EMMA

USA - 1996
EMMA
Soggetto: Agli inizi del 1800, la giovane Emma Woodhouse vive in modo confortevole con il padre vedovo nella cittadina di Highbury. Quando la sua governante ed amica lascia la casa per sposare un vicino, Emma si pone il problema di come aiutare anche gli altri a vivere in modo altrettanto felice e sereno. Decide allora di trovare un marito ad Harriet Smith, ragazza semplice e timida. Questa decisione mette in moto una intricatissima serie di operazioni tra la buona borghesia della cittadina. In occasione di feste, ricevimenti, visite da una casa all'altra, nascono intese, si creano equivoci, incomprensioni, litigi e riappacificazioni. Per due volte Emma crede di aver trovato il marito giusto e per due volte sbaglia. Harriet pensa di essere attratta dal signor Knightley, cognato di Emma e suo grande estimatore. La situazione infine viene sbrogliata proprio da Knightley, che dichiara il suo amore ad Emma, ben felice di ricambiarlo. E Harriet torna con il signor Martin, col quale già aveva iniziato un rapporto, prima che Emma decidesse che quello non era l'uomo giusto per lei.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Tratto da: TRATTO DAL ROMANZO DI JANE AUSTEN
  • Produzione: STEVEN HAFT, PATRICK CASSAVETT
  • Distribuzione: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE 1997 - CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO MARZO 1997.
PREMI: OSCAR 1996, MIGLIOR COLONNA SONORA.

CRITICA

Se il regista è bravo, il risultato è di solito un buon film in costume. Altrimenti il risultato è "Emma", opera prima dello sceneggiatore, teatrante e giornalista americano Douglas McGrath: noioso, piatto, lento, convenzionale, pieno di pranzi, pettegolezzi, cene, passeggiate, compere, chiacchiere, banchetti di Natale, conversazioni in salotto ed eterne tazze di tè che rimangono del tutto insignificanti, senza senso. (La Stampa, Lietta Tornabuoni, 4/4/97) "Emma" segna l'esordio registico dell'americano Douglas McGrath, noto per aver affiancato Woody Allen nella sceneggiatura di "Pallottole su Broadway". Purtroppo il risultato delude fin dalle prime scene; ed è un sollievo, tornando a casa, riprendere in mano il romanzo, di recente molto ben tradotto da Sandra Petrignani per Theoria. (Corriere della Sera, Tullio Kezich, 24/3/97)
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