Fino alla fine del mondo

Bis ans Ende der Welt

FRANCIA, GERMANIA, AUSTRALIA - 1991
Fino alla fine del mondo
Claire Tourneur, che è stata lasciata da tre mesi dallo scrittore Eugene Fitzpatrick, vaga per la Francia mentre sul mondo incombe la minaccia di un satellite nucleare che potrebbe precipitare. Dopo aver accettato da parte di due banditi di trasportare con l'automobile a Parigi il denaro da costoro rapinato ad una banca, permette a Trevor McPhee, conosciuto per strada, di salire sulla sua automobile per sfuggire ad un killer nero. Dopo averla aiutata a superare un controllo di polizia, ma alleggerendola in seguito di parte del denaro, Trevor si dilegua. Incontrando il killer che cerca Trevor, Claire scopre un indirizzo di Berlino. Ma Trevor, che i parenti chiamano Sam, e che ha seri problemi alla vista, la inganna di nuovo. Ingaggiato un investigatore, Phillip Winter, Claire raggiunge finalmente Sam a Lisbona. Costui sembra ricercato sia per un furto di opali che per spionaggio industriale. Dopo un rendez-vous romantico, i due raggiungono Mosca, dove si scopre che il vero nome di Trevor è Sam Farber ed è il figlio di uno scienziato emigrato negli Stati Uniti durante il nazismo. Poi il viaggio prosegue attraverso la Cina e il Giappone finché Sam, quasi cieco, non cede all'affetto di Claire e i due si rifugiano in un antica locanda giapponese, dove il padrone cura gli occhi malati di lui con le erbe: in realtà Sam sta filmando, con una speciale videocamera computerizzata ideata dal padre Henry, immagini della sua famiglia da poter mostrare ad Edith, la madre cieca, con una speciale apparecchiatura messa a punto in Australia sempre dal padre, nascosto laggiù da anni. I due, dopo diverse peripezie, raggiungono il nascondiglio dei Farber, seguiti da Chico, uno dei banditi, da Fitzpatrick e da Winter. Henry inizia subito le sperimentazioni: Edith avrà un immagine virtuale, ma rispondente al vero, delle immagini "reali". Sam, stanco, fallisce nel tentativo, ma Claire, più ricettiva, riesce a inviare ad Edith le immagini della figlia. Edith è talmente scossa dagli eventi che muore: gli esperimenti però continuano e Farber scopre che si possono registrare i propri sogni; Claire sembra sopraffatta da questa tecnica e vive ormai con la videocamera davanti agli occhi. Ma con una vecchia radio a galena si scopre che il mondo è ancora vivo e vegeto; Claire e Eugene tornano alla civiltà, ed ella guarisce dalla sua mania onirica.
  • Altri titoli:
    Until the End of the World
    Jusqu'au bout du monde
  • Durata: 150'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: JONATHAN TAPLIN, ANATOLE DAUMAN PER ARGOS FILM - ROAD MOVIE - VILLAGE ROADSHOW
  • Distribuzione: PENTA FILM - VIVIVIDEO

CRITICA

"La fine del mondo, Wim Wenders la descrive in un colpo sordo, frutto di un'esplosione invisibile alla macchina da presa; ininfluente sugli esiti della storia, anzi mai consumata, si lega alla sequenza più bella del film, sorprendendo un aereo monoelica in volo sul deserto australiano." (Claudio Trionfera, 'Il Tempo')

"Sia pure in una forma scanzonata e disincantata, 'Fino alla fine del mondo' è un film sulla fine dei film e un viaggio sulla fine dei viaggi. Come molte opere che sono, o hanno la pretesa di essere, epocali (e Fino alla fine del mondo ha questa ambizione fin dal titolo) quest'opera ha il suo ancoraggio nell'organismo umano. Come in tutte le 'summe' c'è forse bisogno di un 'continuum' tra interno e esterno, tra rappresentazione dell'interno e rappresentazione dell'esterno. (...) Qui l'organo in questione è l'occhio, quell'occhio che già compariva a tutto schermo all'inizio del 'Cielo sopra Berlino', a offrirsi come luogo del viaggio più straordinario. Ma 'Fino alla fine del mondo' è un'opera summa anche per altri motivi. Il film durava nell'edizione originale cinque ore e Wenders non ha mai nascosto di considerare la versione di quasi tre ore che ha circolato, provvisoria e non rappresentativa del suo lavoro. Per questo, e per la complessità di motivi, di generi e sottogeneri nel film, è bene esprimersi con cautela, anche sulle sue debolezze, in attesa di una definitiva versione integrale, magari destinata a una distribuzione televisiva. (...) E' un'opera summa, inoltre, anche perché vi si condensano le idee e gli sforzi di quasi quindici anni (in pratica il progetto nasce da una costola de 'Lo stato delle cose', dai sopravvissuti dell'inizio)." (Luca Antoccia, 'Il viaggio nel cinema di Wim Wenders', edizioni Dedalo, 1994)
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