Francofonia

Francofonia, le Louvre sous l'occupation

GERMANIA, OLANDA, FRANCIA - 2015
5/5
Francofonia
Storia e finzione si intrecciano per interrogarsi sul valore dell'arte e sulla responsabilità di ciascuno nei confronti della sua sopravvivenza. Sokurov apre al pubblico le porte del Louvre, svelando il dietro le quinte di un incontro che si svolse nel 1943 durante il quale due uomini, il conte Franziskus Wolff-Metternich, capo dell'amministrazione nazista, e il direttore del museo Jacques Jaujard, decisero le sorti dell'arte. Mentre i due discutono del destino dei tesori del Louvre, nelle sale del Museo appaiono Marianne, simbolo della Francia e Napoleone che ammira perplesso le opere che lo celebrano.
  • Durata: 87'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: HDCAM
  • Produzione: IDÉALE AUDIENCE, ZÉRO ONE PRODUCTION, N279 ENTERTAINMENT, IN CO-PRODUZIONE CON ARTE FRANCE CINEMA, LE MUSEE DU LOUVRE
  • Distribuzione: ACADEMY TWO
  • Data uscita 17 Dicembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Francofonia è altra cosa. Non solo per il talento cinematografico, lo spessore umano del regista Aleksandr Sokurov, ma perché va oltre il film per come lo consociamo oggi: si direbbe d’impronta godardiana, per quanto e come riflette sul linguaggio cinematografico, ibrida e mashuppa filmico e profilmico, si destreggia tra formati, supporti, suoni, rumori, selezione e combinazione dei segni.

FRANCOFONIA-directorAlexander_Sokurov

Francofonia è meta-film e oltre il film, perché se l’arte è destinata a perire tra i marosi mondani, che sono insieme della natura e della politica umana, entrambe senza coscienza, non c’è tempo. Bisogna fare in fretta, bisogna fare cinema.

Giugno 1940, i tedeschi hanno preso Parigi: il conte Franz Wolff-Metternich (Benjamin Utzerath), capo del Kunstschutz, la commissione tedesca per la protezione delle opere d’arte in Francia, incontra Jacques Jaujard (Louis Do de Lencquesaing), il direttore del Louvre, colui che ha concepito e predisposto il piano d’evacuazione dei musei francesi. La storia e la Storia, il film nel film, perché Sokurov è, appunto, oltre, non solo meta-testualizza, ma inter-testualizza guidato da un solo faro: l’umanesimo.

3-FRANCOFONIA-Photo3-TheLouvre

Con i musei ci sa fare: all’Hermitage di San Pietroburgo nel 2002 aveva realizzato Arca russa, un piano sequenza di un’ora e mezza, l’anno precedente al Bojimans Museum di Rotterdam Elegy of a Voyage. Al Louvre, ha confessato, non ha avuto vita facile, ma non ha smobilitato: nei saloni del Louvre, di fronte ai quadri celeberrimi, gli spettatori eletti sono due, la Marianne libertèegalitèfraternitè e Napoleone, il vero fautore e, sì, pure custode del Louvre. Guarda la Mona Lisa e lo dice: “Sono io”. Difficile dargli torto, non c’è arte senza Marte.

Lo scandalo, se di scandalo vogliamo proprio parlare, sta qui: il collaborazionismo, se non franco-tedesco tout court, di certo tra Metternich e Jaujard ha salvaguardato le opere d’arte, mentre sul fronte russo i nazisti avrebbero messo a ferro e fuoco l’Hermitage bolscevico. Due pesi, due misure: Sokurov non ignora ed echeggia l’Aleksandr Nevskij, ma più che affondo geopolitico, pare un monito e, insieme, un grido di dolore per troppe notti bianche, che a San Pietroburgo durante la guerra si mangiavano anche i bambini, e non per manifesto comunismo. Chissà, comunque, se oltre, probabilmente, agli screzi con il direttore e l’entourage del Louvre il mancato passaggio a Cannes sia da addebitarsi a questo collaborazionismo.

