Drive My Car

Doraibu mai kā

GIAPPONE - 2021
4/5
Drive My Car
Questa è la storia di Yusuke Kafuku, un rinomato regista e interprete teatrale che sta mettendo in scena una produzione multilingue dello "Zio Vanja" di Cechov nel tentativo di elaborare il lutto della compagna, la sceneggiatrice Oto, amatissima e infedele, il cui ex amante Takatsuki ingaggia nel ruolo del protagonista. Soffrendo di glaucoma all'occhio sinistro, vien portato in giro per Hiroshima sulla sua Saab rossa da una giovane, silente e perspicace autista, Misaki, con cui stabilirà una connessione profonda, così come con Lee Yoon-a, un'attrice muta che nel finale prendendogli la testa tra le mani gli recita: "Non hai mai conosciuto la felicità, ma aspetta! Ci riposeremo".
  • Durata: 179'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Tratto da: racconto "Uomini senza donne" di Haruki Murakami (ed. Einaudi)
  • Produzione: TERUHISA YAMAMOTO PER C&I ENTERTAINMENT INC., CULTURE ENTERTAINMENT CO., LTD., BITTERS END, INC.
  • Distribuzione: TUCKER FILM
  • Data uscita 23 Settembre 2021

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Dopo aver conquistato l’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria a Berlino pochi mesi fa, il giapponese Hamaguchi Ryusuke porta Drive My Car a Cannes, uno dei due titoli asiatici in lizza per la Palma della 74esima edizione.

Tratto da un racconto di Murakami, racconta per tre ore la storia di Yusuke Kafuku (Hidetoshi Nishijima), un rinomato regista e interprete teatrale che sta mettendo in scena una produzione multilingue dello Zio Vanja di Cechov nel tentativo di elaborare il lutto della compagna, la sceneggiatrice Oto (Reika Kirishima), amatissima e infedele, il cui ex amante Takatsuki (Masaki Okada) ingaggia nel ruolo del protagonista. Soffrendo di glaucoma all’occhio sinistro, vien portato in giro per Hiroshima sulla sua Saab rossa da una giovane, silente e perspicace autista, Misaki (Toko Miura), con cui stabilirà una connessione profonda, così come con Lee Yoon-a, un’attrice muta che nel finale prendendogli la testa tra le mani gli recita: “Non hai mai conosciuto la felicità, ma aspetta! Ci riposeremo”.

Ottima trasposizione da Murakami, a nostro avviso pari se non superiore a Burning di Lee Chang-dong, Drive My Car consegna Hamaguchi ai suoi massimi, giocando sulla riconciliazione degli opposti, la sintesi ossimorica: un road movie da fermo, fluviale ma minimale, fatto di conversazioni silenziose, comunicazioni non rivelatorie, arte-vita (e artefazione?). Vince, in platea come sullo schermo, l’empatia che non t’aspetti, l’affinità non elettiva ma incidentale, sicché si prende posto sulla Saab, un occhio al film e l’altro, nello specchietto retrovisore, alle nostre vite.

La consustanziazione di persona, personaggio e dramatis personae è palese, e gli attori magnifici elevano a potenza, i riverberi tra Murakami e Cechov che Hamaguchi non smette di evocare preziosi e arditi: c’è metacinema e, più in generale, metaarte, riversato con esiti anche autobiografici in Kafuku, e c’è un parallelismo tra movimento e destinazione affidato a Misaki, travalicatrice di confini come solo gli (anti)eroi.

Elegante, articolato e fascinoso e, al contempo, snello, sottratto e piano, Drive My Car è fin qui la cosa migliore del Concorso di Cannes 74: arriverà nelle nostre sale con Tucker.

NOTE

- PREMIO PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA (RYÛSUKE HAMAGUCHI) AL 74. FESTIVAL DI CANNES (2021).

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: THE AGENCY FOR CULTURAL AFFAIRS, GOVERNMENT OF JAPAN THROUGH THE JAPAN ARTS COUNCIL, J-LOD SUBSIDY PROGRAM FOR JAPAN CONTENT.

- GOLDEN GLOBE 2022 PER MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA.

- OSCAR 2022 COME MIGLIOR FILM STRANIERO. ERA CANDIDATO PER: MIGLIOR FILM, SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, FOTOGRAFIA.

- INDEPENDENT SPIRIT AWARDS 2022 PER MIGLIOR FILM INTERNAZIONALE.

- BAFTA 2022 COME MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA.

- CRITICS'CHOICE AWARDS 2022 COME MIGLIOR FILM INTERNAZIONALE.

CRITICA

"Hamaguchi, astro nascente del cinema giapponese (...) realizza un film sul potere della parola. Da una parte una Saab 900 rossa e dall'altra le assi di un palcoscenico diventano infatti luoghi astratti di rifugio e dialogo, dove il regista fa incontrare solitudini e fragilità realizzando un "road movie dell' anima" classico, elegante, composto, dove i silenzi prendono forma ed espressione, diventando finalmente discorso. E dove il reciproco confronto permette ai personaggi, prigionieri di traumi passati, di trovare un senso alle proprie esistenze segnate da dolore e senso di colpa (...)." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 22 settembre 2021)

"(...) Un film difficile? Tutt'altro, un film di una linearità e di una semplicità illuminante, dove Cechov, Murakami e Hamaguchi si intrecciano per offrire allo spettatore uno squarcio aperto sul cuore umano.Senza scene madri o colpi di scena ma solo con la splendida risonanza delle parole, per una volta capaci di portarci diritti al cuore della verità." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 22 settembre 2021)

"Un enigma - interiorità dei personaggi, il loro segreto dolore, le loro nevrosi e il cumulo imprevedibile dei desideri - che si presenta e si scioglie via via che il racconto si consolida e che poi il testo teatrale si diluisce nello spazio dell' immagine: il regista e attore teatrale Yusuke insiste ossessivamente sulla parola, rileggendo insieme agli altri attori lo Zio Vanja di Cechov, perché la parola entri in circolo, si stagli nel corpo, lo possegga prima di suscitare l' interpretazione, la recita. È il letterario nel cinema: non l' adattamento ma la coesione, un possibile terreno di coesistenza e di consistenza di due linguaggi differenti che si cagliano nell'immaginazione (...). Ma in Drive My Car si assiste proprio alla carne nuda e all' ossatura di questi due piani luminosi, letteratura e cinema che s' intersecano, si sovrappongono, si confondono non prima di aver svelato la natura teorica e immaginifica di questa dinamica. Perciò spesso si crea un contrappunto tra ciò che si vede, ad esempio due corpi stesi nella penombra dopo l' amplesso, e ciò che si sente, cioè la narrazione da parte di Oto, di un amore adolescenziale, le immagini veicolate da questo racconto che restano fuoricampo eppure in un certo senso si sovrappongono, come in sovrimpressione, alle forme del quadro. O le vicende dei protagonisti ambientate in una Hiroshima diradata, sonnambolica - anche le vicende della messa in scena dell' opera di Cechov - che si sostituiscono a tratti al dramma di Zio Vanja, s' impossessano di quei personaggi richiamati dalle commessure del tempo (..)." (Luigi Abiusi, 'Il Manifesto', 29 dicembre 2021)
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