Delirio caldo

ITALIA - 1972
Delirio caldo
Il dottor Herbert Lyutak è sposato con Marcia, ma il loro matrimonio non è stato consumato poiché lui è impotente. Il dottore ogni tanto è colto da un raptus omicida e ucide giovani donne, sfigurandole orribilmente. Poiché è stato visto in compagnia della sua settima vittima prima del delitto, la polizia inizia a sospettare di lui, ma due nuovi assassini - quello di una ragazza, Luisette, e di una collaboratrice della polizia, la signorina Andrich - dei quali il dottore non può essere in alcun modo responsabile, lo scagionano. Quando anche il fidanzato dell'ultima ragazza uccisa, un guardiamacchine abusivo, viene scagionato dall'accusa, decide di penetrare in casa di Herbert per cercare prove contro di lui. Nella casa trova il coltello usato per uccidere la Andrich e, in un sotterraneo, la cameriera dei Lyutak, drogata e in pericolo di vita poiché qualcuno ha tentato di asfissiarla con il gas. Aggredito da Herbert, il ragazzo si salva, ma la polizia - fingendo di credere a Lyutak che dichiara di averlo ucciso per legittima difesa - lo dà per morto. Scampata alla morte, la cameriera abbandona di nascosto la casa dei suoi padroni. La sua scomparsa sconvolge Marcia, inducendola a confessare a Herbert di aver compiuto lei i delitti per allontanare dal marito i sospetti della polizia, e di aver tentato di uccidere la cameriera, perché a conoscenza dei suoi misfatti. Herbert è indeciso se denunciarla, ma c'è qualcuno pronto a difendere Marcia e fare qualsiasi cosa per lei...
  • Altri titoli:
    Delirium
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: GIALLO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA, KODAKCOLOR, EASTMANCOLOR
  • Produzione: RENATO POLSELLI PER G.R.P. CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: REGIONALE (PRIMULA)
  • Vietato 18

CRITICA

"Ambientata in un'America improbabile, animata (si fa per dire) da personaggi larvali, cui i mediocri interpreti prestano, dialoghi aiutando, atteggiamenti ed espressioni involontariamente caricaturali, la squinternata vicenda procede verso il grottesco finale senza mai suscitare un minimo d'interesse o un'emozione qualsiasi, e inducendo lo spettatore al riso quando più evidenti e penosi risultano gli sforzi del regista di creare un po' di suspense." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 75, 1973)
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