2-FRANCOFONIA-Photo2

Poco importa, Venezia gode, e ha già almeno una buonissima ragione perché questa 72esima edizione rimanga agli annali: mentre Palmira, e il suo custode, viene decapitata dalla barbarie dell’Isis, Sokurov accoglie la sfida suprema, far ragionare ragione di Stato e ragione dell’arte, far stringere la mano e il cuore all’art pour l’art e all’umanesimo, per un nuovo, ultimo e utopico Rinascimento. Che sia, questa, operazione contemporanea lo ribadisce lo stesso intreccio di dubsmash (Hitler…), skype, montaggio del suono, interpolazione digitale, CGI che fa di Francofonia una Babele linguistica in cui, però, tutto è congruente, parlante e comprensibile: sistema aperto, in cui il cinema  per l’arte tutta cerca di difendersi dal mondo stando nel mondo e donandosi al mondo. Cos’è la Nike di Samotracia, se non questa vittoria possibile?

Uno sarà dimenticato, Jaujard (anche dal George Clooney di Monuments Men), l’altro, Metternich, celebrato e ricordato, ma Sokurov dopo averli informati del rispettivo destino va oltre: le sorti umane possono essere non magnifiche né progressive, ma il minimo comune denominatore umano non può essere dismesso. Ne va del nostro stesso essere qui e ora, perché che uomini e donne saremmo se non avessimo potuto vedere, sulle tele, gli occhi di chi ci ha preceduto sulla terra?

Viva la Marianna, viva Napoleone, perché il fine ultimo, salvaguardare l’arte e dunque noi stessi, giustifica i mezzi, dice Sokurov, la collaborazione e il collaborazionismo. Sokurov ha la forza, e le palle, per dirlo, e ci mette la faccia: in Francofonia non c’è solo la sua voce, come nelle precedenti Elegie, ma lui stesso. Ben venga un selfie, se serve a salvarci. S’intende, un selfie per l’eternità: Francofonia.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: FONDS EURIMAGES, CENTRE NATIONAL DE LA CINEMATOGRAPHIE ET DE L'IMAGE ANIMEE, MEDIENBOARD BERLIN-BRANDENBURG, FILM-UND MEDIENSTIFTUNG NRW, FILMFORDERUNGSANSTALT, DEUTSCHER FILMFORDERFONDS, NETHERLANDS FILM FUND, PROGRAMMA MEDIA DELLA COMUNITÀ EUROPEA (MEDIA SLATE).

- VOCI DELLA VERSIONE ORIGINALE: ALEXANDER SOKUROV, FRANCOIS SMESNY, PETER LONTZEK.

- LA VOCE ITALIANA DI ALEKSANDR SOKUROV È DI UMBERTO ORSINI.

- PREMIO FONDAZIONE MIMMO ROTELLA E PREMIO FEDEORA COME MIGLIOR FILM EUROPEO DEL CONCORSO 'VENEZIA 72' ALLA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015).

CRITICA

"Film saggio, a metà tra la riflessione storica e la privatezza diaristica, dove la cinepresa diventa un'autentica caméra-stylo che mescola formati e percorsi con straordinaria (e affascinante) libertà, questo Francofonia - che nelle intenzioni dichiarate doveva essere un film dedicato al museo parigino del Louvre, un po' come 'Arca russa' lo era stato sull'Ermitage di San Pietroburgo - nasconde dentro di sé suggestioni che si svelano allo spettatore a ogni visione. A Venezia (...) mi aveva colpito l'intreccio di stili, di tempi e di toni, quasi una specie di prolungamento più articolato e concreto delle «elegie» girate a cavallo degli anni Novanta sul dissolvimento di un mondo e dei suoi valori: il Louvre e più in generale l'arte come baluardo della cultura in nome del quale la coerenza personale poteva mettere in discussione anche la fedeltà politica. Rivisto dopo sei mesi (e dopo l'incrudelirsi degli attacchi dell'Isis ai simboli dell'Occidente), 'Francofonia' rivela una più radicale lettura dell'arte custodita al Louvre e nei musei europei e la difesa di un'idea dichiaratamente occidentale dei valori culturali. (...) un viaggio pieno di fascino ed emozione, tra metafore marinare e ricordi della Storia, dove i musei («cosa sarebbe la Francia senza Louvre?» ci chiede il film) diventano il cuore di una civiltà orgogliosamente occidentale. Forse troppo." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 15 dicembre 2015)

