Fanny e Alexander

Fanny och Alexander

SVEZIA, FRANCIA, GERMANIA OCCIDENTALE - 1982
Fanny e Alexander
Sera di Natale del 1907 nella sontuosa dimora della famiglia Ekdhal, in una città di provincia in Svezia. Su figli, nuore e nipoti regna Elena, ex attrice, donna autoritaria ma amabile, contornata dai figli Oscar che fa l'attore, ed è sposato con la bella Emilie, attrice lei stessa, Gustaf Adolf, amministratore del teatro e marito focoso e superficiale di Alma, donna giuliva e tollerante, e Carl, frustrato, lamentoso e perennemente indebitato, sposato con una donna tedesca. Fanny ed Alexander sono i figli di Oscar e di Emilie. La serata è più che lieta, ricca di doni, di canti, di grandi bevute e di danze, cui partecipa gioiosamente anche tutta l'impeccabile e numerosa servitù. Alexander, Fanny e qualche cuginetto, nel cuore della notte, rimangono affascinati, nella loro bella camera, dalla lanterna magica e dalle storie mirabolanti che scaturiscono senza sosta dalla sfrenata fantasia del ragazzo. Intanto lo zio Gustaf, sempre chiassoso e mezzo brillo, ha uno dei suoi consueti approcci con la giovane May, claudicante, ma graziosa servetta di casa Ekdhal, alla quale promette l'acquisto di una pasticceria. La famiglia è in seguito sconvolta dalla repentina morte di Oscar, che avviene dopo una recita di Amleto. Tutti sono toccati dall'evento, Emilie ne è profondamente colpita e i due bambini, Alexander soprattutto, percepiranno la morte del loro affettuoso e sensibile padre come un qualcosa che lacera per sempre la loro infanzia. Oscar molto spesso sarà visto in sogno e "rivisitato" da Alex come un bianco fantasma che si aggira tra i velluti e i damaschi della ricca dimora: un fantasma che è un dolce e silente protettore. Ma la vedovanza non dura a lungo: i due ragazzi vengono presentati al vescovo Edward Vergerus, uomo maturo, estremamente rigorista e formale e di costumi spartani. Essi lo detestano, ma sono ovviamente obbligati a seguire la madre che lo ha sposato, lasciando la nonna, la loro bella casa e perfino i giochi, per condurre una esistenza arida e intristita, disciplinata da leggi rigidissime in un gelido vescovado pressoché spoglio, che è dominato dalla spigolosità della madre e della sorella di Vergerus. Ogni mancanza pur minima è freddamente valutata e punita. Poiché è notorio che il vescovo ha perduto la prima moglie e le due figlie in un tragico incidente, di cui poco si è saputo, Alexander, sempre cedevole ad una fantasia senza limiti, monta su questo episodio un castello di congetture e di visioni con vere e proprie accuse contro il patrigno, accuse che Giustina, una domestica acida quanto ipocrita, riferisce a Vergerus. Da ciò, approfittando di una temporanea assenza di Emilie, viene messo su il "processo" al ragazzo. Alex viene sottoposto ad una autentica pressione psicologica, con tanto di Bibbia, giuramento - e lui giurerà il falso - confessione, una robusta battuta, lacrime e punizione finale, consistente nella chiusura per una notte in soffitta. Emilie, che si era recata dalla madre per sfogarsi perché è già incinta, ma è anche delusa e pentita del matrimonio che, per altro verso, Vergerus non intende minimamente di sciogliere, minacciandola di toglierle comunque i figli, rientra nel presbiterio e trova Alex ancora dolente e umiliato, ma non certamente domato. Mentre la domestica May, ormai visibilmente in stato interessante, va a parlare con Elena, un vecchio amico e ex amante di quest'ultima, l'antiquario ebreo Jack Jacobi, che era presente alla festa di Natale e che tutti considerano da tempo come di famiglia, impietosito della sorte dei due fratellini, organizza personalmente il loro rapimento dal vescovado, con il pretesto dell'acquisto di un antico cassone situato nell'ingresso, dove i bambini vengono nascosti, per essere poi ospitati nel negozio, zeppo di cianfrusaglie, statue misteriose e mille oggetti interessanti. E' là che vive lo "zio" Jack con i suoi due figli, di cui uno, Ismaele, è perennemente segregato, non essendo del tutto normale. E Alex, durante una sua passeggiata notturna nel magazzino, ne avverte la presenza riconoscendolo poi di persona al mattino successivo. Sarà l'ambiguo Ismaele che, dotato di evidenti poteri parapsicologici, strumentalizzerà l'odio e la volontà di morte dell'affascinato ragazzo contro il patrigno Edward. Nel vescovado, Vergerus, che ha bevuto una tazza di brodo, nel quale Emilie ha posto del bromuro per una notte più tranquilla e che si è addormentato, dopo aver ammesso piangendo la propria amara sconfitta affettiva e umana, muore bruciato vivo: una zia anziana semiparalizzata, che vive in famiglia, fa sbadatamente cadere una lampada a petrolio e appicca il fuoco. E come se Alexander avesse realizzato il proprio desiderio di vendetta. Emilie torna nella dimora paterna (per la polizia il caso è stato accidentale e lei ne esce indenne); i bambini tornano con lei e ritrovano la cara nonna e i mai dimenticati giocattoli, lanterna magica inclusa. Dopo la dolorosa parentesi, tutti gli Ekdhal sembrano riprendere una vita piena, anzi gaia: due bambine sono nate (una è di Emilie, l'altra di May e del ciarliero zio Gustaf). Una grande tavolata accoglie ancora una volta grandi e piccoli, padroni e servi, per fare festa alla vita che continua, godendone le gioie, malgrado spine e avversità. Alex vede ancora il fantasma del padre che lo assicura della sua eterna protezione, nonché l'astioso viso del patrigno dal quale ovviamente il ragazzo, anche se cresciuto, non riuscirà mai più a liberarsi. Ora sono Elena ed Emilie a prendere in mano la situazione: la giovane May potrà gestire a Stoccolma una modisteria, provvedendo così Gustaf a lei e alla piccola, mentre le due donne torneranno al teatro. Reciteranno insieme nel "Sogno" di Strindberg, di cui Elena anticipa qualche battuta al nipotino, finalmente quieto e con la testa in grembo all'amatissima nonna. Ma troverà davvero quiete, con tutte le maschere e i fantasmi che solo il teatro può evocare, il sognatore e sensibile Alexander "Bergman"?.
  • Altri titoli:
    Fanny and Alexander
    Fanny et Alexandre
    Fanny und Alexander
  • Durata: 188'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GIALLO, FANTASY
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 35 BL, 35 MM (1:1.66) - EASTMANCOLOR
  • Produzione: CINEMATOGRAPH AB, PERSONAFILM, TOBIS FILMKUNST, TVI, SVENSKA FILMINSTITUTET, SANDREWS, SVT DRAMA, OPERA FILM PRODUZIONE, GAUMONT INTERNATIONAL
  • Distribuzione: GAUMONT (1983) - GENERAL VIDEO, SAN PAOLO AUDIOVISIVI, DE AGOSTINI
  • Vietato 14

