Florida

Floride

FRANCIA - 2015
3,5/5
Florida
Claude Lherminier, ex proprietario e il dirigente di un'importante fabbrica di Annecy, ha 80 anni ma è ancora un uomo vitale. Sempre più spesso, però, gli capita di dimenticare le cose e di andare in confusione. Ma Claude si rifiuta ostinatamente di ammetterlo e sua figlia Carole, la maggiore delle sue figlie che lo ha sostituito a capo dell'azienda, cerca in ogni modo di non lasciarlo da solo. Poi, per un capriccio, Claude decide di partire da solo per la Florida per rivedere l'altra figlia che vive in America...
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: commedia teatrale «Le père» di Florian Zeller
  • Produzione: F COMME FILM, CINÉ@, GAUMONT, CINEFRANCE 1888, FRANCE 2 CINÉMA, RHÔNES-ALPES CINÉMA
  • Distribuzione: ACADEMY TWO (2016)
  • Data uscita 5 Maggio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Claude Lherminier ha poco più di 80 anni. Ma non ha ancora perso charme e presenza. Elegante nel suo completo di lino, lo incontriamo a bordo di un aereo diretto in Florida. A Miami, per la precisione: l’uomo ha deciso di andare a trovare la figlia più giovane, Alice, sposata con un americano e ormai trasferitasi lì. Ma torniamo un attimo indietro, alle settimane precedenti il viaggio: Claude è nella sua casa immersa nel verde, sullo specchio del bagno appunta brevi promemoria per non dimenticare le cose, in più ogni giorno rende la vita impossibile alla signora che si occupa di lui. Sì, perché Claude ormai ha difficoltà a ricordare, ma non ha dimenticato come si fa a stare sempre al centro dell’attenzione. Lo sa bene Carole, la figlia più grande, madre single di un ragazzo di 20 anni che, oltre a doversi preoccupare del lavoro e della sua vita sentimentale, è l’unica rimasta a prendersi cura del padre. E Claude fa di tutto per non passare inosservato (finge cadute, nasconde l’orologio e poi sostiene gli si sia stato rubato), soprattutto si impegna a non ricordare ciò che potrebbe farlo smettere di andare avanti.

Dopo Molière in bicicletta Philippe Le Guay si concentra sull’incapacità di razionalizzare il dolore (o sulla volontà di opporsi ad esso con tutte le forze): Claude – che Rochefort interpreta con la solita, incredibile maestria – è un uomo che deve fare i conti con continui vuoti di memoria, che ogni giorno si sveglia e come prima cosa vorrebbe sentire la figlia ormai lontana, dicendo a tutti che Alice tornerà presto a trovarlo, perché tra poco è il suo compleanno. È un incessante andirivieni tra i ricordi (quelli veri) e il presente (quello spesso immaginato) di Claude, che la figlia Carole cerca di accudire come meglio può. Ma è nell’assenza di Alice, nell’ostinazione a voler bere solo il succo con le arance della Florida, nel non voler ricordare che cosa accadde realmente alla figlia che comprendiamo fino in fondo quest’uomo. Un film su quello che resta. E sull’impossibilità di dimenticare chi non c’è più.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL +, CINÉ +, FRANCE TÉLÉVISIONS, D8; IN ASSOCIAZIONE CON: LA BANQUE POSTALE IMAGE 8, MANON 5; CON LA PARTECIPAZIONE DI: DELTA CINÉMA.

- PRESENTATO AL 68. FESTIVAL DI LOCARNO (2015) NELLA SEZIONE 'PIAZZA GRANDE'.

CRITICA

"C'è un continente quasi inesplorato a cui il cinema e la letteratura di questi anni dedicano sempre nuove mappe. A lungo respinto ai margini del visibile, questo continente si chiama vecchiaia. Ed è poco battuto perché non solo è doloroso ma sfuggente, specie quando agli insulti del tempo si sommano la demenza e la perdita di memoria, un male così subdolo che mina la possibilità stessa di rappresentarlo. Niente paura però. (...) non è una discesa agli inferi della senilità né uno di quegli horror domestici che piacciono agli americani. 'Florida' comincia infatti quasi come una commedia (...). E va avanti seguendo la complicata ma ancora ricca vita quotidiana di questo anziano industriale (...). Fino a sprofondare a sorpresa in una zona vertiginosa e indefinibile che può ricordare il cinema 'mentale' di Resnais. (...) anche se non tutto è perfettamente a fuoco sorprende il salto di registro che Le Guay riesce a imprimere a un film assai meno 'facile' e teatrale di quanto sembri sulle prime. Fino a portarci davvero dentro un mondo che non è più il nostro, ma appartiene solo al suo protagonista - e al cinema, che può almeno tentare di dargli una forma. Una bella scommessa. E una bandierina in più sulla mappa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 maggio 2016)

"Tutto sfumato, più che detto solo alluso, tra le pieghe di un'azione cui si aderisce quasi con angoscia. Il merito va dato anche alla grande interpretazione di Jean Rochefort. Lo seguo quasi dai suoi esordi (...), ma non mi ha coinvolto come in questo personaggio di vecchio e di malato esprimendo ogni anche la più piccola sfumatura attraverso una mimica addirittura geniale, commovente, lacerante. Un attore magnifico, inimitabile." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 8 maggio 2016)

