Dallas Buyers Club

USA - 2013
Texas, seconda metà degli anni Ottanta. Ron Woodroof, elettricista texano e cowboy da rodeo dipendente da alcool, droga e sesso, riceve all'improvviso la notizia di essere affetto dalla sindrome da immunodeficienza acquisita e che gli sono rimasti 30 giorni di vita. Frustrato per la mancanza di cure disponibili, ma non disposto ad accettare la sentenza di morte, Woodrof inizia a documentarsi sulla malattia trovando conforto nell'uso di cure alternative che arrivano dal Messico e non approvate dal ministero della FDA (Food and Drug Administration), andando così contro la comunità scientifica e i medici specializzati, compresa la sua terapista, la dottoressa Eve Saks. Sebbene estraneo alla comunità omosessuale, Ron si allea poi con il giovane transessuale Rayon, anche lui malato di AIDS, ma incredibilmente attaccato alla vita. Insieme, Ron e Rayon attivano un "buyers club" (un ufficio acquisti) per la vendita dei farmaci e degli articoli sanitari - esportati di contrabbando perché non autorizzati - ad altri sieropositivi che, sottoscrivendo una quota mensile, possono così avere accesso alle forniture. Ron diventa quindi un Cavaliere Solitario che si batte per il diritto alla dignità, all'informazione e all'accettazione di tutti coloro nella sua stessa condizione. Ispirato a fatti realmente accaduti.

CAST

NOTE

- PREMIO PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE A MATTHEW MCCONAUGHEY, PREMIO BNL DEL PUBBLICO PER IL MIGLIOR FILM, PREMIO FARFALLA D'ORO-AGISCUOLA E PREMIO AIC MIGLIOR FOTOGRAFIA ALLA VIII EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2013).

- GOLDEN GLOBES 2013 A MATTHEW MCCONAUGHEY COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (NELLA CATEGORIA FILM DRAMMATICO) E A JARED LETO COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

- OSCAR 2014 PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (MATTHEW MCCONAUGHEY) E NON PROTAGONISTA (JARED LETO), TRUCCO (ADRUITHA LEE) E ACCONCIATURE (ROBIN MATHEWS). ERA CANDIDATO ANCHE 2014 PER: MIGLIOR FILM, SCENEGGIATURA ORIGINALE E MONTAGGIO.

CRITICA

"(...) 'Dallas Buyers Club' è un film duro e a tratti sgradevole che, però, consente ai due protagonisti principali una performance di altissimo pathos. Anche se le vicende ricostruite dal regista Vallée sono rigorosamente ricalcate dalla cronaca, l'emozione che promana dalle immagini incisive ed essenziali ha una qualità di coinvolgente pregio, equilibrata com'è fra tenerezza e crudeltà. Il protagonista Ron, interpretato da un grande McConaughey, è infatti un proletario scapestrato e maschilista al quale, nell'85, viene diagnosticato l'Aids, e concessi 30 giorni di vita; grazie anche al suo carattere prepotente ed indomito, l'antieroe trova il più imprevedibile degli alleati nel trans Ryon ed insieme a lui combatterà contro le malefatte degli scienziati per dare speranza agli ammalati. Il Dallas Buyers Club fu un'associazione i cui membri, soprattutto omosessuali, ebbero la possibilità di ricevere gratuitamente i medicinali non approvati dal governo Usa. La vividezza dell'ambientazione e la precisione dei dialoghi contribuiscono ad allontanare l'ombra del banale documentarismo e a rappresentare la triste odissea dei sieropositivi con un piglio che è più del cowboy che della sua complice queer." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 2 gennaio 2014)

"La cosa migliore del film americano 'Dallas Buyers Club' (del regista francocanadese Jean-Marc Vallée) è lo sviluppo, il percorso, la trasformazione del personaggio. Che nasce sulla base di un modello reale. E reale è il fatto che ci troviamo a metà degli anni Ottanta, in piena emergenza Hiv-Aids. Il male dilaga e le cure brancolano nel buio. (...) Il mélo ha la sua bella parte, la funzione 'di denuncia' è efficace, l'interprete principale dà l'anima al suo difficile personaggio. L'attore, il molto versatile Mattew McConaughey (che della sua miracolosa versatilità dà ulteriore prova nella piccola ma incisiva parte recitata accanto a DiCaprio nel nuovo film di Scorsese 'The Wolf of Wall Street'), ha pienamente meritato il premio per la migliore interpretazione maschile all'ultima edizione del festival di Roma, facendo spiccare la qualità di questo film in mezzo a una discutibile e discussa selezione. E ora spera nella notte degli Oscar..." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 27 gennaio 2014)