"(...) sorprendente 'Francofonia' film saggio, catalogo di Grandi Domande trattate con mano lieve, contributo alla crescente tendenza a fondere cinema di oggi e immagini di ieri (...). Che cosa accadrebbe se quelle opere andassero perdute nell' oceano rabbioso e indifferente della Storia? Sokurov, anche guida e narratore, tenta di rispondere su più fronti. Interroga i numi tutelari Cechov e Tostoj; convoca la Zattera della Medusa di Géricault, emblema di tutti i naufragi; sguinzaglia un Napoleone vanesio e ridicolo nei corridoi del Museo; ironizza sugli eterni rapporti fra arte e potere, guerra e razzia (...); intreccia finte scene anni 40 ricostruite con gran cura formale a materiali d'archivio manipolati con molta libertà (...). Il tutto bordeggiando intorno a due o tre Grandi Domande che bisognerà pure tornare a porsi oggi che l'Isis distrugge monumenti millenari. Ma dimenticando - volutamente? - alcuni non trascurabili 'dettagli'. Come ad esempio il sistematico saccheggio effettuato dai nazisti a danno di molti collezionisti francesi, ebrei in particolare, forse per comporre con mano più libera la sua seducente fantasticheria. A vantaggio della poesia, certo, ma con qualche danno non proprio collaterale sul piano della Storia. Anche se come ogni film storico 'Francofonia' non parla tanto dell'epoca che mette in scena quanto del presente. E mai come oggi, forse, è bello sognare che due nemici possano collaborare in nome dell'arte." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 dicembre 2015)

"Già nel titolo c'è il senso del film di Aleksandr Sokurov': Francofonia', ovvero una sorta di elegia per musica, voci e immagini dedicata alla Francia in quanto metafora o supremo avamposto della civiltà occidentale; e una riflessione sull'ambiguo rapporto fra cultura e potere, tema su cui Sokurov va indagando da tempo con il suo personalissimo cinema. (...) Con plastica visionarietà, e un formato da cinema muto, Sokurov imbastisce un denso poema sinfonico suggestivamente alternando materiali di archivio a scene di finzione; soffermandosi sullo schermo del pc, connesso con l'imbarcazione allo sbando fra le onde; oppure scivolando sulle superfici di dipinti, ritratti e sculture con avvolgenti contrasti di luce (fotografia Bruno Delbonel) che ne esaltano lo splendore; per non parlare del pregnante intreccio di motivi musicali curato da Murat Kabardokov. Nel doppio ruolo di artefice e osservatore, Sokurov medita: commentando le immagini ora ironico, ora grave (bombardamenti, smanie di potere, furia degli elementi, l'arte è vulnerabile, sotto attacco); e lasciando emergere la sua profonda anima russa. Da noi lo doppia un Umberto Orsini in stato di grazia, e per un a volta l'edizione italiana è migliore dell'originale." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 17 dicembre 2016)

"L'eccezionale personalità del regista russo Sokurov, vero mago di visioni e di potenza evocativa in capolavori come 'Arca russa', o come i suoi ritratti di Lenin, Hitler, Hiroito, purtroppo scolorisce in un'operazione che a fronte dei suoi standard risulta illustrativa e didascalica." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 17 dicembre 2015)

