Figlia mia

ITALIA, SVIZZERA, GERMANIA - 2018
2/5
Figlia mia
Vittoria, 10 anni appena compiuti, è una bambina divisa tra due madri: Tina, madre amorevole che vive in rapporto simbiotico con la piccola, e Angelica, una donna fragile e istintiva, dalla vita scombinata. Rotto il patto segreto che le lega sin dalla sua nascita, le due donne si contendono l'amore di una figlia. Vittoria vivrà un'estate di domande, di paure, di scoperte, ma anche di avventure e di traguardi, un'estate, dopo la quale, nulla sarà più come prima.
  • Altri titoli:
    Daughter of Mine
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: MARTA DONZELLI E GREGORIO PAONESSA PER VIVO FILM, ALESSANDRO USAI E MAURIZIO TOTTI PER COLORADO FILM, BORD CADRE FILMS, THE MATCH FACTORY, RAI CINEMA, ZDF/ARTE, RSI RADIOTELEVISIONE SVIZZERA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 22 Febbraio 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Figlia mia è l’opera seconda di Laura Bispuri, in cui ritroviamo un po’ di quel che scrivemmo per l’esordio Vergine giurata del 2015: “tallonamento fisico, empatico e partecipante di Alba Rohrwacher”, “un occhio antropologico e l’altro di gender”, “una mancanza di radicalità poetica più che stilistica, uno scioglimento più agevole del previsto”.

Stavolta, però, è decisamente peggio: Figlia mia è un film non riuscito, che denunciando le abituali difficoltà dell’opera seconda stigmatizza un gravoso problema di verosimiglianza e autenticità.

La storia è quella di Vittoria (Sara Casu), che a dieci anni scopre di avere due madri: “l’amorevole” Tina (Valeria Golino) e “la fragile” Angelica (Rohrwacher), che poi è quella biologica. Siamo in Sardegna (Cabras e dintorni), tra bottarga ed emarginazione, che interessa in primis Angelica: sentimentalmente labile, sessualmente disinvolta, esistenzialmente uno sfascio, cerca di salvare la baracca, e i puledri, dallo sfratto, tra una birretta e la sorveglianza di un’azienda ittica.

L’alcolismo è macchiettistico, la scenografia del disagio pure, Angelica è una dropout acqua, sapone, mollettone e buoni sentimenti, ovvero la Rohrwacher non è credibile, per tacere della Golino: ma prendere due attrici sarde, per iniziare? La Golino è anche meno verosimile: pensi che con quel marito (il nostrano Michele Carboni) non ci starebbe mai, e che è costantemente troppo bella, troppo levigata e troppo pettinata per la parte. Insomma, sono sempre Alba e Valeria, mai Tina e Angelica.

Venendo alla poetica, il film dissimula e/o equivoca la prosecuzione di un impasse materno-filiale per crescita, e la “svolta” è qualcosa di talmente puerile e scoperto da (farci) arrossire: la piccola Vittoria entra ed esce da una spaccatura nella roccia che, ci fanno intendere Bispuri e la co-sceneggiatrice Francesca Manieri, va letta quale vagina. Quindi, un ritorno in utero per una nuova nascita simbolica con due madri, capito la sottile metafora? Dove andremo a finire, Figlia mia

PS Ma Udo Kier era lì in vacanza?

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBACT E CON IL SOSTEGNO DI: CON IL SOSTEGNO DI EUROPA CREATIVA-MEDIA, EURIMAGES, REGIONE SARDEGNA, FONDAZIONE SARDEGNA FILM COMMISSION.

- IN CONCORSO AL 68. FESTIVAL DI BERLINO (2018).

- CANDIDATO AL GLOBO D'ORO 2018 COME MIGLIORE ATTRICE (ALBA ROHRWACHER).

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2018 PER: MIGLIOR PRODUTTORE, SOGGETTO, MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA (VALERIA GOLINO E ALBA ROHRWACHER), FOTOGRAFIA, SONORO in PRESA DIRETTA.
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