"Prendete un divo famoso, rendetelo irriconoscibile, affidategli una storia vera e molto drammatica, magari del genere 'Davide sfida Golia'. Poi state a guardare. Ancor prima di colpire il grande pubblico, il film farà incetta di candidature ai premi Oscar, come scrivemmo quando 'Dallas Buyers Club' fu presentato in anteprima al Festival di Roma. (...) 'Dallas Buyers Club' rievoca con energia travolgente (e qualche calcolo di troppo) una parabola che aspettava di arrivare sugli schermi da 15 anni. Per andare in porto infatti c'è voluto Matthew McConaughey, che dopo essersi innamorato della sceneggiatura (di Craig Borten e Melisa Wallack) ha perso 20 chili per trasformarsi nel 'macho' Ron Woodroof. Un elettricista texano tutto coca, ammucchiate e rodei che nel 1985, mentre il mondo piangeva Rock Hudson, prima star della storia a morire di Aids, scoprì per caso di essere sieropositivo. Anzi di avere «circa 30 giorni di vita», come dissero i dottori, visto che all'epoca non esistevano praticamente cure per quella nuova sindrome che presto sarebbe diventata un'epidemia. (...) Corpo macilento, occhiaie profonde, energia febbrile, il sex symbol McConaughey è l'attrazione n. 1 di un film che moltiplica prodezze e sottotrame per piacere. Dall'amore per la bella e coraggiosa dottoressa Jennifer Garner (solo un sogno, per fortuna), alla crescente complicità che lega il macho Ron al soave Rayon, dopo l'iniziale e violenta ripulsa omofobica. L'insieme, con tutto il rispetto per i personaggi, sa di grande professionismo più che di vera creazione. Un antieroe così speciale avrebbe meritato un pizzico di audacia in più. Ma è il modello che impera oggi a Hollywood. Script e regia di ferro. Gli unici autorizzati a sperimentare sono gli attori. Ma bisogna dire che con attori di questo livello, il risultato è garantito." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 27 gennaio 2014)

"Sussurrano (e gridano), corrono e rallentano, emozionano e fan pensare, le immagini di 'Dallas Buyers Club', film che ci accompagna nella ferma lotta per l'esistenza di Ron Woodroof, elettricista texano macho, drogato, alcolista e omofobo, nonché appassionato di rodeo, come l''Ultimo buscadero' di Peckinpah. (...) Storia vera, rabbiosa, comatosa, raccontata per filo e per segno dal 'Dallas Morning News' nel 1992 poco prima della morte di Ron, da tempo sulla scrivania dei producer di Hollywood inseguendo il filone 'Philadelphia' ma cambiando i connotati psicosomatici del protagonista. Il film girato in 25 giorni, premiato dal pubblico del Festival di Roma è in lizza con sei candidature agli Oscar, pur con qualche gaffe sul look anni 80. Non dovrebbe sfuggire la statuetta al protagonista Matthew McConaughey che oltre ad aver perso 23 chili ha cambiato il rapporto di fiducia col mondo e prenota la classica trasformazione tra primo e secondo tempo. Se prima Ron era uno che insultava i gay diventa ora amico di una gentile trans che gli massaggia i polpacci e con cui gioca a carte in clinica. Il dramma ha momenti di accelerazione ma anche di freno, spiega, senza addentrarsi, i retroscena del business multinazionale delle case farmaceutiche, glissando sulla privacy e i parenti del protagonista. Scomposti in capitoli, le opere e i giorni che a Ron restano da vivere sono raccontati per impressioni, astio e associazioni libere, con due caratteri di fiction ma tipici, da serie: la dottoressa (Jennifer Garner) che vorrebbe cambiare le cose terapeutiche ma non può, e il trans (Jared Leto pure lui Oscar?), figurina di vittima designata dal trucco vistoso ma dal cuore semplice." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 30 gennaio 2014)