"(...) commedia interamente pensata e costruita per un Rochefort generoso, e infallibile, nel giocarsi una terza età al limite della quarta, pronta al sogno, un nuovo carattere di misantropo nella filmografia del regista (...). Non succede niente se non ciò che tocca e ritocca aspirazioni, rifiuti, emozioni e recriminazioni di personaggi chiari e familiari, a partire dalla Kiberlain, eppure «les choses de la vie» scorrono lasciando il segno." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 7 maggio 2016)

"(...) una commedia alla francese costruita sulle misura mattatoriali di un grande 86enne Jean Rochefort (...). Philippe Le Guay (...) è un maestro di malinconie condivise (...) e qui evita commozione e folklorismi, sposando la causa di una ironia gentile che mette fra parentesi squilibri, malanni e amnesie: ha una sua grazia che vola verso la Florida, rilanciando una family comedy in cui la terza età, ieri invisa, vive una sua antropologia precisa, una lucida mezza follia, senza molestie né ricatti verso la platea, ilare e commossa." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 maggio 2016)

"L'inizio (...) è leggero e umoristico; ma la demenza senile che comincia a manifestarsi nel protagonista gli fa assumere poi toni drammatici, pur senza rinunciare allo humour. L'obiettivo di le Guay non è fare divulgazione medica; è comporre il ritratto di un vecchio signore (apparentemente ) indegno che provoca un'involontaria sofferenza in chi gli sta vicino. Far identificare lo spettatore in un anziano colpito da quel tipo di malattia è una sfida non facile; però il regista trova un alleato formidabile nell'ottantacinquenne Jean Rochefort." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 5 maggio 2016)

"Gli ammiratori a buona ragione delle commedie francesi fuori standard saranno parzialmente delusi da «Florida», il nuovo film del Le Guay autore degli imperdibili «Le donne del 6 piano» e «Molière in bicicletta». Il cinema cosiddetto medio, infatti, non è una bestemmia a patto, però, che la furbizia accattivante non prenda il sopravvento sulla linearità dello stile e la sincerità dei sentimenti, fenomeno che infiacchisce non poco le brillanti premesse di questo racconto di senilità avviata a dissolversi nella nebbia dell'Alzheimer. Il magnifico Rochefort non manca di fornire il valore aggiunto al personaggio dell'over-ottantenne Claude (...) il film retrocede nell'ovvio e (...) l'ambizione di alludere agli immortali modelli scespiriani si spegne nelle numerose gag, alcune centrate, altre meno. Accanto a Rochefort, la Kiberlain rende credibile il personaggio della figlia e alquanto commoventi i suoi tentativi di accompagnare delicatamente il film nelle ultime illusioni del vecchio ex ganimede, anche se le situazioni divertenti non mancano sino alla fine e riguardano soprattutto le ingombranti presenze e prestazioni delle badanti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 5 maggio 2016)

"Nei panni del padre shakespeariano di 'Florida' capace di mescolare, come dice il regista Philippe Le Guay, i toni leggeri della commedia con improvvise impenna te di «crudezza e quasi di violenza», Jean Rochefort mette a segno un'interpretazione toccante, ma non sdolcinata. Il patriarca che ignora le cure della figlia vicina (...) coltivando il mito di quella che vive lontana e lo ignora, provoca, in chi ne segue le gesta, simpatia e tenerezza, miste a insofferenza e, a tratti, rabbia. Gli stessi sentimenti che attraversano nella vita reale le persone che si prendono cura di chi soffre del male di Claude. Una condanna terribile per chi ne è vittima, ma anche per chi ne è spettatore impotente." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 5 maggio 2016)

"(...) Rochefort, eccelso (...). Dal regista del successo 'Molière in bicicletta' Philippe Le Guay, un altro film sottile e probo, che parla di dolore - demenza senile e altri disastri - senza farvelo provare, ovvero con leggerezza, sensibilità, pudicizia. Complici due interpreti straordinari, Florida dischiude aneliti, battiti e, sì, ferite, allargando il compasso tra la perdita di memoria effettiva e il guadagno di quella sentimentale: 'esprit de finesse', vi dice qualcosa? Salutare." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 5 maggio 2016)

"Piacerà per il talento immenso di Jean Rochefort «il migliore attore francese della sua generazione» secondo l'antico compagno di studi (anni 50 al Conservatoire) Jean Paul Bel-mondo. Pienamente d'accordo, Jean Paul. In quale altro volto la malizia e il panico riescono a coabitare con tanta naturalezza?" (Giorgio Carbone, 'Libero', 5 maggio 2015)

"Un grande Jean Rochefort è il mattatore di una bella commedia francese, amarissima sotto la scorza buffa. (...) Il protagonista ha uno sguardo che incanta, ora beffardo, ora perso nel vuoto. Magnifico." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 5 maggio 2016)

"È un film che racconta una fase molto dolorosa della vita (...). Ma (...) questo avviene con una grande leggerezza, non si provano mai ansia, timore, angoscia. (...) Sandrine Kiberlain, che interpreta Carole, sembra avere in comune con Rochefort lo sguardo chiaro e qualcosa di spigoloso nel viso. Dà vita a un personaggio incline alla libertà, senza mai essere una vittima." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 1 maggio 2016)
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