Elizabethtown

USA - 2005
Elizabethtown
Non è certo un momento felice per Drew Baylor. Dopo essere stato licenziato dalla compagnia per cui lavorava e dopo essere stato mollato dalla sua ragazza, deve tornare in Kentucky nella sua città natale, Elizabethtown, per partecipare al funerale di suo padre. Sull'aereo che lo sta portando a casa incontra Claire Colburn, una hostess che gli 'ruba' il cuore e che lo aiuterà a rimettere a posto la sua vita, a capire come era veramente suo padre e scoprire le proprie radici...
  • Durata: 123'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, SENTIMENTALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: CAMERON CROWE, TOM CRUISE E PAULA WAGNER PER CRUISE-WAGNER PRODUCTIONS, DREAMWORKS, PARAMOUNT PICTURES, VINYL FILMS
  • Distribuzione: UIP
  • Data uscita 4 Novembre 2005

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Reduce da un clamoroso fiasco - che ha causato un deficit di circa 1 miliardo di dollari per l'azienda - un disegnatore di scarpe, Drew (Orlando Bloom), viene sorpreso nella sua depressione dall'improvvisa morte del padre. Incaricato dalla famiglia, il ragazzo dovrà recarsi nel Kentucky, ad Elizabethtown, per discutere delle modalità di sepoltura e presenziare la cerimonia commemorativa. Sull'aereo conosce Claire (Kirsten Dunst), bella hostess che finirà per travolgerlo con il suo inarrestabile ottimismo aiutandolo, poco a poco, a vedere la vita da un'altra prospettiva. Ibrida commedia che alterna frammenti notevoli a flessioni preoccupanti, Elizabethtown non fa altro che confermare l'altalenante, presunto talento che accompagna Cameron Crowe sin dai tempi di Non per soldi ma per amore. A tratti divertente (l'incontro con il capo, Alec Baldwin) e velatamente malinconico (quasi struggente, nella sua leggerezza, il tip-tap ballato dalla vedova Susan Sarandon), il film regala il meglio di sé in prossimità del finale, con quel viaggio on the road attraverso l'America commentato da una colonna sonora da urlo, elemento - questo sì, considerati i trascorsi da critico musicale - da sempre impeccabile nella filmografia di Crowe. Note: la versione per le sale è stata leggermente tagliata (di circa 10') e modificata dallo stesso regista rispetto alla copia presentata, fuori concorso, a Venezia62.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2005).

CRITICA

"'Elizabethtown' è una sfida all'insegna di un 'tono' che il cinema Usa frequenta poco: l'humour nero. Melodramma comico, o commedia funebre, il film è discontinuo ma ricchissimo, e merita di essere visto. Orlando Bloom se la cava, ma due signore della recitazione se lo mangiano a colazione: la grande Susan Sarandon, nel piccolo ma travolgente ruolo della vedova, e Kirsten Dunst, hostess che conosce l'America come le proprie tasche." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 5 settembre 2005)

"Sotto la storia parasentimentale alla Truffaut, Crowe cela quel che gli interessa: il quadretto acre dell'America profonda, individuato in Elizabethville, città natale del defunto. Qui si svolgono i preparativi del funerale, con una famiglia lacerata: una vedova che, dalla California, ne reclama la cremazione, mentre gli altri parenti optano per la sepoltura. Chi scrive opta per l'uscita. Impossibile quella del defunto dall'urna o dalla bara, possibile quella dello spettatore da cinema. Ma non entrateci nemmeno se danno film così." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 5 settembre 2005)

"'Elizabethtown' ha confermato l'alterno talento di Cameron Crowe, autore di un piccolo capolavoro come 'Almost Famous' e di uno dei film più brutti degli ultimi tempi, 'Vanilla Sky'. Questa commedia agrodolce è troppo divagante e squilibrata per arrivare a una sintesi spettacolare: nel ricambio frenetico di situazioni, ritmo e atmosfere, si perde continuamente il filo espressivo e si passa come in una doccia scozzese dal sarcastico allo smielato, dal romantico al sociologico, dal surreale al musicale. Orlando Bloom, mentre torna al paese natale del Kentucky per il funerale del padre, incontra Kirsten Dunst che gli fa ritrovare le ragioni perdute di una vita (fallimentare) da yuppie: il tutto immerso in una compilation rockettara di grandissima presa emotiva, ma prevaricante sulla miriade di motivi e sottomotivi della sceneggiatura." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 5 settembre 2005)
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