"«La vita è originale», scriveva Svevo; «La vita è strana», si canta in 'Dallas Buyers Club', riferendosi alla parabola esistenziale di Ron Woodroof, personaggio vero di elettricista texano, macho e omofobo, che l'Aids, contratto nel 1985 causa un rapporto non protetto, trasforma in un essere sensibile e umano. Con un verdetto di morte a trenta giorni che solo la determinazione del protagonista prolunga di sette anni, la storia poteva scadere facilmente in melò, ma la pellicola, in lizza per vari Oscar fra cui film e sceneggiatura originale (Melisa Wallack e Craig Borten), è troppo ben calibrata. Sullo sfondo poco edificante di un'America che sembra preoccuparsi solo di proteggere gli interessi delle case farmaceutiche, risalta in primo piano il ritratto vitalistico di un individuo non disposto a scivolare fuori scena passivamente, e deciso a giocarsi tutte le carte a disposizione: contrastando l'uso di un medicinale tossico in via di approvazione; e smerciando nel club per malati di HIV da lui fondato trattamenti alternativi illegali. Woodroof non è un santo, è un uomo che lotta per sé, ma la disperazione, mettendolo in contatto con paure e fragilità recondite, pian piano lo induce a smantellare difese e pregiudizi, a caricarsi della sofferenza altrui. Fondamentale in questo il rapporto prima repulsivo, poi d'affari e quindi di affetto con il travestito e drogato Rayon. Pulita ed essenziale, la regia del canadese Jean-Marc Vallée non indulge mai al patetico, rivelando occhio felice per l'ambientazione e affidandosi agli attori (entrambi candidati) per far emergere le emozioni: semplicemente straordinario Matthew McConaughey, non perché per incarnare Woodroof è dimagrito di venti chili, ma per la profondità e ricchezza di sfumature dell'interpretazione: non gli è da meno Jared Leto, toccante, vibratile, intenso Rayon." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 30 gennaio 2014)

"Sarà irrituale, ma per parlarvi di 'Dallas Buyers Club' vogliamo partire dalla descrizione della scena di un altro film, già nelle sale, che vede il protagonista di 'Dallas' duettare straordinariamente con il protagonista di 'The Wolf of Wall Street', ovvero Matthew McConaughey vs Leonardo DiCaprio. (...) McConaughey in quella scena dà una lezione di vita e di recitazione a quello che è un mostro sacro di Hollywood, Leo. Lui è l'interprete principale di 'Dallas Buyers Club' (...). A volte gli attori americani, quelli più illuminati, riescono a imprimere, grazie al loro potere contrattuale o al loro carisma, delle svolte importanti a progetti di film complicati e non immediatamente vendibili. Lo stesso è accaduto con la sceneggiatura di 'Dallas Buyers Club' che girava negli studios hollywoodiani da più di 20 anni senza trovare la strada giusta. Se si pensa, poi, che è la storia vera di un uomo ammalato di Aids che riesce, grazie alla sua forza di volontà, ad aprire il mercato alle cure alternative, è facile comprendere quanto possa essere stato difficile montare produttivamente il film, allora come ora. Questo perché l'Aids è un tabù per il cinema americano, allora e ora. Eppure oggi arriva questa storia, che sembra davvero spuntare dal cappello del tempo, in un ritardo colpevole. Matthew McConaughey ha voluto a tutti i costi interpretare il ruolo del protagonista, perdendo 23 chili e giocandosi una carta pericolosa che oggi sembra essere il jolly vincente. A 5 settimane dall'inizio della lavorazione, quando aveva già raggiunto il 'peso ideale' per interpretare un uomo malato di Aids sono venuti a mancare nuovamente i soldi. Non si poteva reiterare ancora, anche perché McConaughey aveva rinunciato a molte offerte di commedie leggere sentimentali, genere in cui si era specializzato, nel bene e nel male. Ha aspettato, ha preparato la sua tela, ha iniziato a interpretare ruoli alternativi (lui è Magic Mike) e poi ha fatto scattare il meccanismo. 'Dallas Buyers Club' è la ricompensa per un lavoro lungo e una strategia articolata, e la sua interpretazione di Ron Woodroof (l'elettricista e cow-boy texano colpito dall'Aids nel 1985, persona a cui si ispira il film) rimarrà, come molti commentatori dicono, nella storia delle grandi performance attoriali che il cinema americano ha saputo regalarci. 'Dallas Buyers Club' ha già vinto due Golden Globe, tra cui il miglior attore protagonista e non protagonista, ed è candidato a 6 statuette per gli Oscar." (Dario Zonta, 'L'Unità', 30 gennaio 2014)

