District 9

USA - 2009
4/5
District 9
Gli alieni arrivati trent'anni fa sulla Terra convivono pacificamente con gli esseri umani, anche se reclusi in un territorio in Sud Africa chiamato District 9. Quando però la Multi-National United (MNU), una compagnia privata completamente disinteressata al benessere degli alieni, decide di sfruttare le armi extraterrestri finora inutilizzate, la situazione inizia a precipitare. Solo un uomo può rimettere a posto le cose: Wikus van der Merwe, un agente dell'MNU che ha contratto un misterioso virus che gli sta cambiando il DNA e che potrebbe essere la chiave per scoprire il segreto della tecnologia aliena.
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA
  • Produzione: KEY CREATIVES QED INTERNATIONAL WINGNUT FILMS
  • Distribuzione: SONY PICTURES RELEASING ITALIA - DVD E BLU-RAY: SONY PICTURES HOME ENTERTAINMENT (2010)
  • Data uscita 25 Settembre 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Poco meno di 30 anni fa un'enorme astronave "parcheggiava" sopra il cielo di Johannesburg. Nessun segno di vita: dalla terra fanno irruzione. Ammassati e denutriti, profughi alieni vengono portati giù e "ospitati" nel Distretto 9, all'interno di baracche provvisorie. Si riproducono velocemente, vanno matti per il cibo per gatti e agli occhi degli umani - che li chiamano gamberoni - diventano un fastidio di cui sbarazzarsi. Ci penserà, in teoria, la MNU, società interessata a far funzionare le armi aliene, attraverso l'operato di Wikus van der Merwe (Copley), chiamato a notificare lo sfratto ai non umani e poi, una volta contagiato da un virus che ne tramuta rapidamente il DNA, bersaglio numero uno della stessa azienda.
Sorprendente opera prima di Neill Blomkamp - 30enne sudafricano già autore di cortometraggi (su tutti, Alive in Joburg) e spot pubblicitari - District 9 ha il grande merito di non polverizzarsi dietro l'esplosione scatenata dalle strategie di viral e guerrilla marketing: con un fascino vagamente retrò e la metafora nemmeno poco accennata di alieni-immigrati brutti sporchi e cattivi, il film prodotto da Peter Jackson (che aveva trovato in Blomkamp il regista per portare sul grande schermo il videogame Halo, progetto poi abortito) esalta il genere e lo rilegge nell'ottica di una quotidianità (finte testimonianze, finti reportage) che non ammette più il diverso: neanche se un minuto prima era uno di noi.
Di enorme impatto, oltre alla completa "desacralizzazione cinematografica" della figura dell'extraterrestre e il recupero di suggestioni filmiche care ai cultori del genere (l'arma metallica "indossata" verso il finale del film dal protagonista non può non ricordare Robocop, non a caso già "ripreso" dallo stesso Blomkamp per uno dei suoi spot più celebri, dove per Cïtroen strizzava l'occhio anche all'universo Transformers), la scelta di ambientare e girare on location tra gli slums di Johannesburg, elemento questo tutt'altro che "decorativo" ma funzionale per mantenere viva la polverosità e la povertà di un film straordinariamente alieno.

NOTE

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2010 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2010 PER: MIGLIOR FILM, SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MONTAGGIO ED EFFETTI VISIVI (DAN KAUFMAN, PETER MUYZERS, ROBERT HABROS, MATT AITKEN).

CRITICA

"Girato stile reportage tv, con accenni ad affetti familiari traditi e la massima noncuranza per ideologie e politiche superate e assenti, il film è di allarmante fanta non finta attualità. E' pervaso da un vissuto clima di fastidio antropologico in cui la violenta caccia all'altro cambia pedine, nel disprezzo di ogni minoranza. La scelta del Sud Africa non è riferimento casuale. L'autore Neill Blomkamp, 30enne di Johannesburg, coccolato genio pubblicitario, prediletto da Ridley Scott e dal 'Signore degli anelli' Jackson, qui produttore, più che su un cast di ordinaria ed efficace amministrazione, punta sugli effetti specialissimi di gamberoni. Lui, regista dei sorprendenti spot sulle automobili transformer che s'alzano e ballano come Travolta, è il teorico della robotizzazione e il suo film firma il manifesto di un incubo quotidiano cresciuto tra fantasy e apartheid, con interessato accenno di curiosità per l'avanzata biotecnologia aliena." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 settembre 2009)

"Un terzo di fantascienza, un terzo di virulenta satira sociale: un terzo di 'mockumentary', il lussuoso esordio del sudafricano Neill Blomkamp (30 milioni di dollari e un produttore di nome Peter Jackson) centra tutti i suoi bersagli con la potenza e la precisione delle armi aliene che appaiono nella seconda parte del film. E sì, perché malgrado il loro aspetto i gamberoni sono evolutissimi. Lo scoprirà a sue spese, il viscido burocrate spedito a sfrattarli che un'esplosiva serie di peripezie catapulta dall'altra parte, non più umano e non ancora alieno: costretto a scoprire i più terribili segreti degli uni e degli altri. Mentre anche il film continua a cambiar pelle, fondendo con geniale faccia tosta Cronenberg ('La mosca') 'Trasformers', 'Robocop' e 'Starship Troopers'. In un susseguirsi di trovate che dà a questa satira dei media e del razzismo ordinario, così ordinario da essere invisibile, l'energia contagiosa delle care vecchie serie B. Morale: all'inizio del film i gamberoni ci fanno schifo, alla fine destano curiosità e compassione. E non abbiamo smesso un momento di divertirci e pensare insieme. Davvero niente male per un film che nasce da un corto satirico in stile finto documentario ('Alive in Joburg') girato nelle bidonville sudafricane." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 settembre 2009)

"Il segreto, come Blomkamp (e il protagonista Copley) ci insegna è trovarsi dall'altra parte, diventare uno sconfitto, guardare le magagne del sistema che esporta democrazia e poi rimane senza per se stesso. Il cinema di genere fa da sempre politica, sci-fi e horror sono un modo per riscrivere, spesso, la storia da parte dei deboli (la prima, un tempo, anche per fare propaganda: ricordate gli alieni 'comunisti'?). E spesso metafora e divertimento ci schiacciano al muro più di un film di denuncia." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 25 settembre 2009)

"Non piacerà a Bossi il messaggio dell'originale film prodotto dal regista Peter Jackson, che segnala l'esordio di qualità del sudafricano Neill Blomkamp, però nell'America di Obama botteghino e critica sono stati ottimi." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 25 settembre 2009)
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