dal regime. Dramma storico che guarda ai film più adulti e strazianti dello Studio Ghibli (Una tomba per le lucciole di Takahata su tutti), Funan - scritto dallo stesso regista - si concentra sulla diaspora del popolo cambogiano attraverso un toccante racconto familiare.

 

Attraverso il melodramma usato in maniera consapevole e diretta per coinvolgere il maggior numero di spettatori, ma anche in continuità con la cultura del sudest asiatico che vede l’uso delle lacrime come lecito mezzo comunicativo, Do racconta la tragedia politica attraverso il dramma umano e privato concentrandosi più sulla perdita di umanità di una nazione che su quella della libertà, descrivendo tra le righe il pericolo imminente anche per i contemporanei di un’ideologia, o semplicemente di una scelta di campo, che diventa assoluta, una divinità secolare e senza compassione.

 

Funan sconta i mezzi limitati con un’animazione un po’ legnosa, ma Do sa perfettamente usare la tenerezza delle caratterizzazioni e la bellezza del disegno naturale per sottolineare a contrasto il peso emotivo del racconto. Che cerca in modo diretto la reazione emotiva dello spettatore, ma è abile abbastanza da legarci un racconto politico e da renderlo onesto, senza colpi bassi o scorciatoie.

NOTE

- ANIMAZIONE: STÉPHANIE PAVOINE, ELÉONORE GUERRA, EMILIE ALMAIDA.

- VOCI DELLA VERSIONE ORIGINALE : BÉRÉNICE BEJO, LOUIS GARREL

- SELEZIONE UFFICIALE ALLA XIII EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2018).
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