NOTE

- PRIMA PROIEZIONE: 17-2-1982.

- VERSIONE TELEVISIVA: 17 DICEMBRE 1983.

- PREMI: OSCAR 1983, MIGLIOR FILM STRANIERO, MIGLIOR FOTOGRAFIA, MIGLIOR SCENOGRAFIA, MIGLIORI COSTUMI.

- DAVID 1984 PER MIGLIORE FILM STRANIERO, MIGLIORE REGISTA STRANIERO, MIGLIORE SCENEGGIATORE STRANIERO A INGMAR BERGMAN.

CRITICA

"Bergman dice che questo è il suo ultimo film, che con 'Fanny e Alexander' dà l'addio al cinema: magari non sarà così, quasi certamente si riuscirà a riportare il maestro dietro la cinepresa, ma lui ha diretto nello stato di grazia di chi si congeda, con l'emozione intensa e la passione controllata di chi riassume i film e i fantasmi di tutta una vita. E' una meravigliosa summa dei motivi bergmaniani, la fede e la magia, la paura e il mistero, la malvagità che guida molte vite e il riscatto che si ricerca nella morte, la scommessa con il diavolo, con i simboli mai cancellati dell'immaginazione infantile e dell'istituzione adulta. C'è stato un periodo in cui si considerava Bergman una specie di filosofo cinematografico, un divulgatore di problemi esistenziali, un piccolo prontuario per spettatori mezzo-colti, ma molto ambiziosi: 'Fanny e Alexander' dimostra soprattutto la qualiltà poetica di Bergman, la sua capacità di rendere piana, struggente e necessaria ogni storia. Il riepilogo bergmaniano di questo bellissimo film è in chiave di favola infantile, di un'infanzia rivisitata con gli occhi, le malinconie e il coraggio degli adulti, storia di una famiglia di teatranti agli inizi del secolo, storia di due fratelli, il bambino Alexander, la bambina Fanny, che aprono gli occhi sul mondo tra la finzione dell'arte e le durezze dell'esperienza. Bergman non rinuncia a nulla delle sue paure autobiografiche (tanto è vero che il film comincia con il piccolo Alexander che vede la morte accucciata in salotto), ma aggiunge quella parte lieta di sé, che si vede, per esempio, in 'Sorrisi di una notte d'estate', e aggiunge una nuova filosofia, che supera i dubbi e le angosce esistenziali: gli uomini sono soli, non c'è una realtà fuori dal mondo, la felicità consiste nell'adattarsi alle cose, la felicità è la piccola o grande gioia laica dell'amore e dei sensi." (Stefano Reggiani, 'La Stampa')
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