Frances Ha

USA - 2012
4/5
Frances Ha
Frances vive a New York, ma non ha un vero e proprio appartamento. E' un'aspirante ballerina, ma non fa veramente parte della compagnia con cui danza. La sua migliore amica Sophie è per lei un'altra se stessa con capelli differenti. Ma quando Sophie conosce Patch e si trasferisce da lui, Frances deve imparare a badare a se stessa. Frances si butta a capofitto nei suoi sogni, anche se le loro possibilità di realizzarsi diminuiscono...
  • Durata: 86'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: NOAH BAUMBACH, SCOTT RUDIN, LILA YACOUB, RODRIGO TEIXEIRA PER RT FEATURES, PINE DISTRICT PICTURES, SCOTT RUDIN PRODUCTIONS
  • Distribuzione: WHALE PICTURES (2014)
  • Data uscita 11 Settembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Chissà perché le donne indimenticate del cinema hanno tutte l'iniziale H nel cognome: Annie Hall, Adele H. e ora Frances Ha, l'eroina di Noah Baumbach destinata ad entrare nella migliore ritrattistica femminile su grande schermo.
27 anni, alta come una giraffa, goffa, complessa e complessata, dal cuore smisurato, Frances è ciò che sarebbe stata la Diane Keaton di Allen se avesse vissuto a Brooklyn ai giorni nostri. E insieme l'Adele H. odierna, se il suo entusiasmo non avesse retto gli urti di una vita ostinatamente ostile. D'altra parte Allen e Truffaut sono due modelli ben presenti nella testa di Baumbach che, messa parzialmente da parte la sua cinica idiosincrasia per geeky, hipsters e artistoidi dell'America vuota e sofisticata, ci regala uno dei più struggenti omaggi alle donne, a New York e alla Nouvelle Vague.
La qual cosa non sarebbe mai stata possibile senza la totale dedizione alla causa di Greta Gerwig (co-autrice della sceneggiatura), la cui stella da oggi splende luminosa nel firmamento alternativo hollywoodiano. Non è bella Greta ma ha una faccia naturalmente simpatica, con quegli occhi vagamente malinconici, i nei appena accennati - come se vi si fosse poggiata la punta di una matita - l'espressione serenamente ammaccata, di chi è nata per sopportare le botte. La sua Frances è destinata in effetti a prendere un cazzotto dopo l'altro. Senza dote, a Ny in cerca di fortuna, precaria in una compagnia di ballo grazie alla quale riesce a malapena a pagare l'affitto di un appartamento che condivide con l'amica del cuore, Sophie (l'ottima, magra e occhialuta Mickey Summer), i guai per questa eterna bambinona iniziano quando il fidanzato (Michael Esper) le chiede di andare a convivere. Ma Frances non è pronta a dividere la propria vita con qualcuno. O meglio, non è disposta a farlo con qualcuno che non sia Sophie. Il ragazzo la molla e a seguire la scarica anche Sophie, che coglie al volo l'occasione per trasferirsi nel quartiere che desidera da una vita, Tribeca, ritrovo di artisti e letterati (Sophie lavora presso una casa editrice, la Random House: tradotto, viene pagata per leggere libri).
Per Frances è l'inizio di una scoraggiante serie di sfortune, in cui si ritrova tra fasulli figli di papà che si credono artisti arrivati, principessine della ricca borghesia che la trattano con sufficienza, adolescenti alle prese con le prime sventure ormonali che la guardano come se fosse "vecchia", tagliata fuori dal corpo di ballo, costretta ai lavori più umili, a rimediare un letto nei dormitori scolastici e così via, sospinta in retromarcia là dove si squagliano i sogni.
Insomma, New York non è più quella romantica di Allen, ma non è nemmeno la Roma che frustra le aspirazioni dei nostri studenti. E' una città incantevole e forse bugiarda, una metropoli che ti risucchia e ti sputa via, dove è ancora possibile però nutrirsi di stimoli, conoscere qualcuno che ti voglia bene davvero, condividere un sorriso. Illuminata dal folgorante bianco e nero di Sam Levy e catturata dallo sguardo limpido, pulito e geometrico di Baumbach, la città è la vera co-protagonista del film. Da Lei si effonde questo umore di mezzo, l'understatement che ammorbidisce ogni passione, ogni gag, ogni sciagura. E trasfigura ogni durezza in qualcosa di molle, desolante ma in definitiva accettabile. Vincente poi la scelta di trattare l'amicizia di Frances e Sophie come fosse una storia d'amore ("Siamo come una vecchia coppia lesbica che non fa più sesso", si diranno l'un l'altra), con le fasi, i crucci, i litigi e le riconciliazioni che ogni storia di questo tipo si porta appresso. E poi c'è Greta. La sua vitalità non sembra contenibile da niente e nessuno. Mentre corre e saltella sulle notte di Modern Love di David Bowie, vorremmo essere lì con lei. Abbracciarla, coccolarla, dirle cose intelligenti. E, senza altro indugio, amarla.

NOTE

- PRESENTATO AL 63. FESTIVAL DI BERLINO (2013) NELLA SEZIONE 'PANORAMA SPECIAL'.

- GRETA GERWIG E' STATA CANDIDATA AL GOLDEN GLOBE 2014 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (CATEGORIA FILM MUSICAL/COMMEDIA).

CRITICA

"Se c'è una storia d'amore in questo pulsante piccolo grande film che restituisce ossigeno alle immagini è quella tra la 27enne 'Frances Ha' (come Haliday, ma nella targhetta della posta ci sta solo Ha) e New York, non la Manhattan di Woody, ma quella più giovane meno mondana di chi non ha ancora firmato il patto di dare e avere con il mondo. (...) L'autore Noah Baumbach ('II calamaro e la balena') riprendendo nello splendore bianco e nero di Sam Levy una città al neon come nell'immaginario anni 60, lancia con la compagna e sceneggiatrice Greta Gerwig la coppia di fatto del cinema indipendente americano. II film paga allegro un grosso debito con la nouvelle vague (da Godard a Truffaut, da Varda fino a Carax) non solo con un viaggio lampo e premio a Parigi, ma per la scrittura emotiva che ci rende complici di questa attrice sensibilissima (...) e capace di assumersi le indecisioni di una generazione. (...) Cammina sul filo come quegli equilibristi che si esibiscono a New York tra i grattacieli, ma lei saltella al ritmo di David Bowie e la sua malinconica voglia di esserci ci regala un'incoscienza leggera." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 11 settembre 2014)

"Un piccolo miracolo formato cinema è sbarcato nel 2013 al Sundance, Berlinale e Torino Film Festival. (...) Splendidamente cinico che sembra un antico Woody Allen o un moderno Spike Jonze, 'Frances Ha' è uno di quei piccoli ma magnifici film dell'America indipendente da non perdere. Per nessun motivo." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 11 settembre 2014)

"Omaggio a Godard. (...) Ritratto metropolitano in bianco e nero di donna in cerca d'un centro di gravità, anche non permanente. Tra un'amica specchio e stampella, e un lavoro che non ha, la ballerina Frances fa esperienza della sua onesta instabilità scoprendo che i maschi sono crudeli, le ragazze anche, e il talento ce l'ha chi ce l'ha. Benvenuta nel mondo reale. A Greta Gerwick, emergente di Allen ('To Rome with Love') e ottima interprete ('Greenberg'), nominata ai Golden Globe, onere e onore di un memorabile ruolo femminile su gamba sola. Lasciandosi guidare da indole fragile, ma non depressa, da inconsapevolezza (anche della sua bellezza) e onestà, è l'anti sex and the city. Da vedere." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 26 settembre 2014)
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