DEMONI

ITALIA - 1985
DEMONI
Berlino Ovest. Uno strano tipo, il viso a metà coperto da una maschera di metallo, invita Sharon la sua amica Katie ad assistere ad un film nel cinema "Metropol". Si proietta un film dell'orrore, nel quale alcuni giovani, penetrati nelle grotte sottostanti ad un cimitero e qui ritrovata e violata la tomba di Nostradamus, restano vittime di una malefica maschera scoperta nella tomba medesima. Ma una identica maschera è esposta nell'atrio del cinema, una negretta per scherzare se la applica al viso, ne riporta un minuscolo graffio, ma il rivoletto di sangue che ne sgorga non cessa e viene in brevissimo tempo trasformata in una creatura mostruosa e feroce. Poco a poco tutti gli invitati allo spettacolo ne saranno contagiati: cominciano le aggressioni e violenze, sangue ed una repellente bava, il cinema sembra non aver uscite, il panico dilaga. Solo alla fine, una coppia di superstiti - Sharon e Giorgio, un ragazzo conosciuto in sala - potranno scampare alla carneficina, grazie ad un elicottero caduto nel locale. La jeep, di una famigliola che fugge da una città già sconvolta, incendiata ed in mano a centinaia di migliaia di mostri, li raccoglie. Ma anche Sharon, ormai contagiata dal terribile pus, dovrà morire e per mano del suo occasionale compagno, costretto a lasciarla orrendamente trasformata sull'asfalto, per fuggire verso un prevedibile destino.
  • Altri titoli:
    DEMONS
  • Durata: 89'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA, EASTMANCOLOR
  • Produzione: DARIO ARGENTO PER D.A.C. FILM
  • Distribuzione: TITANUS - CREAZIONI HOME VIDEO, MONDADORI VIDEO
  • Vietato 18

NOTE

- SERGIO STIVALETTI COMPARE ANCHE, NON ACCREDITATO, COME ATTORE.

CRITICA

"Siano quanti vogliono gli effetti speciali (il più simpatico è un mostro partorito dalla schiena d'una ragazza), lo spettatore raggiunge presto un grado di assuefazione al repellente che non è compensato dall'incubo claustrofobico. E allora trionfa il manierismo! del raccapriccio, con schiamazzi in sala per esorcizzare la paura ma anche per soffocare lo sbadiglio. Per misurare il cammino a ritroso fatto dal cinema fantastico italiano in questo filone basta confrontare i 'Demoni' di Lamberto Bava con 'Diabolik' di suo padre Mario Bava, uscito nel '68. Quanto c'era allora di sorriso a fior di labbra si è ora trasformato in oltranza visiva, con accompagnamento di musica rock, ad uso d'una platea che si presume chieda scene sempre più scandalosamente orripilanti per reggere l'impatto col mondo feroce in cui le nuove generazioni sono chiamate a vivere. Ne consegue un campione forse di qualche utilità per gli studiosi dell'immaginario collettivo ma a nostro gusto un cinema isterico e urlato, imbrattato di sangue e di immondi liquami, un cinema in cui il fascino dell'eccesso si misura sull'infantilismo del suo pubblico, e dove il mestiere di Bava jr. (il produttore è Dario Argento) è al servizio del sensazionalismo più provinciale. Tale da competere, se gradite con quello americano di serie, ma che non ci lascia impressi nella memoria nemmeno i nomi degli attori." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 8 Ottobre 1985)

"Prodotto da Dario Argento e ultraricco di effetti speciali (ce ne sono, a detta dello stesso regista, oltre cinquecento) il film di Lamberto Bava appare un concentrato di sequenze oltremodo orripilanti, di dubbio gusto. In quest'orgia di sangue e di effettacci spiccano comunque i giovani (e bravi) protagonisti della vicenda filmica, dal blasonato Urbano Barberini alla graziosa Natasha Hovey, a Fiore Argento, Nicoletta Elmi, Barl Zinny: un vero stuolo di figli d'arte." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9 Ottobre 1985)

"'Démoni' è, a mio avviso, un'occasione sprecata, lo è perché l'idea di partenza la sala cinematografica come teatro di un'azione orrorifica che parte dallo schermo e rimbalza in platea è ingegnosa e originale, un brillante esempio di meta linguaggio. Qualche effettaccio in meno e una maggior cura della storia e dei personaggi in fase di sceneggiatura sarebbero bastati. Perché ambientare l'azione a Berlino (non senza un certo fascino notturno negli esterni, d'altronde) e poi evitare qualsiasi connotazione tedesca dei comportamenti? Perché puntare su una trovata costosa come quella dell'elicottero e poi sprecarla per sciatteria? E' un'occasione sprecata perché, quando non è obbligato a dedicarsi al forcing della macelleria efferata, Bava sa raccontare per immagini: la sequenza iniziale in metropolitana (che è, invece, quella di Roma, se non sbaglio); la commistione audiovisiva della doppia fiction, del film nel film; certe trovate macabre che pescano nel grottesco, come la coppietta nei condotti dell'aerazione; una bella capacità di suggerire l'ansia claustrofobica; la spiccia secchezza del finale." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 9 Ottobre 1985).
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