Domino

ITALIA - 1988
Domino è una giovane donna infelice poichè il lavoro di regista di video clip non la soddisfa più e non riesce più a provare amore per nessun uomo. Invano un suo occasionale amante, Victor, tenta di risvegliare in lei la passione di un tempo: inutilmente la donna cerca di confidarsi con un suo vecchio spasimante, Gavros, che è sempre in giro per affari. Conosce, durante la registrazione di un film su Billie Holliday, un certo Paul Dulac che inizia a corteggiarla e alla fine, nonostante sia sposato, riesce a conquistarla. Ma per Domino la felicità è sempre lontana, anzi la disperazione aumenta e a nulla servono i consigli disinteressati di una vecchia amica, Gabriella, prostituta molto ricercata, che la porta in uno squallido peep show. Domino si abbandona allora ad un sogno incredibile: vuole conoscere di persona l'uomo che da tempo le telefona e le parla con voce suadente e sensuale. L'impresa non è facile, anche perchè, a complicare le cose, c'è pure uno sconosciuto che spia la donna con un cannocchiale dalla finestra del palazzo di fronte. Alla fine Domino conosce l'uomo del telefono: così facendo, però, quella piccola consolazione ha termine poichè l'uomo non la chiamerà più in quanto ella ha voluto rompere l'incantesimo, desiderando vederlo in carne ed ossa. Ora Domino, sempre più sola ed angosciata, ha soltanto soddisfazione di vedere il suo film su Billie Holliday finito e forse la nascita di una sincera amicizia con l'attrice protagonista.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1993

CRITICA

"Chi esce dopo 20 minuti non può avere idea di come la noia e la presunzione cavalchino insieme in questo 'Domino', enigmatico fin dal titolo, arruffato e nascosto in uno psicologismo di maniera, intellettualmente losco e sentimentalmente (una volta scrostato dalla curiosa forma scenografica visiva astratta, notturna, irreale) riducibile al refrain di una sexy canzone per melodramma di segretaria d'azienda. Scritto e diretto, in odor di debutto, da Ivana Massetti - è inspiegabile la presenza come sceneggiatore di Gerard Brach, collaboratore di Polanski, e qui rintracciabile solo in una battuta che cita un inquilino del terzo piano - il film si fa bello di principi micidiali ('il piacere non uccide l'innocenza', 'dentro una donna c'è sempre qualcosa che piange'), e singhiozza sulla spalla di una signora (Brigitte Nielsen) ormai oltre l'orlo di una crisi di nervi." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 5 Novembre 1988)

"L'esordio di Ivana Massetti è lussuoso e patinato (costo del film, sette miliardi?), anti-cinematografico e furbesco. Tre minuti di videoclip sarebbero stati più che sufficienti per raccontarci la favola di Cenerentola e per mostrarci le grazie aliene, per nulla incancrenite, di Brigitte Nielsen. Il set è ridondante di immagini volutamente falsissime, oniriche e sonnolente, ricostruite in studio con grande sciupìo di luci bladerunneriane. I dialoghi, straniti più che stranianti, evocano la psicanalisi da portineria e la logica narrativa (o del montaggio disinvolto) s'imbatte in strani e inafferrabili costrutti dì videocinema. Per Brigitte un vero disastro, una sensazione penosa di disagio, un altro film sbagliato." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 11 Novembre 1988)

"La storia è vecchia, ma forse per raccontarla c'è ancora il modo. Però quello di Ivana Massetti è francamente vecchio e sbagliato. La Massetti viene dai videoclip e questo sarebbe anche un buon biglietto da visita. Un bel po' di superstar della regia americana e inglese (Hugh Hudson, Adrian Lynne, Ridley Scott) hanno lo stesso background (i tempi strettissimi di uno spot aiutano alla sintesi, ai segnali concentrati e fulminanti). Ma il cinema ha altre esigenze narrative. Non puoi per oltre cento minuti andare avanti a spot, l'occhio e l'orecchio dello spettatore devono avere le loro pause. Quando poi il bombardamento delle immagini serve a coprire un discorso quanto mai ovvio e risaputo, allora si giustificano le reazioni da curva Maradona dei ragazzotti ('Ma questa è la réclame dell'AIDS' ridacchiavano i gaglioffi, e con ragione, la TV li ha smaliziati davanti alle esibizioni di finta bravura). E Brigitte Nielsen? L'ex signora Stallone conferma di essere una brava attrice di videoclip. Cioè plausibilissima e bravissima per circa due minuti e mezzo. Più o meno quanto il film." (Giovanni Mogani, 'La Nazione', 8 Novembre 1988)
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