Desiderio

Sehnsucht

GERMANIA - 2006
Desiderio
Markus ed Ella vivono in un villaggio vicino Berlino. La loro storia d'amore è nata quando erano bambini e la loro felicità è tale da destare l'ammirazione, quasi incredula, degli altri abitanti del villaggio. Difficilmente si separano l'uno dall'altra, tranne quando lui parte in missione di lavoro con la squadra dei pompieri. Un giorno Markus si reca in un'altra cittadina per lavoro e, dopo una notte di pesanti bevute, si sveglia a casa di una sconosciuta senza ricordare nulla della serata precedente. Inizia così a portare avanti una doppia vita che però si rende conto di non riuscire a condurre, arrivando a scegliere una drastica soluzione...
  • Altri titoli:
    Longing
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 16 MM GONFIATO A 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: PETER ROMMEL PRODUCTIONS, ZDF/3SAT, ZDF, GFP
  • Distribuzione: LUCKY RED (2007) DVD: LUCKY RED
  • Data uscita 29 Giugno 2007

RECENSIONE

di Diego Giuliani

L’imponderabilità dei sentimenti in una coppia come tante. Arma in più di Desiderio (in originale Senhsucht, nostalgia), lo scorso anno applaudito a lungo al Festival di Berlino, è proprio il registro adottato dalla regista Valeska Grisebach. Misurato e sottotono, come la quotidianità dei protagonisti, in un sobborgo dell’hinterland berlinese. Una vita qualunque, un luogo qualunque, due persone qualunque: nulla sembra poter distogliere Ella e Markus dall’amore che li accompagna da sempre: senza grilli per la testa lui, pompiere volontario, classica brava ragazza lei, cantante in un coro, e semplicissimo il loro rapporto, avviato sui binari di una serenità al limite del disarmante. Variabile impazzita è l’interrogativo di partenza: cosa accadrebbe se un giorno ci svegliassimo accanto a un’altra persona? Premessa quasi surreale, che la regista austriaca trasforma invece in stringente realismo. L’incredulità induce in principio alla rimozione lo stesso protagonista. Poi la chiusura di un triangolo che sembra sfidare ogni logica e previsione.

NOTE

- IN CONCORSO AL 56MO FESTIVAL DI BERLINO (2006).

CRITICA

"L'opera prima della tedesca Valeska Grisebach è letteralmente ricamata sulle tonalità, insieme melodrammatiche e favolistiche, di una love story tra trentenni: (...) Il finale tragico non basta a far trovare al film un vero equilibrio; ma, almeno per quanto riguarda lo stile, la quarantasettenne di Brema dimostra di non essere una regista qualunque e di meritarsi nuovi confronti con soggetti e sceneggiature meno divaganti e pretestuosi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 16 febbraio 2006)

"'Anelito' in tedesco si dice 'Sehnsucht', ma è anche il titolo di un film in concorso della regista Valeska Grisebach. Storia banale, sul travaglio d'amore di un pompiere per due donne (moglie e amante), che mortifica una delle parole più pregnanti della letteratura romantica tedesca." (Salvatore Trapani, 'Il Giornale', 18 febbraio 2006)

"'Desiderio', ma se fosse possibile meglio 'Languore', è il titolo del tedesco 'Sehnsucht' che la 39enne decorata regista di Brema traduce come energia positiva, qualcosa di grande. E per suffragare il via vai affettivo (volutamente?) banale del film, per qualche mese prima delle riprese ha fatto i suoi pasoliniani comizi d'amore, intervistando la gente comune su come la realtà di oggi fosse più o meno corrispondente ai desideri, i sogni e le illusioni dell'adolescenza. Lo scoop è che non si riesce mai a voler bene a una persona senza fare un po' male a un'altra e che l'amore ahimé è eterno finché dura, come dice Verdone. Markus vive il suo piccolo sturm und drang in solitudine esistenziale, dannandosi l'anima per non avere a disposizione due vite invece di una. E' chiaro che da tempo non vede 'L'eclisse' di Antonioni, che già disse tutto. Il secondo film di Valeska Grisebach si muove in zona nobilmente europea, presso i fratelli Dardenne, con macchina a mano, silenzi di lunghe inquadrature, molti rumori e poca musica, lasciando allo spettatore un lasciapassare per immedesimarsi ed entrare nei misteri affettivi di un virtuale triangolo espresso con modi delicati, senza sensualità e con modesto mordente. Gli attori dilettanti guardano con occhi intensi e interrogativi il cielo in una stanza, pieno di nuvole." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 giugno 2007)

