ELOGIO DELLA PAZZIA

ITALIA - 1985
ELOGIO DELLA PAZZIA
Per volontà di una vecchia e ricca signora, ogni anno viene dato uno spettacolo nella sua splendida villa, in memoria di una coppia di giovani amanti, trovata uccisa (come poi anche altre lo saranno in prosieguo) nella campagna circostante. Gli invitati, dopo aver dato una occhiata ad un gruppo scultoreo, che riproduce i corpi dei due assassinati, vengono sistemati in giardino, per assistere a scene di balletto in costume. Intervallati dalla presentazione e dai commenti di un vecchio saggio, che illustra la natura e le conseguenze della pazzia, vari episodi sono proposti ai convenuti: un manager industriale, interessato alle arti magiche, che eredita l'azienda di un parente, un generale e la sua famiglia, un commissario di polizia alle prese con un giovanotto in cerca di fortuna, e così via. Il tutto è inframmezzato da balletti e dalle prestazioni di un mimo e dura per l'intero "week-end", tra gli sproloqui del presentatore e i lieti conversari degli ospiti. Alla fine del convegno, uno di questi torna da solo a guardare la coppia marmorea degli amanti assassinati ma, con sgomento e terrore, vede che ora i due si muovono e sono ben vivi: eppure, egli era ben certo di aver lasciato dietro di sé due cadaveri. Ma ormai è in trappola, testimoni nascosti hanno notato il suo smarrimento ed il criminale verrà consegnato alla polizia.
  • Durata: 77'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: CINESTUDIO 12
  • Distribuzione: IMC

NOTE

IL FILM E' GIRATO NELLA VILLA MEDICEA DI POGGIO A CIANO.

CRITICA

"Un film ambizioso e seccante, una complicata esercitazione da diploma, una acrobazia intellettuale non pericolosa, ma peicolante. Un tema e un materiale che forse più proficuamente potevano trovare collocazione nella dimensione e nei ritmi consoni ad un piccolo spazio teatrale. Sullo schermo tutto ciò barcamena tra una verbosità fastidiosa e la gracilità di momenti ed episodi di spessore esiguo. In positivo ci sono un certo decoro formale, l'assenza di volgarità e le prestazioni sempre formidabili del mimo Marcel Marceau. Lunare come a lui solo si cinviene, in quella sua fissità triste e questa sì davvero folle, murata in un silenzio siderale, rotto solo e con discrezione da una sublime pagina di Mozart. (Segnalazioni cinematografiche).
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