Final Destination 5

USA - 2011
2/5
Final Destination 5
Un gruppo di colleghi diretto ad un raduno aziendale, durante il viaggio in autobus sopravvive al crollo di un ponte, ma i superstiti impareranno a loro spese che non si può ingannare la morte...
  • Altri titoli:
    Destination Finale 5
    5nal Destination
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 3D
  • Produzione: PRACTICAL PICTURES, ZIDE PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Vietato 14
  • Data uscita 7 Ottobre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Ogni sequel è un remake del precedente. La saga, un rito. E’ Final Destination 5 ma potrebbe essere l’1, il 2, 3 o il 4, che problema c’è? Sono tutti uguali – pure con l’introduzione del 3D dal quarto – gli episodi della serie, intercambiali come i loro interpreti, di cui nessuno ricorda mai i nomi e le facce. Stesso plot, stessa miscela truculenta e sarcastica, solita vena vagamente jettatoria ma dal fine apotropaico. La fatal quiete, più che un agente narrativo, diventa in effetti detergente della paura e deterrente di se stessa: la si accomoda scherzandoci su, e più è raccapricciante e inverosimile il suo modo di colpire, più diventa anestetico l’effetto che fa.
Final Destination è in fondo sfrontato esorcismo contro la scheletrica signora, condotto secondo una logica elementare e cristallina: in una società tecno-razionalista come la nostra cosa c’è di più disturbante dell’irrazionale, ovvero di ciò che non può essere previsto o controllato? L’ultima frontiera da assimilare è la morte, e come si fa? Rendendola personaggio al pari degli altri, con un suo schema intelligibile, un piano, un programma narrativo. Scoprire come e perché agisce è il piacere e la missione. Dei personaggi? Macchè, del pubblico: chiamato, convocato, dagli sceneggiatori a interagire apertamente col testo (tanto che lo stesso può rivolgersi esplicitamente – come nel finale – allo spettatore senza perdere coerenza interna).
Vero e proprio caso di cinema interattivo e rituale, Final Destination (episodio fate voi) il suo sporco, idiota lavoro lo fa. Ci si diverte pure. Se l’intrattenimento per voi è un equazione senza cervello. E la sala un luna park dove è meglio regredire che pensare.

CRITICA

"'Final Destination' è uno dei pochi casi in cui il 3D migliora il prodotto. 'Quel' tipo di prodotto, beninteso: nella puntata precedente, che era già a tre dimensioni, pezzi d'auto da corsa volavano verso la platea; qui l'ultima inquadratura è una mano sanguinolenta staccata dal corpo e proiettata in faccia allo spettatore. (...) La formula, comunque, si conferma vitale: ad agosto, il film figurava ai primi posti nelle classifiche americane." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 7 ottobre 2011)

"Con un bel colpo di scena finale la fine potrebbe essere l'inizio per 'Final Destination 5', saga sagace nata nel 2000. E' il Tristo Mietitore l'unica vera star di cinque film macabri ma divertenti dove la Morte perseguita i poveri fortunati che le sfuggono di mano. (...) Sorprendentemente bravi gli attori. Tra loro spicca Miles Fisher che fece furore con una spassosa imitazione di Tom Cruise in 'Superhero Movie'. Lo vedremo nel prossimo film di Clint Eastwood." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 7 ottobre 2011)

"Spiacerà a chi magari ha amato molto il primo episodio della serie, e meno il secondo e molto meno i seguenti. Perché l'idea iniziale (la Morte che si vendica e agisce senza intermediari) era indovinata, ma applicata meccanicamente, ripetitivamente, non può non tediare (non c'è tensione, lo sai subito che il poveraccio inquadrato non ha scampo)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 7 ottobre 2011)
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