"(...) portando sullo schermo la fantastica storia di questo elettricista di Dallas diventato imprenditore del traffico di medicine illegali contro l'Aids per salvarsi la pelle, Matthew McConaughey non ha intenzione di dargli delle scusanti: il suo Ron è un redneck orrendo - litigioso, misogino, omofobo e con una falcata così aggressiva da escludere a priori persino la possibilità di notare l'esistenza del prossimo. (...) Quello che McConaughey gli dà invece, in un'interpretazione asciutta, di grandissima intelligenza, che non ha nulla a che vedere con quanti chili ha perso per il ruolo, è un'inequivocabilità totale. Che ci piaccia o no, Woodroof, per preservare quell'essere, è disposto a qualsiasi cosa. Come l'interpretazione di McConaughey, 'Dallas Buyers Club' (che gli è valsa una delle 6 candidature all'Oscar guadagnate dal film), ha il suo fascino nella frontalità, nell'immediatezza del racconto, che il regista francocanadese Jean-Marc Vallée rende con orecchio sensibile alle cadenze dolci e crudeli del Texas, un occhio paziente e una mise-en-scene generosamente disadorna. (...) Nel film, il socio d'affari di Woodroof/ McConaughey è un ineffabile transessuale tossico che ha conosciuto durante il ricovero, Rayon, genialmente incarnato da Jared Leto. Il loro rapporto una screwball tra la versione esagerata di una donna e quella di un cowboy - due abnormità anche nell'universo emarginato della malattia. Tutti e due condannati a morte. La seconda parte di 'Dallas Buyers Club' è più densa di trama, di accadimenti, passaggi obbligati e di cliché - la persecuzione di Woodroof da parte del governo e delle case farmaceutiche che vogliono controllare il mercato delle cure della malattia è trattata in modo schematico, troppo rapido (per quello meglio guardare il documentario di David France 'How To Survive a Plague'). Arrivano purtroppo anche i momenti strappalacrime d'obbligo. Ma, in generale, Vallée ('C.R.A.Z.Y.' e 'The Young Victoria'), aiutato da due attori fantastici, si tiene ad ammirevole distanza dal sentimentalismo e dalla santimonia. La sua è la lezione del cinema di controcultura anni settanta, non quella del politically correct contemporaneo. Infatti, 'Dallas Buyers Club' è anche un film sorprendentemente divertente." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 30 gennaio 2014)

