Dopo la guerra

ITALIA, FRANCIA - 2017
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Dopo la guerra
Bologna, 2002. La protesta contro la riforma del lavoro esplode nelle università. L'assassinio di un
giusvalorista riapre vecchie ferite politiche tra Italia e Francia. Marco, ex-terrorista, condannato per omicidio
e rifugiato in Francia da 20 anni grazie alla Dottrina Mitterand, che permetteva agli ex terroristi di trovare
asilo oltre Alpe, è sospettato di essere il mandante dell'attentato. Quando il governo Italiano ne chiede
l'estradizione, Marco decide di scappare con Viola, sua figlia adolescente. La sua vita precipita, portando nel
baratro anche quella della sua famiglia italiana, che, da un giorno all'altro, si ritrova costretta a pagare per le
sue colpe passate.
  • Altri titoli:
    Après la guerre
    After the War
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE
  • Produzione: TOM DERCOURT, STEPHANIE DOUET, MARIO MAZZAROTTO PER SENSITO FILMS, CINÉMA DE FACTO, MOVIMENTO FILM, IN COPRODUZIONE CON MOVIMENTO FILM
  • Distribuzione: I WONDER PICTURES (2018)
  • Data uscita 3 Maggio 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Bologna, 2002. Le proteste per la riforma del lavoro divampano all’università, e un giudice – ogni riferimento al giuslavorista Marco Biagi non è puramente casuale – viene assassinato. La responsabilità, quantomeno, politica viene attribuita a Marco (Giuseppe Battiston), un militante di estrema sinistra condannato per omicidio e riparato in Francia da 20 anni in virtù della Dottrina Mitterand, concernente il diritto d’asilo e rimasta in vigore dal 1985 al 2003. Quando il governo italiano ne chiede l’estradizione, Marco deve fuggire insieme alla figlia 16enne Viola (Charlotte Cétaire), ma non sarà facile…

Esordio al lungometraggio di Annarita Zambrano, già cortista con A la lune montante (2009) e Tre ore (2010) e documentarista con L’anima del gattopardo (2014), Dopo la guerra ha interpreti non disprezzabili: Battiston parla in francese e non sfigura, ma non dimostra mai di crederci fino in fondo; la giovane Cétaire è rossa, diafana e se la cava con stile; Barbora Bobulova, nella parte della sorella di Marco che vive a Bologna con marito giudice e figlia piccola, ha misura e quasi sempre compostezza. E anche la regia non sfigura: il rischio della fiction tv è sensibile, ma la macchina da presa è snella e mai sciatta, si prende anche qualche rischio estetico.

Il problema, grosso, del film è che la sceneggiatura, dai dialoghi allo sviluppo della storia, non è mai all’altezza del tema: imbelle, se non puerile, procede per frasi fatte, associazioni indebite (vedi terrorismo e eroina) e nessun approdo, nessuna via d’uscita se non un colpo di scena forse insulso, di certo forzato e perfino scorretto.

Dopo la guerra rimane un’occasione perduta, un film che non riconcilia con la storia, e passi, ma nemmeno con il cinema: coproduzione Francia, Italia e Belgio, parrebbe in realtà italianissimo per come si bea del soggetto disinteressandosi, dunque eludendo, trattamento e sceneggiatura.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: CNC-AVANCE SUR RECETTES, REGION NOUVELLE AQUITAINE, CONSEIL DEPARTEMENTAL DES LANDES, FONDATION GAN POUR LE CINEMA, CINEMAGE 11, COFINOVA 13, PROCIREP, UFUND, TAX SHELTER BELGE.

- IL FILM È STATO RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI - DIREZIONE GENERALE CINEMA, CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA E CON IL CONTRIBUTO DI UNIPOL BANCA, CON LA COLLABORAZIONE DELLA FILM COMMISSION BOLOGNA E LA CINETECA DI BOLOGNA.

- LA SCENEGGIATURA È STATA SVILUPPATA CON IL SOSTEGNO DI: CICLIC-RÉGION CENTRE-VAL DE LOIRE, PRIX DU JURY DU PRIX SOPADIN DU SCÉNARIO, EMERGENCE.

- IN CONCORSO AL 70. FESTIVAL DI CANNES (2017) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2018 PER: MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE, MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (GIUSEPPE BATTISTON).

CRITICA

"(...) il film, che la regista ha scritto insieme a Delphine Agut, abbandona subito l'indagine poliziesca (non sapremo se Marco è coinvolto o no) per raccontare invece le ricadute che quelle scelte - la lotta armata, lo scontro con lo Stato e il rifiuto della sua giustizia - hanno su chi ne paga solo le colpe: la figlia che si vede strappata alla sua vita e alle sue amiche, la sorella (Barbora Bobulova) che vive a Bologna e ha un marito giudice (Fabrizio Ferracane), la vecchia madre (Elisabetta Piccolomini). 'Dopo la guerra' non propone soluzioni «politiche» al problema dei terroristi che non hanno rinnegato le loro idee (come vediamo fare da Marco durante una tesissima intervista con una giornalista durante la latitanza), piuttosto ne ribadisce l'ineluttabile tragicità, ricordando l'esistenza di una ferita che nessuno sembra capace di chiudere e che il film riapre nella sua dolorosa drammaticità." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera, 24 maggio 2017)

"Costruito come un tragedia greca sulla colpa che si trasmette dai genitori ai figli, da un paese all'altro, il film della Zambrano riflette su un tema ancora assai spinoso per l'Italia, mai veramente metabolizzato, analizzato e superato." (Alessandra De luca, 'Avvenire', 24 maggio 2017)

"Un film a sfondo politico ma profondamente ancorato all'umano che interroga la coscienza individuale e collettiva dentro a un 'post' carico di colpe, rimossi, ferite aperte e domande sospese. Ed è proprio sulle domande che Zambrano costruisce la propria narrazione, nutrita di ricordi infantili (...) e di tanto studio, fra incontri e documentazione. (...) Il film, sostanzialmente, lavora sulla trasmissione del carico della colpa, privata e pubblica, d'impianto classico ma sempre attuale." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 24 maggio 2017)
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