"Il film inizia con il salvataggio di qualcuno che probabilmente non voleva essere salvato, e finisce con un gesto drammatico di chi era artefice del salvataggio iniziale: una persona che, al contrario, di motivi per vivere e desiderare ne aveva troppi. E' corretto dire che non vi accingete a vedere un film che dispensa buonumore e spensieratezza. Ma quest'opera seconda della quasi quarantenne regista di Brema Valeska Grisebach vale davvero. E conferma una novelle vague tedesca di sorprendente vivacità." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 29 giugno 2007)

"Quanto tempo occorre per cogliere l'anima di una persona o di una comunità? Dipende. A Edgar Reitz, autore dei tre 'Heimat', ci sono voluti vent'anni e 30 episodi. Alla connazionale Valeska Grisebach (Brema, 1968) bastano 88 minuti girati in un paesino del Brandeburgo con attori non professionisti (e 'Feel' di Robbie Williams) per raccontare la madre di tutte le storie d'amore. Quella di un uomo che si ritrova senza neanche volerlo ad amare due donne. Tutto qui. Diretto, inesorabile e dannatamente semplice (...) Dall'eros all'epos, insomma, perché l'esperienza più intima non è mai solo del singolo e non servono secoli perché entri nelle vite e nei sogni di tutti. Come la Grisebach ci mostra con un'arte portentosa del montaggio e delle ellissi. Mai visto tanta emozione racchiusa in tanta apparente semplicità. Una autentica gemma." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 giugno 2007)

"'Sehnsucht' si colora di una ambiguità di fondo che adombra il giudizio morale che scatterebbe automaticamente per lo spettatore: lui ha consumato il rapporto, è reo di tradimento. Ma il disegno della Grisebach, quarant'anni, un primo lungometraggio come documentarista, è quello di concentrarsi non tanto sull'elemento fisico e carnale alternativo alla coppia, ma sulla nostalgia di un sentimento fuggito, sull'impossibilità mentale di possessione dell'altro. Esterni grigi e silenziosi, suono in presa diretta, pochissimi inserti musicali, attori assolutamente non professionisti per un incunearsi nell'anima taciturna di un uomo disperato e infelice. L'alto della riflessione filosofica sull'intimo e della sperimentazione formale si mescola egregiamente con il basso degli elementi basici del racconto (solita coppia di provincia insoddisfatta). Magari quel codino con bimbi stempera un po' troppo la tragedia che alla fine deflagra senza pietà." (Davide Turrini, 'Liberazione', 29 giugno 2007)

"La storia l'ha scritta e poi rappresentata una regista di Brema, Valeska Grisebach, arrivata qui al suo secondo film. Lo spunto, certamente non nuovo, è riuscita a rinnovarlo narrativamente in due modi: mettendo bene in risalto che il protagonista ama fortemente la moglie e, dopo, con la stessa intensità, l'amante, quasi a non far mai accettare l'idea di un adulterio, quindi dipanando questo intreccio sulla base di un testo (e poi della sua regia) che privilegia le ellissi, i toni sospesi, le situazioni, a lungo tenute, che si vietano le indicazioni esplicite: quasi a voler chiedere allo spettatore di intuire da solo i sentimenti e le reazioni cui a poco a poco soggiace il protagonista, proposto intenzionalmente dal di fuori, senza far mai indagini psicologiche dirette. Certo è un merito, narrativo e stilistico, perché quella situazione tante volte incontrata su uno schermo, riesce poi a svolgersi di fronte a noi quasi soltanto di riflesso, chiedendo che, anziché comprenderla apertamente, ci si limiti a interpretarla, anche quando tutti i suoi termini sembrano chiariti. Però il non detto, l'alluso e, in più momenti, anche l'ellittico, rischiano di rasentare l'inespresso, lasciando che, nella esposizione, si aprano dei vuoti cui, alla fine, tenta invano di porre riparo quel commento corale che, con un'autentica frattura di gusto, pensa di tirare le somme di tutto. L'esperimento, tuttavia, specie là dove, giova ripeterlo, riesce a suggerire risvolti insoliti un tema da cui non ci si attendeva più niente di nuovo. I tre interpreti sono dei non professionisti. Aggiungono verità all'insieme." (Gian Luigi Rondi,'Il Tempo', 30 giugno 2007)

"Come un anelito diventa strumento del destino più tragico, lo racconta 'Desiderio' della tedesca Valeska Grisebach. (...) Tratto da una storia vera 'Desiderio' è un occhio sulla gioventù scissa tra il peso delle responsabilità e il desiderio di una vita eroica." (Stelio Solinas, 'Il Giornale', 30 giugno 2007)
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