"Dietro alla macchina da presa il sensibile canadese Jean-Marc Vallée, ma soprattutto davanti un prodigioso Matthew McConaughey, dimagrito di 23 kg per entrare nei panni del rodeo-man/elettricista sciupa-femmine, cocainomane, omofobo e malato di AIDS Woodrof. Febbrile e febbricitante, egli incarnò una lotta personale ma esemplare contro l'FDA che affrontava l'allora ignoto virus HIV col solo e nocivo Azt impedendo la sperimentazione di altri farmaci. Fattosi imprenditore di se stesso insieme all'efebico trans Rayon - anch'egli tossico e sieropositivo - Woodrof fondò il 'Dallas Buyers Club' presso cui altri malati potevano comprare i medicinali che illegalmente si procurava in giro per il mondo. E' chiaro che attraverso il dramma dell'AIDS, quella dell'eccentrico cowboy fu una battaglia contro il perbenismo, i moralismi radical-wasp, l'ipocrisia, la menzogna e pro l'accettazione indiscriminata del diverso/infetto e la giusta informazione al riguardo. Una sceneggiatura con tematiche 'scaccia-pubblico' da cui produttori atterriti sono fuggiti per ben 137 volte in 20 anni, ma talmente potente da aver 'azzannato' il 44enne McConaughey che vi ha aderito intradermicamente fino a combattere in proprio per il film: 'Se vuoi veramente una cosa, devi fartela da solo, come Ron'. Ed ecco che uno degli 'hottest men' di Hollywood si reinventa, non un uomo o attore nuovo, ma trasforma se stesso in una 'nuova idea'. Si ferma per un anno rifiutando copioni insulsi e punta ad autori come Friedkin, Soderbergh, Jeff Nichols a cui fanno seguito Scorsese (impeccabile la sua sequenza-duetto con DiCaprio in 'The Wolf of Wall Street') e Nolan, che l'ha voluto protagonista dell'atteso 'Interstellar'. 'In Dallas Buyers Club' ha creduto istantaneamente, e molto prima che fosse scelto Vallée al timone. Questi - classe '63, già regista degli ottimi indie 'C.R.A.Z.Y.' e 'Café de Flore' - ha centrato l'interpretazione anti-moralistica del testo, laddove i protagonisti sono l'antitesi della santità. Solido e impermeabile a tentazioni estetizzanti, ha condotto la ferrea sceneggiatura candidata all'Oscar di Craig Borten e Melisa Wallack dentro a un vortice teso e forsennato, preparando il girato a un montaggio pressoché perfetto, e non a caso anch'esso nominato dall'Academy. Il punto di vista non è mai smarrito in uno sviluppo narrativo e drammaturgico classico ma non pedante, allergico alla temibile saccenza con cui certi temi 'Bigger than Life' tendono a essere 'cinematografati'. Di 'Bigger than Life' ci sono 'solo' i due personaggi principali e corrispettivi interpreti, entrambi premiati col Golden Globe e in corsa per l'Oscar: se McConaughey novello 'demone sotto la pelle' di cronenberghiana memoria esplode di una bravura viscerale capace di restituire ogni tratto evolutivo dell'antieroe Woodroof, al sorprendente Jared Leto è affidata la levità di Rayon, creatura reietta da chiunque, apice della discriminazione sociale, personaggio tragico di rara purezza. Un film vibrante e vitale, da vedere tenendo lontani i pregiudizi." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 30 gennaio 2014)

"Piacerà forse non quanto è piaciuto in America, dove da film a mediocre budget, è diventato uno dei casi dell'anno. Ma sarà comunque apprezzato per la stoica interpretazione di McConaughey (chi lo pensava così bravo?) e per la ruffiana regia del canadese Vallée. Non ci meraviglieremo se il film partito abbastanza in sordina nella corsa degli Oscar riuscisse a bruciare tutti nel rush finale." (Giorgio Carbone, 'Libero', 30 gennaio 2014)

"Sarà difficile sottrarre l'Oscar dalle mani di Matthew McConaughey, dimagrito di venticinque chili per dare sembianze scarnificate al cowboy che ha contratto l'HIV, Ron Woodroof. Personaggio realmente esistito, come la sua incredibile corsa contro il tempo per guadagnare giorni, settimane, mesi, anni e smentire una sentenza di morte fulminante pronunciata da medici incauti (per non dire altro). (...) Un film intenso, costellato da sofferenza, dolore e rabbia, morte e resurrezione. Una battaglia per il diritto alla vita che potrebbe toccare tutti. Il problema, se tale possa essere considerato, è che tutto viene posto sulle spalle dimagrite di McConaughey, finendo per trasformare in figure archetipiche chi gli sta intorno, a cominciare da Leto in versione trans. Non un film facile, a volte un po' ruffiano; però, tragicamente vero e credibile." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 30 gennaio 2014)

"Nel 1985 l'Aids diventava un incubo del mondo occidentale, tra inganni terapeutici e diffamazioni per presunta colpevolezza della differenza omosessuale, e Tom Hanks non aveva vinto ancora l'Oscar per il morente Andy di 'Philadelphia', che avrebbe sdoganato ipocrisie e pregiudizi. (...) Dall'apprezzato indipendente Jean-Marc Vallee (l'autore di 'C.R.A.Z.Y'), senza sbavature, né melodrammi, è l'avvincente ricostruzione della peripezia di Woodroof, morto 7 anni dopo i 30 giorni di vita diagnosticati, nella carne svilita di un sacrificale McConaughey, che ha perso 20 chili per una parte simmetrica a quella di Tom Hanks. Hanks dovrebbe passargli l'Oscar." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 31 gennaio 2014)
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