Dixie Dynamite e Patsy Tritolo

Dixie Dynamite

USA - 1976
Dixie Dynamite e Patsy Tritolo
A Bandera, villaggio della Georgia, per impadronirsi dei terreni che nascondono grossi giacimenti di gas metano, il losco e ricchissimo Dado McKutchen denuncia alla polizia federale le numerose ma piccole distillerie clandestine della zona che sono l'unica fonte di sussistenza degli abitanti. Lo sceriffo Phil Marsh si trova così costretto ad arrestare i compaesani e amici. Un giorno il vicesceriffo Frank spara alle gomme della macchina di Tom Eldridge, fuggitivo e ne provoca la morte. Le figlie del defunto, Dixie e Patsy, vengono aiutate dal vagabondo Mack mentre tentano invano di trovare lavoro. La loro situazione diviene disperata quando Dade fa mettere all'incanto la loro casa ipotecata e l'acquista per pochi soldi. Essendo partito Mack, la comprensione delle sceriffo e la benevolenza di tutta la povera popolazione non giovava alle due ragazze che si improvvisano vendicatrici delle ingiustizie di Dade. In pochi mesi ne distruggono i negozi, i mezzi di trasporto e la grande distilleria. Ricercate dalla polizia, Dixie e Patsy convincono il tornato Mack al grosso colpo con il quale fanno saltare la banca di Dade dopo essersi assicurato un ingente bottino. Raggiunta impunemente Rio de Janeiro, al terzetto si aggiunge Phil che, avendo capito il trucco escogitato dalle ragazze, e stato al gioco favorendone il successo.
  • Altri titoli:
    Dynamite Trio
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: WES BISHOP PER DIMENSION
  • Distribuzione: CIA STAR (1977)

CRITICA

"Nonostante la sostanza drammatica, il film differisce chiaramente dalle storie e ballate gangsteristiche per il tono scanzonato, per la narrazione avventurosa e per la presenza di figure simpatiche, anche se poco credibili. Nel suo insieme il lavoro è un piacevole racconto d'azione. Le imprese di Dixie e Patsy, anche se non descritte minutamente, assumono sfumature eticamente ambigue per le troppe ragioni addotte per farle apparire come 'atti di giustizia', per la troppa carica di simpatia immessa nei personaggi e, infine, per il passaggio dalla parte delle 'private giustiziere' dello sceriffo sino ad allora presentato come figura del tutto esemplare. Il clima favolistico attenua questi aspetti ma non li annulla completamente". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 85, 1978)
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