"Sokurov non ha probabilmente l'afflato epico del Tarkovskij di 'Andrej Rubljov' o di 'Solaris', ma è uno degli artisti 'fondatori' di una tendenza, o se volete di uno stile, che sta dando frutti importanti nel cinema del XXI secolo. E' uno dei primi registi per i quali la distinzione tra finzione documentario perde significato. Fin dai tempi delle sue meravigliose 'Elegie', spesso dedicate a personaggi viventi (...). Sokurov realizza un cinema di poesia e di riflessione filosofica, cinema saggistico nel senso più nobile del termine. 'Francofonia' (...) rientra in questa categoria: potrebbe essere una 'Elegia' apocrifa. Il protagonista, stavolta, non è una persona, bensì un luogo: il Louvre. E chi ricorda un altro famoso film di Sokurov, 'Arca russa' (90 minuti in un solo, ubriacante piano sequenza) ha già capito dove andiamo a parare. (...) Sokurov mescola finzione, repertorio e grafica digitale, si mette in scena in prima persona (lo doppia Umberto Orsini) e crea un meraviglioso apologo sull'importanza dell'arte. Senza musei, dice, non saremmo ciò che siamo." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 17 dicembre 2105)

"Già avvezzo al tema museale (...), il maestro russo Aleksandr Sokurov firma un'affascinante elegia sull'arte e sulla necessità della sua salvaguardia, a prescindere dalle contingenze della natura e le esigenze della politica: se Parigi val bene una messa, il Louvre val bene una stretta di mano tra galletti e nazisti. Trasportate all'oggi, e come non pensare a Palmira decollata dall'Isis, la Grande Madre Russia reloaded da Putin e gli altri derivati sullo scacchiere internazionale? Metalinguistico e godardiano, umanista e 'collaborazionista', Sokurov ci mette la faccia - non più la voce: il doppiaggio è di Umberto Orsini - e ridà un cuore all'art pour l'art. Non perdetelo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 17 dicembre 2015)

"Che noia stratosferica. Il trombone russo Aleksander Sokurov, doppiato dall'incolpevole Umberto Orsini, ci fa da cicerone in una delirante visita al Louvre. (...) Chiacchiere e immagini in libertà, roba da far svenire Giobbe." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 17 dicembre 2015)

"Sia la nave che la città custodiscono opere d'arte e sull'arte - la sua fragilità, la sua sacralità - medita il siberiano Aleksandr Sokurov, perché i frutti dell'ingegno e dello spirito umano sono essenziali allo sviluppo della civiltà e alla vita dell'uomo. Dunque, vanno protetti nella loro caducità e dalla follia del potere. (...) Non è un film storico, piuttosto una riflessione sull'Europa di oggi, quando facilmente dimentica d'essere stata forgiata dal genio di tanti artisti e uomini di pensiero. Purtroppo, sta accadendo di nuovo." (Luca PeIlegrini, 'Avvenire', 18 dicembre 2015)

"(...) il regista riflette: sul senso della protezione delle opere, sul gesto distruttivo delle guerre nel profilo del 1940, sull'identità europea alla deriva. Storia&Destino. Il passato batte il passo nel presente. 'Francofonia' suona francese, ma è una parte per il tutto, i luoghi e i tempi dell'umanità." ('Nazione - Carlino - Giorno', 18 dicembre 2015)

"È la Storia, quella con la maiuscola, che ci parla in questo film. Meglio: che ci sollecita e ci interroga sui grandi temi dell'arte, dell'identità, di che cosa rende una nazione una nazione, del ruolo che alcuni uomini hanno avuto in questi processi, della fine di un secolo, e dell'apertura di uno nuovo, il XX, attraversato, segnato, plasmato, sfregiato da due guerre mondiali. L'arte è in pericolo: lo capiamo dalle prime immagini del film che Aleksandr Sokurov (...). Ma l'arte è sempre stata in pericolo. Eccoci allora a quello che, come recita il sottotitolo del film: «le Louvre sous l'occupation», sarà il cuore del lavoro del regista di "Arca russa" (che era dedicato al museo dell'Hermitage) (...). Sokurov, la cui voce (in italiano è quella dell'attore Umberto Orsini) commenta le varie azioni, o distilla pensieri e considerazioni, percorre quell'avventura assemblando in una sorta di polifonia, documentari d'epoca, precise ricostruzioni storiche, denudando la finzione con l'inserimento degli elementi della sua costruzione come il ciak o la pista della colonna sonora che scorre accanto all'immagine, ma anche inserendo nel racconto personaggi storici come la Marianna e Napoleone." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 8 gennaio 2016)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy