El mariachi, suonatore di chitarra

El mariachi

USA - 1992
El mariachi, suonatore di chitarra
Il Mariachi è un musicista che arriva in una futuristica cittadina di frontiera del Messico, contemporaneamente a un killer. Entrambi vestono in nero ed entrambi portano una custodia da chitarra, solo che quella del mariachi contiene il suo adorato strumento, mentre quella del killer è piena di armi. Il Mariachi si innamora di una bella barista che lo ospita dopo che è stato erroneamente scambiato con il sicario per cui si ritrova coinvolto in un mondo violento ed è costretto a lottare con il male in agguato fuori e dentro di lui...
  • Durata: 80'
  • Colore: C
  • Genere: GROTTESCO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 16S, 16 MM GONFIATO A 35 MM, PANORAMICA (1:1.85)
  • Produzione: ROBERT RODRIGUEZ, CARLOS GALLARDO PER LOS HOOLIGANS
  • Distribuzione: COLUMBIA TRI-STAR FILMS ITALIA (1993) - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO
  • Vietato 14

NOTE

- PRODUTTORI ASSOCIATI: ELIZABETH AVELLÁN, CARMEN M. DE GALLARDO.

- REVISIONE MINISTERO AGOSTO 1993.

CRITICA

"Certo che l'esordio dei fratelli Coen con 'Blood Simple' era stato più fulminante. Ma per essere un film costato 7 mila dollari (11 milioni di lire), tirati fuori da regista e protagonista, 'El Mariachi' è una gradevolissima sorpresa. Un po' sgangherato, pericolosamente oscillante tra i toni del grottesco e quelli della tragedia, con scivolate addirittura nell'onirico, ha però dalla sua un gran bel ritmo, un uso quasi spregiudicato della macchina da presa e alcune battute fulminanti. 'Non so se potrò più suonare, ma ho le armi, un cane, sono pronto ad affrontare il futuro' dice alla fine il protagonista allontanandosi sul nastro d'asfalto a bordo di una moto nera. E sembra la caricatura del 'Giustiziere della notte'." (Alessandra Pieracci, 'La Stampa', 23 settembre 1993)

"'El Mariachi' è il 'caso produttivo' dell'anno. E in effetti la storia di questo piccolo film nato come esperimento per il circuito dell'home video messicano e poi lanciato alla grande dalla Columbia è di quelle che possono facilmente suscitare l'invidia e, al tempo stesso, stimolare l'intraprendenza di tanti giovanissimi cineasti. Il primo lungometraggio del ventiquattrenne Robert Rodriguez, nato a Sant'Antonio nel Texas, è costato solo 7000 dollari (circa 11 milioni di lire), è stato girato in meno di 15 giorni, con un Arriflex 16 mm non sincronizzata, attori non professionisti, uno stock di pellicola scaduta, le armi messe a disposizione dalla polizia locale e i soldi guadagnati dal regista facendo da cavia in una clinica per ricerche farmacologiche. Poi la Major lo ha gonfiato a 35 mm, dotato di una nuova colonna sonora in dolby e distribuito. L'imprevisto e clamoroso successo del film ha procurato a Rodriguez la firma di un contratto con la Columbia per la realizzazione di tre film, il primo dei quali, naturalmente, sarà il sequel di 'El Mariachi', e l'entusiasmo incondizionato di molta critica disposta a sorvolare sui difetti. Film, dunque, leggermente sopravvalutato, che tuttavia rivela il talento di un cineasta dotato di grande inventiva e creatività. 'El Mariachi' porta i segni del basso costo e dei problemi tecnici del maggiore formato (cambi di intensità di luce e di colore, sgranature della fotografia, ruvidità formali), che danno alla pellicola il sapore del prodotto indipendente e il fascino del glorioso cinema di serie B. Con gusto cinefilo e ironia parodistica Rodriguez mescola i toni e gioca con gli stereotipi di vari generi (il gangster, il thriller, il western, la commedia), lavorando con abilità sul dettaglio visivo e sulle soluzioni tecniche e citando con ruffianeria stilemi convenzionali (la voce narrante del nero, gli scambi di persona della commedia degli equivoci, i primi piani ridondanti e l'enfasi recitativa di Sergio Leone). Ma ora deve dimostrare se gli eccessi di zoom e grandangoli deformanti scaturiscono dall'ansia espositiva di chi dispone di pochi mezzi o costituiscono un limite espressivo." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 27 settembre 1993)
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