Dowaha

TUNISIA, SVIZZERA, FRANCIA - 2009
3/5
Dowaha
Le giovani Aicha e Radia vivono con la madre in un alloggio per domestici in una casa abbandonata, ma il loro tranquillo ménage viene sconvolto dall'arrivo dei nuovi inquilini, una coppia di giovani sposi. La coabitazione è difficile, anche perché le tre donne non vogliono lasciare la casa in cui vivono da tempo e che custodisce tutti i loro segreti e d'altra parte non hanno intenzione di far scoprire la loro presenza ai nuovi arrivati. La situazione si complica ulteriormente quando Aicha, la minore, comincia a essere attratta dagli "estranei"...
  • Altri titoli:
    La berceuse
    Buried Secrets
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HDCAM, BETA NUM, 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: NOMADIS IMAGES, AKKA FILMS, LES FILMS D'ICI

RECENSIONE

di Davide Turrini

Donne che spiano il mondo, nascoste, autorecluse. Le stanze dei domestici di un’antica casa abbandonata nell’aperta campagna tunisina sono da tempo dimora non registrata di Aicha (Hafsia Herzi), Radia (Sondos Belhassen) e della loro madre. Un angolo della percezione visiva da cui si osserva l’esterno, ma da cui, senza accorgersene, si rischia di passare parecchio inosservati. Le tre donne passano intere giornate al buio di angusti e spartani seminterrati. A volte fanno capolino per staccare qualche ramo di menta dal giardino; altre arrivano direttamente in città per fare la spesa o vendere tessuti lavorati a mano. L’atmosfera “casalinga” in Buried Secrets è delle peggiori. La gerarchia familiare (mamma sui sessant’anni, Raida sui trenta-quaranta, Aicha nemmeno ventenne) è rigida e oppressiva. La vita quotidiana è il simulacro di un carcere rieducativo, tanto che Aicha viene legata al letto per la sua esuberanza e punita perché si rade di nascosto i peli delle gambe. L’importante è che l’alleanza tra Radia e la madre faccia crescere Aicha rendendo intoccabili i tabù sui più basilari caratteri della sfera emotiva, come i sentimenti amorosi o la necessità di incontrare il prossimo e socializzare. L’impostura regge fino all’arrivo di una coppia di giovani amanti benestanti che lentamente si reinstalla nell’abitazione. La curiosità di Aicha e il sospetto dalla partner di Ali, il proprietario della casa, alimenteranno un incontro/scontro, emancipazione di genere, abbattimento di barriere materiali, d’inaspettata violenza. Raja Amari torna dopo sette anni al lungometraggio per esplorare con matura accortezza la negazione dei più intimi desideri di un gruppo di donne, traendo supporto dalla classica e limpida fotografia del decano Renato Berta e da un’interpretazione fisicamente robusta dalle quattro interpreti. La mano sicura di Amari la si rileva proprio quando l’analisi dello spazio, dell’ambientazione, dell’esteriorità del set si riversa con tutta la sua forza, il suo mistero, la sua abissale e ancestrale profondità nell’interiorità delle protagoniste. Aicha è interpretata da Hafsia Herzi già premio Mastroianni a Venezia 2007 per Cous cous.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 66MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE 'ORIZZONTI'.

CRITICA

"Fiaba moderna e crudele come l'originale, Cenerentola, che i fratelli Grimm e Charles Perrault hanno riscritto sull'onda del mitico racconto di origine incerta, forse cinese, forse egiziano, 'Dowaha' ('Buried Secrets', segreti sepolti) conferma una grande regista, Raja Amari, studi di letteratura e cinema tra Tunisi (dove è nata nel '71) e Parigi, al suo secondo lungometraggio. (...) Un film da concorso, passato a Orizzonti, un'opera dark, in costante tensione emotiva, claustrofobica incursione nei desideri negati di tre donne che vivono nascoste nei sotterranei di una villa, il castello da mille e una notte, con sontuose cupole moresche e l'eco di un passato fiabesco. (...) Fuori genere eppure intessuto di noir e horror, 'Dowaha' è uno dei film più innovativi visti finora. Spaventa come nemmeno nella progressiva alternanza di reale e extra reale, un 'The Others' trasferito dall'inferno alla terra. Donne contro donne, tradizione e ipocrisia come armi per abbattere ogni desiderio. Donne agenti dell'abuso di potere maschile. A proposito di burka e burkini. Non finirà come Cenerentola, ma l'happy end può assomigliare anche a una ragazza con il vestito bianco macchiato di sangue, vagabonda sorridente tra i colori e le luci di Tunisi." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 05 settembre 2009)
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