Filmstudio, Mon Amour

ITALIA - 2015
3/5
Filmstudio, Mon Amour
Proiezioni e dibattiti erano il cuore pulsante del Filmstudio, storico cineclub romano aperto nel 1967 da Americo Sbardella e Annabella Miscuglio e attivo ancora oggi. Toni D'Angelo, a cui è stato messo a disposizione l'archivio di questo monumento alla cinematografia mondiale, si è lasciato andare a un viaggio assolutamente personale e introspettivo, in cui ha trattenuto ciò che lo ha maggiormente impressionato coadiuvandolo con interviste agli autori che hanno vissuto il Filmstudio. Ciò che ne esce fuori è una narrazione emozionale di una vita che c'è stata e che non c'è più, o meglio, si è trasformata. In questo cammino visivo l'autore suggerisce metafore di creazione, si ferma a osservare personalmente alcuni di quegli stessi artisti che lo hanno segnato. D'Angelo mette in evidenza come l'ispirazione e il senso di condivisione siano fonti necessarie per fare cultura. Una lezione, questa, che porterà l'autore a compiere, verso la fine del suo visionario cammino, un'interessante riflessione sui circuiti tradizionali e commerciali del nostro cinema.
  • Durata: 68'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: HD, DCP (16:9)
  • Produzione: FRANCESCO CASTALDO PER INTERNATIONAL MADCAST, ARMANDO LEONE PER ASSOCIAZIONE CULTURALE FILMSTUDIO, GAETANO DI VAIO PER BRONX FILM, VALERIA CORREALE PER TERRANERA, GIANLUCA CURTI PER MINERVA PICTURES

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Il ’68 a Roma comincia… nel 1967. Così afferma Tony D’Angelo, voce fuori campo e guida di Filmstudio, Mon Amour, il documentario da lui diretto e scritto (con Armando Leone) che ripercorre le vicende dello storico cineclub romano aperto appunto in quell’anno (2 ottobre 1967) da Americo Sbardella e Annabella Miscuglio. Partendo da uno scenario che si apre sulla fine degli anni ’60, D’angelo si crea le premesse per parlare di ‘altro’, di quando sembrava che Roma potesse diventare luogo d’incontro di una cultura rinnovata,  fucina di sperimentazione e attrazione di suggestioni internazionali.

Il viaggio di D’Angelo comincia in modo discreto e quasi timoroso, consapevole di doversi tenere a metà tra ricostruzione storica e piacere di riportare in primo piano eventi per molti sconosciuti. Davanti alla m.d.p. del regista si alternano molti testimoni di quei momenti salutari di entusiasmo e di idee. Quelli che partecipavano alla costruzione di palinsesti e scelte editoriali (Adriano Aprà ricorda che il Filmstudio era uno dei punti di riferimento delle avanguardie delle arti e che "Io sono un autarchico di Nanni Moretti ottenne un successo imprevisto", e "apriva un’altra era che non era la nostra"), quelli che frequentavano perché trovavano quei film che nessun’altro cinema proponeva, fino alla proposta di Rassegne e "personali" di registi da scoprire: Jean-Luc Godard, Norman Mac Laren, Wim Wenders.

Il cinema italiano di urto e di provocazione si riconosce in Anna di Grifi e Sarchielli ,un film-documento girato in tempo reale su fatti di vita reale. Tempi nuovi, cinema italiano sulle barricate, femminismo incombente, contestazione e rivoluzione: tutto il reperto degli anni ’70 passa davanti allo schermo della sala di Trastevere, mentre intorno, nella città, altri spazi alternativi aprono e crescono: Politecnico, Officina, Occhio Orecchio Bocca, Sadoul.

Ad incombere la mannaia delle censura, che occhieggia, vieta, seleziona, limita la libertà di movimento, e Alberto Moravia si mobilita per suscitare opposizione. Eppure tanti titoli vengono proposti, certe pellicole sono introvabili e i responsabili si rivolgono al magazzino della SanPaolo Film che mette a disposizione il magazzino dei Super8. L’unico ostacolo insormontabile risulta quello della pubblica amministrazione. Crisi dell’esercizio significa chiusura del locale che chiude alla metà degli ’80 per riproporsi al pubblico nel 2000, anno Santo, con una rassegna sul rapporto fra cinema e spiritualità.

Ma il terzo Millennio è quello delle nuove tecnologie, e niente può essere più come prima.  Il Filmstudio che funziona lo fa nelle forme ormai lontane anni luce dagli anni della fondazione. Così vicini, così lontani. Il lavoro di D’Angelo corre un rischio generazionale molto forte. Chi c’era contestualizza e si diverte; tutti gli altri osservano e cercano di capire. Ma non è facile. Eppure sono passati solo pochi decenni. E il cinema non è invecchiato più di tanto. Ma certi apprezzamenti sulla borghesia, certi giudizi sul futuro della società aiutano a capire perché sembrano trascorsi non quaranta ma cento anni.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI ROMA LAZIO FILM COMMISSION; CON IL CONTRIBUTO DELLA REGIONE LAZIO; CON LA COLLABORAZIONE DI ASSOCIAZIONE CULTURALE ALBERTO GRIFI.

- PRESENTATO ALLA X EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2015).
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