Dieci inverni

ITALIA, RUSSIA - 2009
3/5
Dieci inverni
Dieci anni nelle esistenze di Camilla e Silvestro, conosciutisi all'età di 18 anni su un vaporetto nella laguna veneziana, nell'inverno del 1999, e da quel momento ciclicamente amici, nemici, conoscenti, innamorati, vicini e distanti. Un'avventura vissuta tra Venezia e Mosca, prologo di una storia d'amore tra due persone che non si sono mai perse del tutto ma che nel frattempo sono cresciute sperimentando il difficile e splendido ingresso nell'età adulta.
  • Altri titoli:
    Ten Winters
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: ELISABETTA BRUSCOLINI PER CSC PRODUCTION, RAI CINEMA, ULIANA KOVALEVA PER UNITED FILM COMPANY
  • Distribuzione: BOLERO FILM - DVD E BLU-RAY: 01 DISTRIBUTION (2010)
  • Data uscita 10 Dicembre 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Laura Croce
Due ragazzi, due caratteri orgogliosi e capricciosi, una Venezia galeotta e un amore destinato a svilupparsi con molta fatica attraverso il freddo di appunto Dieci inverni, come le piantine che germogliano protette dalla neve. Questi sono i semplici e sempre efficaci ingredienti del film di Valerio Mieli, presentato all'interno della sezione Controcampo Italiano della 66. Mostra di Venezia e ambientato proprio tra i canali della Serenissima, più qualche excursus tra i ghiacci dell' "esotica" Russia.Due location insolite per una love story dai contorni classici, fatta soprattutto di schermaglie amorose davvero da manuale, dove solo in lontananza si può intravedere un discorso, comunque non troppo sviluppato, sulla difficoltà delle nuove generazioni a intrecciare relazioni affettive solide e a intraprendere percorsi di vita dotati di una minima stabilità. Una specie d'indecisione esistenziale rappresentata dal continuo partire e tornare dei due protagonisti, sospesi tra più nazioni e più strade possibili, quasi bloccati nel gelo della stagione più rigida ma anche più rigogliosa della propria storia personale.Nonostante l'evoluzione del racconto proceda a intervalli regolari e piuttosto prevedibili, Dieci Inverni riesce dunque a raggiungere lo stesso una certa efficacia attraverso i suoi ossimori, attraverso la costruzione di un'atmosfera insieme algida e calda, dove la rappresentazione dei sentimenti anche più banali non è mai spinta fino all'eccesso o alla macchietta, cosa sempre più rara nel cinema italiano di oggi. Per quanto iscrivibile nell'inflazionata categoria dei film romantici e struggenti post-adolescienziali, in fin dei conti l'opera di Mieli risulta essenziale e godibile come una sana e moderata dose di miele, anche grazie all'ottima interpretazione dei due protagonisti di Isabella Ragonese e Michele Riondino.

NOTE

- IL PROGETTO E' NATO DURANTE LA FINE DEL CORSO DI STUDI DEGLI ALLIEVI DELLA 'SCUOLA NAZIONALE DI CINEMA' PRESSO IL CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA E SI È AVVALSO DEL SOSTEGNO DEL CONSORZIO PER LA TUTELA DEL PROSECCO DI CONEGLIANO-VALDOBBIADENE.

- IN CONCORSO ALLA 66MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE 'CONTROCAMPO ITALIANO'.

- DAVID DI DONATELLO E NASTRO D'ARGENTO 2010 A VALERIO MIELI COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE (IL 'NASTRO' E' EX AEQUO CON ROCCO PAPALEO PER "BASILICATA COAST TO COAST").

- CSC E RAI CINEMA SONO STATI CANDIDATI AL NASTRO D'ARGENTO 2010 PER LA MIGLIOR PRODUZIONE.

CRITICA

Note di regia: "'Dieci inverni' è la storia di due ragazzi che non riuscendo ad amarsi subito devono imparare a farlo, destreggiandosi tra le difficoltà del diventare adulti. Per raccontare questa storia d'amore volevo una forma di romanticismo che fosse vera e fiabesca insieme. Per questo ho scelto di ambientare il film in una città poetica come Venezia, ma mostrandone il volto più quotidiano dei mercati, dei bàcari e dei vaporetti. In tutte le fasi della lavorazione, dalla scrittura al lavoro con gli attori, fino a quello sulla musica, la mia preoccupazione principale è stata di mantenere quest'equilibrio tra realismo e levità".

"Dopo tanto cinema italiano ricalcato sui casi di cronaca o formattato a tavolino "per i giovani", ecco un nuovo regista che giovane è veramente e dei lunghi anni in cui si sgrana questa età tutt'altro che omogenea ci dà un saggio sensibile e originale malgrado qualche incertezza. Si chiama 'Dieci inverni' e lo ha diretto Valerio Mieli, ex-allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia, per l'occasione anche co-produttore di questo film girato fra Venezia e la Russia. Una buona notizia per chi temeva che la gloriosa istituzione romana fosse ormai avviata, salvo ovvie eccezioni, a formare professionisti destinati a lavori soprattutto televisivi. (...) Diviso fra una Venezia insolita, quasi laterale, e una Russia intima e mai banale, sospeso da Marco Onorato (già occhio di Matteo Garrone) in una gamma di colori spenti e sfumati, 'Dieci inverni' cerca il rovescio delle cose e delle parole in una partitura di emozioni trattenute e di gesti fuori sincrono così lontana dal nostro cinema "giovanile" abituale che si stenta quasi a credere abbia già trovato una distribuzione. Anche se naturalmente una rondine non fa primavera." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 05 settembre 2009)

"Ruffiano come è un po' per tutti i racconti che hanno per protagonisti i giovani e il romanticismo che a torto e a ragione accompagna le loro esperienza, 'Dieci inverni' lo è però con una grazia priva di malizia e di furberia: i protagonisti sono carini senza essere belli, c'è Venezia ma non è formato cartolina, la giovinezza non è mai eccentrica, ma si veste di quella normalità che la rende riconoscibile a chi, coscientemente o meno, ne ha avuta una."(Stelio Solinas, 'Il Giornale', 05 settembre 2009)

"Mieli non è mai invadente con la sua macchina da presa, la coproduzione, pur molto presente, ha sempre una sua coerenza - la Russia e i russi sono parte del racconto e non posticce giustificazioni di un finanziamento (ottimo lavoro, organizzare una coproduzione in Italia sa di miracolo) -, l'alchimia tra i protagonisti è sempre solida ed efficace. Quei dieci anni, peraltro, non provocano insopportabili giochi di trucco e parrucco, ma lievi e visibili cambiamenti, con Riondino che diventa adulto rimanendo bambino con la faccia da schiaffi, e Isabella Ragonese che si mostra bella in tutti i suoi cambiamenti, fino a un inedito look con capello corto. Entrambi evidenziano le loro fisionomie da romanzo russo, i lineamenti da giovani eroi letterari, senza perdere carattere e modernità. E gli inguaribili romantici usciranno con un sorriso soddisfatto, anche se i grandi amori sono soprattutto grandi fatiche. D'altronde è l'impresa e la sfida che nascondono a renderli tanto dolorosi e necessari. Buona la prima." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 11 dicembre 2009)

"Non che la struttura sia una novità. La sperimentò nel 1999 Gianluca Maria Tavarelli col suo amarognolo e sensibile 'Un amore', protagonisti Lorenza Indovina e Fabrizio Gifuni; e proprio a fine novembe dall'America è arrivato il sopravvalutato '500 giorni insieme' d Marc Webb, starring gli emergenti Joseph Gordon-Levitt e Zooey Deschanel. Però poi conta quel che ci metti dentro. E 'Dieci inverni', scritto curiosamente a dieci mani, reinventa bene la formula, procedendo letteralmente per frammenti di un discorso amoroso che non sarebbe dispiaciuto, forse a Rolando Barthes." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 11 dicembre 2009)

"Questa, fra nebbia e nevi, è una mini love story continuamente interrotta, che diventa grande se lo spettatore ci soffia dentro qualcosa di suo e termina con un inizio e senza promettere nulla per sempre, mentre Capossela esegue dal vivo due suoi pezzi. Uscita di Natale provvista anche di libro: speriamo che se la cavi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 dicembre 2009)

"Una commedia sentimentale che fa onore al nuovo cinema italiano. 'Dieci inverni' di Valerio Mieli dimostra infatti come non sia un miraggio sfuggire alla tragica morsa tra falso d'autore e sbracamento populista; lavorando su di un modello di romanticismo profondo e tuttavia non decadente, il giovane regista ha il merito di cogliere l'eco sottile e struggente di ogni rapporto di coppia senza mai forzare le situazioni e i dialoghi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino, 11 dicembre 2009)

"E' uno dei debutti più interessanti e riusciti dell'anno, nonostante il soggetto non abbastanza nutrito, la sceneggiatura a volte esitante e ripetitiva." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 11 dicembre 2009)
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